Paolo, guardiano del faro: «La mia vita a contatto con la natura»

Articolo di Rita Maria Stanca
Fonte: www.corriere.it

Sentinelle ricche di fascino e mistero, fonti d’ispirazione per scrittori, fotografi, pittori e registi, sono i fari, punti di luce nella notte che illuminano i percorsi dei marinai ed indicano le rotte sicure ai marinai. Diventare guardiano di un faro, rappresenta da sempre per molti un sogno romantico, una via per fuggire dalla routine, staccare la spina e raggiungere un ambito senso di libertà a stretto contatto con la natura.

«Guardare il mare in tempesta dalla lanterna è qualcosa di unico ed inspiegabile, il vento che ti sferza lasciando il sapore di salmastro sulla pelle o ammirare un tramonto che si spegne nel mare, sicuramente è quello che desidera chi ambisce a questo mestiere» – ammette Paolo Bassignani, custode del faro di Portofino, suggestivo borgo di pescatori  ubicato in uno dei promontori più affascinanti della Liguria.

Paolo, ha 59 anni, ha un diploma in elettrotecnica e elettronica conseguito all’istituto professionale A. Pacinotti di Pontremoli, in provincia di Massa- Carrara, ed ha deciso di diventare farista per aver sempre un contatto diretto e costante con il  mare, il vento, la natura, fuori da tutto, da ogni schema, e per la libertà di organizzarsi la giornata e gli impegni lavorativi.  L’orario di lavoro di Paolo è dalle 8 alle 14 per  cinque giorni a settimana.

«Fin dalla data di assunzione ho cercato di entrare al servizio fari – afferma Paolo – diventare guardiano di faro è stata una conseguenza naturale della mia carriera lavorativa, in quanto sono più di 25 anni che lavoro al servizio fari presso il comando Zona Fari di La Spezia, alla manutenzione dei fari della Liguria e Toscana. Quando l’anno scorso mi è stata ventilata la possibilità di diventare farista del faro di Portofino – prosegue –  la mia scelta è stata naturale».

Il Servizio dei Fari e del Segnalamento Marittimo, responsabile del corretto funzionamento degli ausili alla navigazione rappresentati da boe luminose, mede, fanali e fari, è affidato per legge alla Marina Militare dal 1911. La Marina Militare gestisce 147 fari e 876 segnalamenti minori.

Ma come si diventa guardiano di un faro in Italia? Innanzitutto bisogna essere dipendenti civili della Marina,  occorre poi avere la categoria di assistente tecnico nautico, avere la patente militare e l’autorizzazione a condurre natanti. Se in possesso di questi titoli e requisiti – asserisce Paolo – ed essendoci posizioni di faristi liberi si deve fare un corso per faristi tenuti presso l’ufficio tecnico di La Spezia».

Il mestiere del farista, complici film e libri sul tema, è stato da sempre molto romanzato, con leggende su isole sperdute e tempeste, ma oggi i tempi sono cambiati, la tecnologia a led e l’elettronica hanno ridotto il lavoro ed i siti più disagiati sono stati automatizzati. Per tale ragione il numero di custodi di fari si è notevolmente ridotto negli ultimi decenni. L’attività è mutata ma questo non significa che i compiti di un farista siano oggi meno impegnativi. Ogni farista ha più segnalamenti a da gestire a seconda della reggenza in cui si trova. Paolo deve risolvere tempestivamente le avarie e se non si hanno i ricambi deve chiedere l’intervento del Comando, altrimenti ci si organizza per le pulizie delle ottiche dei vetri in modo che il segnalamento abbia la massima visibilità. «Nell’arco della settimana invece – precisa – mi organizzo per le varie manutenzioni agli impianti».

In agguato, ci sono gli imprevisti del mestiere: la luce elettrica che va via con la riserva da attivare, una lampada da sostituire, un fulmine che, all’improvviso, brucia tutto. Le difficoltà dipendono dalla posizione, dal mare in tempesta e aggiunge Paolo «se hai segnalamenti a mare come mede o boe, che comportano uscite in barca a volte con condizioni di mare non sempre favorevoli, «ma – prosegue – il mio sguardo che si perde verso  un orizzonte unico ed inspiegabile, la solitudine ed il contatto con il mare blu e le onde spumeggianti – conclude – mi ripagano di ogni arduo sacrificio e dei piccoli sforzi quotidiani».