La nuova vita dei fari della Sardegna

Fonte: www.unionesarda.it

Molti funzionano ancora, altri sono stati trasformati in monumenti o resort

Un tempo sentinelle dei naviganti e dimore per uomini solitari, oggi attrazioni turistiche e persino alberghi extra lusso dove trascorrere le proprie vacanze. I fari eretti sulle coste della Sardegna sono diventati negli ultimi anni anche monumenti di pregio e mete alternative per itinerari all’insegna della storia e della natura. Non sorprenda quindi che anche in questa occasione, per appassionati o semplici curiosi, si possa tracciare un itinerario attorno all’Isola alla scoperta degli edifici più suggestivi, molti dei quali ancora perfettamente funzionanti e immersi in contesti naturali mozzafiato.

Si parte

Volendo si può iniziare il viaggio da Calasetta, nell’angolo sud ovest più remoto della Sardegna. Sull’Isola di Sant’Antioco da quasi un secolo svetta il faro Mangiabarche. Costruita nel 1935 e alta dieci metri, la struttura è da tempo l’angelo custode dei naviganti che si avvicinano agli scogli affioranti del basso Sulcis. Un edificio tuttavia dal nome tutt’altro che rassicurante che non a caso ha anche ispirato il titolo del romanzo del giallista padovano Massimo Carlotto, “Il mistero di Mangiabarche” pubblicato nel 2011. Andando verso est, lungo il profilo meridionale della Sardegna, ci si imbatte nel faro di Capo Spartivento nel Comune di Teulada. Tra i più antichi dell’Isola, l’edificio ha visto la luce nel lontano 1854. Raggiungerlo non è difficile. Basta infatti una scampagnata di qualche chilometro dalle splendide spiagge di Chia per scorgere l’inconfondibile sagoma rossa. Tuttora funzionante (è capace di diffondere la propria luce a 22 miglia di distanza) e rimesso a nuovo nel 2006, è diventato l’unico faro d’Italia restaurato in modo eco-sostenibile e riconvertito in resort turisti esigenti. Un bel cambiamento per un testimone di importanti eventi bellici, come la battaglia di Capo Teulada del 27 novembre del 1940.

In città

A Cagliari, a pochi chilometri dal centro, resiste dal 1860 il faro eretto sul colle di Sant’Elia, nella baia di Calamosca. Alto 21 metri e contraddistinto da una forma cilindrica ornata di strisce bianche e nere, il faro continua instancabile nel suo lavoro di vedetta dei mari e funge anche da punto di riferimento per il traffico aereo.

Nel cuore dell’Ogliastra costiera si trova invece da oltre un secolo e mezzo il faro reputato da molti il più bello dell’Isola, quello di Capo Bellavista ad Arbatax. La vecchia lanterna francese adempie ancora perfettamente al proprio ruolo ed è immersa in un paradiso naturalistico senza paragoni.

Nell’angolo nordoccidentale svetta poi sull’omonimo promontorio il faro di Capo Caccia. Realizzato su una struttura preesistente del 1864, la sua costruzione ha visto impegnate centinaia di persone per un intero decennio fino al 1960. Un’attesa giustificata per il secondo faro più alto d’Italia, con una visibilità tra le più altre del Mediterraneo. Scendendo verso l’Oristanese ci si imbatte infine nel faro di Capo San Marco a Cabras, a poca distanza dalle sottostanti rovine di Tharros. La struttura segnala da decenni la presenza dello scoglio il Catalano e ha dato lavoro anche alla prima donna fanalista d’Italia, Elisabetta Deriu.

Sposata col precedente custode, morto nel 1967, venne assunta come guardiana del faro. In quegli anni riuscì ad allevare i figli, uno dei quali, Giuseppe, è stato sino a due anni fa l’ultimo guardiano di San Marco. Alla struttura si accede percorrendo le rovine di Tharros, uno dei gioielli incastonati nell’area marina protetta della Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre istituita nel 1997.