La Torre di Hercules, il faro attivo più antico del mondo e l’eptadecagono

Articolo di Claudio Fadda
Fonte: oubliettemagazine.com

“MARTI AUG[USTO] SACR[UM] C[AIUS] SEVIVS LUPUS ARCHITECTUS AEMINIENSIS LUSITANUS EX.VO[TO]”
(“Consacrato a Marte Augusto. Gaio Sevio Lupo, architetto di Aemium (Coimbra), in Lusitania, a compimento di un voto alla divinità”) − iscrizione della stele rinvenuta alla base della Torre di Ercole, I sec. d.C.

La Torre di Hercules

Nella moltitudine delle segnalazioni marittime, il faro è la più importante, la più antica, e certamente quella che ha maggiormente ispirato artisti, letterati e pensatori, grazie al suo fascino romantico e alla facilità di connessione della simbologia in essi racchiusa: la luce guida, la torre, la navigazione, il guardiano del faro.

La Torre di Hercules è il faro che prenderemo oggi in esame per i lettori di Oubliette Magazine.

Questa costruzione ci porta in Galizia, sul promontorio di Punta Eiras, che domina l’estremità settentrionale della penisola dove sorge la città della Coruña, e che segna l’ingresso del Golfo Artabro.

Si ritiene che Il faro sia stato costruito tra la seconda metà del I secolo d.C. ed i primi anni del II secolo d.C. durante la dominazione romana della Callecia (Galizia), e viene presentato come l’unico faro costruito in età romana, che ancora svolge ininterrottamente la sua funzione originaria di segnalazione marittima, consentendogli di ottenere il titolo di “faro attivo più antico del mondo”.

In realtà la sua storia ci dimostra che il faro non ha svolto in maniera continuativa la sua funzione, subendo lunghi periodi di rovina e abbandono.

La testimonianza di questo faro compare per la prima volta tra il 415 e il 417, in un trattato di Paolo Orosio:

“Il secondo canto si distende ov’è posta Brìganza, detta di Callecia, là dov’è l’altissimo Faro, opera maravigliosa tra poche da mentovare, la quale Brettagna rizza per ispecchio.” – Paolo Orosio[1], Delle storie contra i pagani, libri VII

Successivamente, in un atto notarile del 572, relativo alla donazione al Vescovado d’Iria di alcune terre, compare il nome “Faro”, e nell’830 l’intera regione de La Coruña è denominata “Contea del Faro”.

In seguito alle invasioni normanne, la popolazione si rifugiò all’interno della regione, e i rifugiati chiamarono il nuovo insediamento Burgo de Faro.

La Torre di Hercules – iscrizione votiva

Una seconda testimonianza scritta risale all’870, e ci viene tramandata dalle Cronache di San Sebastiano, il quale, riferendosi agli invasori normanni, narra che “[si spinsero] fino ad un posto conosciuto come Faro di Brigantium”.

Questo toponimo è confermato da un atto del 915, in cui la città di Farum Brigantium passò sotto l’arcivescovado di Santiago de Compostela, passando successivamente di proprietà di altri monasteri e chiese, sino a giungere al 991, quando il Re Bermudo II restituì con un atto di donazione la Contea del Faro alla Chiesa di Santiago de Compostela, donazione poi riconfermata da Alfonso V, ad esclusione della torre di Hercules, che, a causa della sua posizione e struttura, era oggetto di contesa tra le famiglie nobiliari, che la utilizzavano come fortezza e torre di avvistamento.

Questi numerosi passaggi di mano portarono la Corona a riprendere possesso della torre, decisione che infine portò all’abbandono della struttura, la quale andò in rovina.

Alla fine del XII Secolo la città di Brigantium assunse il nome di “Las Cruña” e per circa un secolo fu il centro più importante della regione.

Tuttavia la struttura del faro continuava a vertere in stato di abbandono e i blocchi di granito che componevano la scalinata, parzialmente crollati, furono spoliati e utilizzati per altre costruzioni.

La città di Las Cruña divenne proprietaria della torre nel XVI secolo, ma la rovina in cui versava la scala che consentiva l’accesso ai piani superiori la rendeva inaccessibile e così il degrado dell’intera struttura si aggravò al punto che nel 1589, gli inglesi che assediarono il porto la definirono come una torre colombaia.

Fu solo nel 1682 che furono avviati i lavori per riattivarla come faro. Per accedere alla sommità furono praticati dei passaggi nelle volte delle stanze, che consentivano di salire ai livelli superiori.

Le spese per la riparazione, la riattivazione e la manutenzione del faro furono sostenute per i primi 10 anni dai Consoli di Gran Bretagna, Olanda e Fiandre, che erano interessati alla sicurezza della navigazione commerciale verso i loro paesi, ma allo scadere di questo periodo, le spese per la manutenzione del faro rimasero di competenza del solo porto de La Coruña.

Come conseguenza, ancora una volta la manutenzione della torre venne trascurata e un altro periodo di declino portò alla caduta della lanterna e all’ammaloramento delle scale interne.

La Torre di Hercules

Nel 1785, quando la torre passò sotto la giurisdizione del Reale Consolato Marittimo della Galizia, fu deciso un importante intervento di restauro, il cui progetto fu curato dall’ingegnere militare Eustachio Giannini, che rese le quattro facciate simmetriche e fece aprire le nuove finestre sui vani interni.

Le nuove facciate, condizionate dalla distribuzione dei vani interni, mostrano oggi cinque coppie di finestre nelle facciate est e ovest e quattro in quelle nord e sud, e occultano le originali facciate di età romana.

Quest’ultima era composta da una torre a pianta quadrangolare, i cui lati di base misurano 11,75 m.[2] (33 piedi romani).

La torre è alta complessivamente 55 metri, dei quali 34,38 m. corrispondono all’altezza dell’originale costruzione romana, mentre i restanti 21 m. si riferiscono all’ampliamento della struttura, realizzato a partire dal 1785 per modernizzare il gruppo ottico, con una lanterna a base ottagonale rinforzata da sezioni triangolari agli angoli, che ne addolciscono la base quadrata.

Su questa prima torretta oggi se ne sovrappone una seconda risalente al 1806, che funge da base per l’attuale lanterna.

L’altezza sul livello del mare è di 104 metri.

L’accesso al faro era consentito originariamente da una scala elicoidale che correva attorno alle facciate esterne, e di cui oggi rimane solo una traccia leggibile nella facciata, caratteristica che lo accomuna al faro di Forum Julii (Frejus, Francia).

La scala esterna fu probabilmente rimossa durante il restauro del 1785/89.

Il nucleo interno del faro romano è improntato su tre livelli aventi differenti altezze, ognuna delle quali misura rispettivamente 9,20 m, 9,60 m e 14,35 m con quattro stanze per piano.

Si tratta di una struttura che sembra essere comune ad altre coeve, come per esempio il faro di Leptis Magna (Libia-Africa), attualmente scomparso, è possibile ritrovare le stesse caratteristiche.

Ogni piano presentava una pianta composta da quattro camere quadrangolari e indipendenti voltate a botte; durante il restauro, queste volte furono demolite per la costruzione della scala interna.

L’originale comunicazione tra le camere seguiva un orientamento trasversale est-ovest che permetteva la comunicazione a due a due di questi ambienti, a cui si accedeva dalla scala esterna originaria.

La struttura non ha più subito modifiche salvo la normale manutenzione e l’aggiornamento dei gruppi ottici sino al XIX secolo, quando attorno alla torre fu costruita una struttura poligonale che ingloba l’originale basamento di età romana

Questa struttura ha la pianta a eptadecagono, ossia un poligono regolare di 17 lati.

La costruzione geometrica dei poligoni regolari rappresentò per oltre due millenni una sfida per tutti i matematici da Euclide fino ai pensatori del XIX secolo: ossia determinare quali poligoni regolari possono essere costruiti usando solo una squadra e compasso non graduati, senza quindi la possibilità di far riferimento alle tacche della riga per prendere misure o di ripetere una data apertura che il compasso aveva avuto in precedenza.

La tracciatura di queste figure si basa sulla suddivisione della circonferenza in un numero “n” di archi uguali: congiungendo i punti in cui la circonferenza viene suddivisa, si ottiene il poligono regolare, cioè equilatero ed equiangolo, che si vuole costruire.

Questa particolare figura geometrica fu dimostrata matematicamente e geometricamente da Carl Friedrich Gauss nel 1796, all’età di 19 anni, e portò alla costruzione dell’Eptadecagono.

Gauss fu così entusiasta della sua scoperta che chiese che ne fosse inciso uno sulla sua tomba.

Ebbene, questa figura non fu solo disegnata, fu persino edificata, forse proprio come tributo a Gauss, ed è visitabile presso la Torre di Hercules.

Nel 1921 il faro fu elettrificato e furono aggiornati i gruppi ottici, mentre nel 1956 sul lato Sud Ovest della base fu costruito un nuovo alloggio per il Guardiano.

Nel 1974 fu installato il corno da nebbia e nel 1977 si installò il radiofaro.

La Torre de Hercules – Pablo Picasso bambino

Il faro emette 4 lampi bianchi con periodo di 20 secondi, e ha una portata ottica di 23 miglia nautiche.

Dal 2009, la Torre di Hercules è diventata patrimonio mondiale nella lista UNESCO, ed è visitabile sino alla sua sommità.

Giungendo alla torre, si incontrerà lungo il sentiero la statua di Breogàn, personaggio della tradizione celtica citato nel “Lebor Gabála Érenn” (Il libro della Presa dell’Irlanda) ove si narra che Breogán, padre di Ithil, fu capo della prima spedizione che partì dalla Penisola iberica alla volta dell’Irlanda.

Secondo la leggenda, fu Ithil a vedere per la prima volta dalla Torre de Hércules l’isola d’Irlanda, posta circa 500 miglia a nord de La Coruña.

[1] Paolo Orosio nacque a Braga, nell’Asturia-Callecia e visse tra il 375 a.D. circa e il 420 a.D. circa

[2] Le misure sono quelle riportate sul sito ufficiale del faro, ma vengono riportate misure diverse a seconda delle fonti che si consultano.