Faro di San Cataldo, 150 anni di storia e bellezza

Articolo di Roberta Lobascio
Fonte: www.pugliain.net

I fari, eretti tra cielo e mare, hanno sempre avuto il potere di affascinare con la loro forza evocatrice l’immaginario collettivo. Definiti spesso come “le sentinelle del mare”o i “luoghi del silenzio”, dietro ogni faro c’è una storia che ha origini lontanissime che va pari passo con l’evolversi della navigazione. Ed è proprio con l’amplificarsi dei rapporti commerciali che l’uomo sentì il bisogno e la neccessità di addentrarsi in mare aperto anche di notte, scelta che determinò la nascita dei primi fari, costituiti da falò di legna accatastata in punti prominenti della costa per riferimento nella rotta dei naviganti, indicando zone di pericolo o di approdo.

La Puglia, fulcro di profonde integrazioni culturali e commerciali, non è immune dall’ ospitare la storia e la bellezza dei tanti Fari che costituiscono parte integrante del patrimonio culturale nella nostra regione. Tra questi ricordiamo uno dei più importanti, con 150 anni di storia, il Faro di Punta San Cataldo a Bari, costruito nel 1869 e situato a nord della città, nell’omonima penisola San Cataldo. Il Faro, caratteristico per la sua forma ottagonale e per la sua maestosa Torre che domina l’intero lungomare del capoluogo pugliese, è alto circa 66,5 metri, di cui per raggiungere la torre occorre percorrere circa 380 scalini, dalla cui cima è possibile non solo ammirare l’Adriatico in tutto il suo splendore, ma anche l’intera città di Bari. Ad arricchire l’immensa struttura un giardino ricco di fiori ed alberi da frutto dove ancora sopravvive un loco all’interno del quale sino a pochi anni fa si preparava il pane. Ben conosciuta da ogni marittimo, che la scorge già a 23 miglia dalla costa, appare dal mare nella sua frequenza luminosa di 20 secondi: tre lampi di 0,2 secondi, intervallati da un doppio periodo di buio di 3,8 secondi e un terzo più lungo di 11,8.

Fino al 1987, la lampada della torre era alimentata a gas, ed almeno una volta l’anno si doveva portare in cima una bombola di acetilene del peso di 60 chili. La lampada ruotava grazie ad un enorme peso che lentamente scendeva lungo la colonna centrale, ed andava riavvolta quotidianamente, mentre il farista doveva salire per accendere e spegnere, oltre che issare ed ammainare la bandiera.

Oggi, invece, queste operazioni sono tutte automatizzate e centralizzate dalle capitanerie di porto a livello nazionale, tuttavia la figura del guardiano del faro resta comunque una figura mitica e di enorme rilevanza affettiva e culturale. Per quanto riguarda l’omonima penisola invece è stata prolungata artificialmente dal lavoro umano per realizzare il braccio di ponente del porto che prende il nome di “San Cataldo” per via di una cappelletta lì presente dal 1960. Su documenti risalenti al sedicesimo e al diciassettesimo secolo, si legge che al largo di questa zona, i pirati, dopo aver sequestrato qualcuno, facendosi scorgere da terra, usavano chiedere somme in denaro alle autorità cittadine per rilasciare i malcapitati.

Il 3 agosto del 1904, il molo fu caratterizzato da un evento storico senza precedenti per la città di Bari che porto ad una vera e propria rivoluzione per i cittadini baresi: venne inaugurato il primo collegamento radiotelegrafico via etere, ovvero il primo collegamento sotto il controllo statale per scopi commerciali, con la città di Antivari in Montenegro, sulla costa adriatica opposta, ad opera dello stesso Guglielmo Marconi. La stazione radiotelegrafica è poi entrata in servizio regolare il 1° settembre del 1904, gestita dalla omonima Compagnia “Marconi”. Ed a meno di dieci anni dalla scoperta di G. Marconi, la città di Bari si dotava e si arricchiva di questo “nuovo” sistema per finalità commerciali, in piena sintonia con la sua vocazione mercantile.