La storia del faro di Scilla, una battaglia politica tutta calabrese per non rimanere al buio

Articolo di Enrico Pescatore
Fonte: www.strettoweb.com

Il faro di Scilla fu istallato sopra la rocca del Castello Ruffo nel 1913, dopo tante sollecitazione della classe dirigente del periodo. Il primo deputato a denunciare nella parte calabrese, l’assenza di luminosità per esigenze nautiche, attraverso numerosi interrogazioni parlamentari, fu l’avvocato Francesco Saverio Vollaro che nacque a Reggio Calabria il 27 marzo del 1827. Il patriota Vollaro, fu un onorevole del Regno del Re d’Italia, molto pragmatico e preparato, sempre intento a condurre le sue battaglie politiche fino alla fine. In particolare durante la tornata alla Camera dei Deputati di Mercoledì 26 Giugno del 1889, fu diretto e preciso nel risolvere questo annoso problema , “mi sono iscritto a parlare su questo capitolo per ritornare su questioni, che ci riportano a dieci anni fa. Io ho preparato fin d’allora di mettere un faro, un fanale magari sulla Punta del Campanella a Scilla. Quando avvengono traversie, siccome si scansano i navigli che entrano nel faro, perché c’è il lume sulla punta estrema di Cariddi, allora appoggiando naturalmente sulla costa di Calabria, non essendoci un altro faro, che indichi la strada da seguire, finiscono col rompersi nelle secche di Scilla. Di questi bastimenti rotti ce ne sono stati parecchi nei 10 anni, che sono passati dalla mia raccomandazione costituisce un riferimento per le navi che imboccano le stretto da nord”. Secondo Vollaro, infatti, la zona calabrese ai margini dello Stretto, era sprovvista di segnali luminosi e le imbarcazioni ingannate dall’unico faro della zona, quello di Messina, andavano a sbattere nelle poco visibili o addirittura “invisibili” secche di Scilla, guidate in modo subdolo dalle forti correnti di “montante” della zona, soprattutto durante le mareggiate.

Il Sindaco di Scilla Raffaele Minasi continuò le battaglie politiche dopo la morte del deputato Vollaro, avvenuta il 14 Agosto del 1904 e recepite le sue dotte argomentazioni, denunciò i numerosi naufragi che si susseguirono in quella zona al Genio Civile del Re, soprattutto dopo la violenta mareggiata del 11 Novembre del 1910. La grave tempesta, infatti, produsse gravi danni anche al porto di Scilla, che era stato, da poco costruito. Dopo tante lotte finalmente nel 1913 si costruì sopra la rocca del Castello di Scilla un faro manuale, dove due tecnici chiamati “faristi”, lavoravano direttamente sul posto, in turnazione, per la continua manutenzione e regolazione della luce. Mano a mano che le tecniche ottiche migliorarono col tempo, il faro divenne sempre più moderno ed infatti oggi è posto nella stessa elevazione a 72 metri dal livello del mare, ma in una zona più centrale rispetto al vecchio faro e da molti anni non ha bisogno di tecnici del posto. Infatti è completamente automatizzato ed caratterizzato da una piccola torre cilindrica, alta 6 metri, dipinta di bianco con base nera mentre in cima si trova la lanterna con un ottica rotante a 4 pannelli, circondata dalla “galleria”, una balconata percorribile per la manutenzione. Il segnale del nuovo faro è un lampo bianco che emette luce con un intervallo di cinque secondi ed ora i naufragi sono rarissimi.