Tavolara, storia della lanterna volata a Trieste

Articolo di Dario Budroni
Fonte: www.lanuovasardegna.it

Su una pagina Facebook ricostruito il viaggio della luce dell’antico faro dell’isola portata nella città ridiventata italiana

L’avevano smontata, impacchettata e spedita lassù, seicento chilometri a nordest. La lanterna del faro che segnalava ai naviganti l’ingombrante presenza di Tavolara da quasi cento anni illumina e domina dall’alto il golfo e la città di Trieste. La curiosità era rimasta sepolta sotto il peso della storia. A rispolverarla è stato però un appassionato di storia locale. Massimo Velati, di Golfo Aranci, tra fotografie d’epoca e vecchie carte ingiallite ha infatti scoperto che il famoso faro della Vittoria di Trieste, un monumento nazionale che tra l’altro commemora i caduti della prima guerra mondiale, ha uno stretto legame con la Gallura e con l’isola di Tavolara in particolare.

La scoperta. Massimo Velati, che su Facebook cura la pagina “Golfo Aranci nascosta”, appena ha un momento libero si mette sulle tracce di storie vecchie e dimenticate. Stavolta è venuto a sapere, dopo una lunga e appassionante ricerca, che la lanterna del faro della Vittoria è la stessa del vecchio faro di Tavolara, dismesso un secolo fa. «Mi chiedevo dove fosse finita – spiega –. Poi ho scoperto che si trova a Trieste, dove nel 1923 hanno iniziato a costruire il nuovo faro. Sicuramente è stata restaurata e modificata, ma i documenti parlano chiaro: è la lanterna di Tavolara».

Il faro di Tavolara. La struttura è vecchia quasi quanto lo stato italiano. Il faro di primo ordine di Tavolara fu infatti costruito tra il 1864 e il 1866 e attivato nel 1868 nella zona più esterna dell’isola, poco lontano dal cosiddetto arco di Ulisse, nel punto più estremo del golfo di Olbia. La struttura, che si trova in cima a una imponente parete calcarea a strapiombo sul mare, è massiccia ed elegante allo stesso tempo. Un faro dall’architettura ottocentesca, con la facciata colorata da strisce gialle e rosse, rimasto poi attivo fino alla fine della prima guerra mondiale. Nel 1922 fu infatti inaugurato il nuovo faro di Punta Timone e la più anziana struttura venne mandata in pensione, resistendo comunque allo scorrere dei decenni. Oggi è ancora in piedi, ma è impossibile da visitare visto che si trova in zona militare. Solo pochi olbiesi hanno avuto il privilegio di metterci piede, come quelli che, in particolare negli anni Cinquanta, raggiungevano Tavolara in barca perché stanchi dei soliti tuffi nel mare davanti alla città. «Andavamo sull’arco di Ulisse, era imponente e meraviglioso. E salivamo anche sul castello, che in realtà era il vecchio faro» aveva raccontato qualche anno fa alla Nuova zia Anna “Boccia” Spano, la tabaccaia di piazza Regina Margherita.

Un pezzo a Trieste. Una volta dismesso il faro di Tavolara, la lanterna venne smontata e spedita in una Trieste appena diventata italiana. Per celebrare l’annessione e commemorare i caduti della grande guerra, lo Stato decise infatti di costruire un imponente faro di 68 metri di altezza e 8mila tonnellate di stazza. La lanterna non venne costruita dal nulla, ma fu utilizzata quella della vecchia struttura di Tavolara. Lo ha scoperto Massimo Velati tra le pagine de “L’Elettrotecnica”, il giornale dell’allora Associazione elettrotecnica italiana, dove si legge: «La lanterna grande è recuperata dal dismesso faro di Tavolara in Sardegna (perché sostituito dal faro permanente ad acetilene disciolto di Punta Timone), messa in perfetto ordine». Sulla lanterna venne poi innalzata la statua della Vittoria Alata, che da nord guarda tutto il mar Adriatico. Inaugurato nel 1927 alla presenza di re Vittorio Emanuele III, e progettato dall’architetto Arduino Berlam, il faro di Trieste è uno dei monumenti simbolo della città. Ancora oggi in funzione, viene aperto al pubblico durante alcuni periodi dell’anno per dare la possibilità a tutti di ammirare Trieste e il suo golfo da una posizione decisamente privilegiata.