La Lanterna, bella e impossibile. È aperta solo otto ore la settimana

Articolo di Roberto Orlando
Fonte: genova.repubblica.it

L’accesso è garantito da un’associazione di volontari per conto della Fondazione Labò

È come se a Torino si potesse salire sulla Mole Antonelliana soltanto di sabato e nei festivi. È come se il Duomo di Milano fosse aperto al pubblico in alcune ore dei weekend. È come se a Pisa piazza dei Miracoli fosse off limits cinque giorni su sette. A Genova invece non è ” come se”: è proprio così. La Lanterna simbolo della Superba e persino la passeggiata che porta alla base del faro sono frequentabili per poche ore a settimana: 4 ore il sabato e altrettante la domenica e nei giorni festivi. Ed è già miracoloso: perché l’apertura al pubblico, dal primo luglio 2014, è possibile soltanto grazie a un’associazione di giovani volontari, gli Amici della Lanterna, emanazione spuria e del tutto fortuita della Fondazione Labò ( istituzione culturale genovese che si occupa di urbanistica, architettura, informatica, design, anche con attività di formazione e di ricerca). La novità è che l’isolamento della Lanterna sul suo scoglio nel promontorio di San Benigno dovrebbe concludersi in pochi mesi, perché tutti ormai concordano nel dire che l’anomalia del faro negato 5 giorni su 7 debba finire al più presto.
Ci sono idee, piani, percorsi definiti, entusiasmo. Scarseggiano invece le risorse, almeno per ora.
Oggi chi volesse visitare la Lanterna è costretto a fare i conti con una realtà che, scusate il bisticcio, ha del surreale. Mettiamo che una famiglia di turisti tedeschi arrivi a Genova, al terminal traghetti, di mercoledì, e che imbarco per la Sardegna non sia previsto prima di tre ore. Non è un’ipotesi campata in aria: ogni anno il botteghino della Lanterna, con tutti i suoi limiti di accessibilità, stacca circa 20 mila biglietti d’ingresso, l’80 per cento dei quali acquistati proprio dai passeggeri dei traghetti. Cinque anni fa, quando ancora i volontari non si occupavano della gestione del complesso, erano ottomila. E il trend è in crescita. Ma dicevamo della famiglia tedesca: arriva al terminal e una vistosa segnaletica bianca e rossa traccia la rotta per la Lanterna. Così, tra i bambini che strillano e il sole che scotta, mamma e papà decidono di seguire le indicazioni, pregustando una visita in relax del monumento più famoso della città. Speranza mal riposta. All’ingresso della passeggiata, un cartello bilingue avverte: “Aperto il sabato, la domenica e i festivi”. Orario 14.30-18.30, ultimo ingresso alle 18″. Però se si telefona alla Fondazione Labò, i gruppi possono prenotare una visita infrasettimanale. Se qualcuno non volesse credere ai propri occhi, può proseguire per altri duecento metri e avere la conferma che l’avviso non è l’idea di un burlone: il cancello è chiuso. Raus! In realtà non è esattamente così: durante l’estate appena trascorsa tra eventi, visite di gruppo e iniziative culturali la Lanterna è stata aperta praticamente ogni giorno, ma rigorosamente su prenotazione e per pochi fortunati. Eppure, piccola annotazione storica, si tratta del fare monumentale funzionante più antico al mondo: 891 anni di lampi nella notte. Ma evidentemente è anche il più esclusivo.
Dal marzo 2018 il simbolo della città fa parte del circuito del Mu.Ma, “Istituzione musei del mare e delle migrazioni” che comprende il Galata, la Commenda di Prè e il Museo Navale di Pegli. Nicoletta Viziano, la presidente, è cauta ma tutto sommato ottimista sulle sorti del faro: ha fiducia nella riorganizzazione che già dal gennaio 2020 dovrebbe spalancare al grande pubblico, per qualche giorno in più, i cancelli della passeggiata, le porte del museo e quelle del faro. Viziano ha ben chiaro sia il paradosso della Lanterna ” proibita” sia le potenzialità del rilancio, ma sottolinea che è necessario procedere un passo alla volta. Intanto perché da luglio sono in corso i lavori di manutenzione straordinaria della Lanterna, del valore di un milione di euro, stanziato già nel 2015 dai ministeri dei Trasporti e dei Beni culturali. E con un cantiere aperto, spiega Viziano, è difficile oltre che sconsigliabile provare a incrementare il numero dei visitatori, soprattutto per ragioni di sicurezza. Ma a fine anno, conclusa la prima tranche di lavori, sarà possibile ripensare il meccanismo delle visite coinvolgendo, questa volta in chiave imprenditoriale, gli Amici della Lanterna che nel frattempo daranno vita a una startup. Insomma, i volontari diventano imprenditori, pronti a partecipare alla gara internazionale che il Mu. Ma lancerà per assegnare in via definitiva la gestione di parco, museo e faro a soggetti privati. Nicoletta Viziano confida anche nel supporto delle istituzioni locali: «Il sindaco Bucci e il presidente della Regione Toti hanno dimostrato sensibilità al problema e sono entrambi convinti che la Lanterna sia un’eccellenza genovese da valorizzare».

La nuova attenzione di Comune e Regione, sia pure in notevole ritardo dopo il vuoto creato dall’abolizione della Provincia che fino al 2014 ha gestito il complesso con personale proprio ( ma anche allora la Lanterna si visitava solo nei weekend), dovrebbe pertanto garantire un’importante inversione di tendenza, sancita simbolicamente sabato scorso con l’inaugurazione ufficiale, presenti Marco Bucci e Giovanni Toti, del restauro dello stemma della città sulla parete nord del faro. Il sindaco, per la circostanza, ha pure ricordato il progetto della pista ciclabile che da Boccadasse dovrebbe appunto arrivare fino alla Lanterna.
Ma l’anomalia per il momento rimane: il simbolo di Genova resta affidato a un manipolo di volontari, peraltro molto efficienti, alla quale la città deve gratitudine: senza di loro negli ultimi cinque anni il faro, passato nel 2014 dalle pertinenze delle defunta Provincia di Genova a quelle di un’evanescente Città Metropolitana, sarebbe stato del tutto inaccessibile.
Andrea De Caro, coordinatore degli Amici della Lanterna, l’associazione che per conto della Fondazione Labò ha finora garantito le visite, è il figlio del guardiano del faro. Nella complessa vicenda della nostra torre eburnea, lampeggiante e bistrattata, è un particolare decisivo e aggiunge un pizzico di romanticismo agli ultimi capitoli della storia. De Caro, giovane architetto, quando cinque anni la Fondazione Labò con la quale collabora decide di gettare la spugna lancia l’idea dell’associazione di volontari: « Io praticamente sono cresciuto nella Lanterna — dice — e non potevo permettere che si chiudesse tutto per chissà quanto. Ho insistito e nel 2014 è stato concesso alla mia associazione di prendere in carico la gestione. Doveva essere un questione di pochi mesi e sono trascorsi 5 anni » . Naturalmente non ci si può aspettare che un’associazione di volontari, sia pure intraprendenti, abbia forze e risorse per tenere aperto il complesso monumentale della Lanterna 7 giorni su 7. « Ci sono anche regole da rispettare — spiega De Caro — per esempio è obbligatorio un presidio di primo soccorso che ha un costo rilevante e che non possiamo garantire tutti i giorni, nonostante il fund raising e i 50 grandi sponsor che ci sostengono. Se avessimo fondi sufficienti non avremmo problemi a tenere aperto tutti i giorni. Questo è il nostro cruccio: sa quante volte ci scusiamo con i turisti che trovano il cancello chiuso?». De Caro attribuisce la lunga fase di stallo anche a un malinteso senso dei confini del centro della città. «Passato il Porto Antico — dice De Caro — per noi genovesi, e faccio pure autocritica, è come se ci fossero le Colonne d’Ercole: Genova finisce lì e la Lanterna purtroppo è oltre » . Per fortuna ogni tanto c’è qualcuno che le Colonne d’Ercole le vuole oltrepassare. « Il servizio di navetta gratuito che nell’ultima domenica di ogni mese porta i visitatori del Museo del Mare alla Lanterna è un successo — spiega Nicoletta Viziano, presidente del Mu. Ma — e pensiamo di poter aumentare presto la frequenza, anche perché, dati alla mano, quando c’è la navetta i visitatori della Lanterna ovviamente aumentano » . Il Rotary infine, ha praticamente concluso, siamo agli ultimi passaggi, un progetto di segnaletica stradale per guidare i visitatori del Museo Galata al Terminal traghetti e quindi alla passeggiata che conduce alla Lanterna. Ottimo, purché di pari passo con i nuovi cartelli procedano gli sforzi per aprire in maniera davvero significativa al pubblico la Lanterna, la passeggiata, il parco e il museo: a che cosa servirebbe una bella segnaletica se portasse a un cancello chiuso?