Bassignani, a guardia del faro con un gabbiano per amico

Articolo di Fabio Pozzo
Fonte: www.lastampa.it

Dal 2018 è il custode della lanterna di Portofino. Due chilometri a piedi per tornare nella società. “Ma la solitudine fa parte della mia vita, non mi pesa”. Oggi agli “Incontri in Blu” del Galata Museo del Mare di Genova

Paolo Bassignani non è proprio solo. Ci sono la gatta e il gabbiano Franco, cui dare da mangiare, a fargli compagnia. E poi c’è il mare. E la lanterna, che lancia un lampo di un secondo fino a 16 miglia di distanza sull’orizzonte, si spegne per altri quattro e si riaccende. Questo, è più o meno il suo mondo. Quando poi vuole tornare in quello degli altri mortali, allora deve scarpinare per circa due chilometri sino alla celebre piazzetta.

Bassignani è il guardiano del faro di Portofino, uno di quegli uomini che custodiscono le luci che sin dagli albori della storia hanno guidato i naviganti. Le “dita di Dio”, secondo lo scrittore Charles Paolini. Sarà lui l’ospite al Galata Museo del mare dell’ultimo appuntamento degli “Incontri in Blu”, la rassegna dedicata ai personaggi fuori dell’ordinario legati al mare, realizzato in collaborazione con la Marina Militare (alle 18 in diretta online sui canali Fb e Youtube del museo). Bassignani racconterà la sua storia, la sua vita, ma non sarà solo. Interverranno anche il capitano di fregata Alessandro Cirami, comandante di Marifari La Spezia, che ha giurisdizione sui fari dell’Alto Tirreno. E ancora, Andrea De Caro, referente dell’Associazione Amici della Lanterna di Genova e direttore operativo della Pharos Light for Heritage, l’impresa culturale che ha in gestione per conto del Mu. Ma il complesso monumentale della “luce” della Superba, il cui lampo s’è acceso per la prima volta nel 1128 (il guardiano è Angelo De Caro, papà di Andrea).

Una storia di passione, quella di Bassignani. Originario di Villafranca Lunigiana (Massa Carrara), diplomato perito elettronico-elettrotecnico, una figlia, è assunto dal ministero della Difesa come dipendente civile nel 1984 («Uno degli ultimi concorsi»). Comincia come autista della Marina militare alla Spezia, ma presenta domanda per passare a Marifari. Attende sei anni, prima che si liberi un posto e poi, per i successivi 25, si occupa della manutenzione tecnica dei fari e fanali da Ventimiglia all’Argentario, isole e isolotti inclusi. «Il più ostico per gli interventi tecnici? La lanterna dello scoglio d’Africa, nell’Arcipelago Toscano, a ovest di Montecristo e a sud di Pianosa. Se c’è il mare piatto si può raggiungere con un’imbarcazione, diversamente ci si riesce solo con l’elicottero».

 

Sono 25 i fari dell’Alto Tirreno, 147 quelli d’Italia in gestione (dal 1911) alla Marina. Tutti automatizzati e in gran parte elettrificati, ma che devono essere tenuti sotto osservazione e manutenuti. «Sono programmati per accendersi e spegnersi e sono controllati in remoto, ma c’è sempre bisogno dell’intervento dell’uomo», spiega Bassignani, che oltre al faro di Portofino “accudisce” quello dell’isola del Tino e diversi fanali. Bassignani guardiano lo diventa nel 2017, superando il corso. Il 29 maggio 2018 è assegnato a Portofino, dove da 14 anni mancava il custode della luce (lo aveva preceduto Roberto Racalbuto, che vi aveva abitato con la famiglia e cresciuto due figli). Il nuovo guardiano prende possesso del faro, la cui lanterna si erge su una torre di 12 metri, a 40 metri dal livello del mare e si insedia nell’alloggio di servizio, quasi cento metri quadrati tra le mura antiche (il faro è stato costruito nel 1870 ed è stato acceso nel 1910) dell’edificio a due piani che affianca la torre. Nell’ingresso e nel salone, due finestre sul blu incredibili; sull’uscio il motto “Lux nautis securitas”.

L’orario di lavoro è 8-14, più due rientri serali al mese per l’accensione. Al netto delle emergenze, che possono avere anche la forma della mareggiata fuori misura del 29 ottobre 2018. «Dalle 18 al l’una del mattino siamo stati bersaglio delle onde. Hanno sfondato finestre, porte, la tramezza della cucina, distrutto gli elettrodomestici, scagliato un masso sulla cupola della lanterna, a 40 metri d’altezza. In casa c’erano due palmi d’acqua. Ho continuato ad asciugare, finché mi sono reso conto che il faro non era più abitabile. Ma la luce non s’è mai spenta».

Silenzio, pace, gabbiani, mare, solitudine («Non mi pesa, fa parte della mia vita») E poi, due chilometri più in là, c’è sempre la piazzetta. «Sì, certo. Ma io non sono venuto qui per andare in piazzetta».