Saetta spegne e danneggia la Lanterna: «Il parafulmine? Lavori partiti in ritardo»

Articolo di Emanuela Schenone
Fonte: www.ilsecoloxix.it

Se il blackout che lo ha oscurato alle 21.51 di giovedì è stato risolto già nella mattinata di ieri, grazie all’intervento dei tecnici della Marina militare in arrivo dalla Spezia, le questioni sullo stato di avanzamento dei lavori restano aperte

Genova – Il fulmine che ha spento la Lanterna durante il temporale che si è abbattuto sulla città giovedì sera ha acceso la polemica intorno ai lavori per la messa in sicurezza del faro in corso da settembre. L’intervento, del valore di 400 mila euro, stanziati dal ministero delle Infrastrutture e trasporti con il ministero dei Beni e delle attività culturali, ha tra le sue priorità proprio la ricostruzione del parafulmine, da sempre punto debole del monumento simbolo cittadino, già colpito altre volte nel corso della sua storia: l’ultimo episodio risale all’agosto del 2017.

E se il blackout che lo ha oscurato alle 21.51 di giovedì è stato risolto già nella mattinata di ieri, grazie all’intervento dei tecnici della Marina militare in arrivo dalla Spezia, le questioni sullo stato di avanzamento dei lavori restano aperte. «I lavori sono partiti a settembre, il contratto scade il 31 dicembre ma siamo in alto mare, si procede a rilento, per ora è stato fatto solo il 20% di quello che è stato previsto – dice Nicoletta Viziano, presidente del Mu.Ma di cui la Lanterna fa parte – e adesso ci ritroviamo con ventimila euro di danni: è saltata tutta la parte dell’illuminazione artistica, il wi-fi, le lampade di sicurezza. Ho cercato in tutti i modi di sollecitare i lavori ma senza risultato. Certo, il fulmine ci avrebbe danneggiato anche se il cantiere fosse stato più avanti ma non in maniera così grave».

La Lanterna, anche se priva dell’illuminazione artistica a led, «sarà comunque aperta per gli eventi del week end», dice Andrea De Caro, coordinatore del complesso per conto della Fondazione Mario e Giorgio Labò. Mentre si lavora per recuperare e cercare di capire le responsabilità dell’accaduto. «L’evento dell’altra notte è eccezionale quindi non si possono certo imputare a noi le responsabilità per quanto è accaduto – replica Lorenzo Romis, amministratore unico di BRC, la ditta che si è aggiudicata l’appalto dei lavori – noi stiamo procedendo nei termini previsti dal contratto, resta da completare l’anello della messa a terra, ma in 10-15 giorni sarà fatto. Poi ci saranno da fare degli interventi aggiuntivi, come la messa in sicurezza di un solaio strutturalmente pericoloso. Vedremo se si riescono a recuperare delle economie nel quadro dei finanziamenti previsti. In questo caso i termini potrebbero essere spostati di circa 30 giorni». Il rallentamento causato dai danni potrebbe far sforare i termini anche per l’investimento dei restanti fondi ministeriali che complessivamente ammontano a un milione di euro.

Ma, per ora, «non c’è nessun ritardo» stando al provveditore interregionale delle opere pubbliche, Roberto Ferrazza, che sovrintende ai lavori. «Quello che viene fatto è un lavoro altamente specialistico – dichiara il provveditore – l’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche, che già esisteva ma non era funzionale, è stato riprogettato con la massima accuratezza. Fino ad oggi sono state fatte tutte le verifiche preliminari che sono la parte più lunga dei lavori, ma rispetteremo il cronoprogramma». Ma l’ondata di maltempo dell’altra notte ha causato danni anche in altri punti della città, come al Lagaccio dove un muro di pietra è franato a causa delle forti precipitazioni. Il crollo, avvenuto in via Cinque Santi, ha reso irraggiungibili alcune palazzine costringendo i residenti a una strada alternativa per raggiungere la propria abitazione.