Segnali

“Certi discorsi, certe battute si possono capire solo insieme a chi vive, con te, certe situazioni…”

Questo mi dissero, una volta, gli amici di quelle situazioni.
Nelle lunghe serate (e nottate!) trascorse a costruire sogni, a parlare di progetti, a svolgere un’intensa attività sociale (!), è nata l’idea di questo sito.
Poi – grazie al web – nuovi incontri, nuovi scambi.

A loro dedico questa pagina, una sorta di muro immaginario su cui lasciare un segno, un pensiero, una frase…

Senza di voi questo faro non esisterebbe; nessuna mareggiata, nessuna tempesta potrà ora spegnere la luce che guida i naviganti alla loro salvezza.

Pierluigi

Isola
Socchiudo gli occhi, la vista perde il fuoco e lascio filtrare solo i dardi di luce che si riflettono sulla superficie del mare.
Sono felice… come non lo ero da anni.
Ho imparato. Tutta la mia vita, la mia vita ringhiosa, solitaria, sconclusionata mi ha insegnato a godere del momento più breve, della sensazione più sfuggente.
Il periodo della mia felicità che prima misuravo in anni, mesi si è ridotto a pochi brevi istanti. Non ci sono ricordi, nè futuro per me.
Il gommone corre veloce sulla superficie azzurra. Meravigliosa.
Sono pronto a godere tutto di questo breve viaggio e la sensazione è di inspiegabile euforia che non lascerò intaccare da nulla al mondo, nè dai miei pensieri nè dagli uomini qui con me che mi guardano con un misto di noia e di paura.
Non era così quando siamo partiti dal porto. Il grigio, il cemento della città avevano ancora l’effetto di una sordina sul mio cuore e i miei pensieri mi chiedevano ancora dove avevo sbagliato e a cosa mi aspettava ora.
Ma appena usciti un po’ più a largo tutto è cambiato. C’erano solo il verde della costa, il calore bruciante del sole, l’odore euforizzante del mare. Un concentrato, niente che potesse racchiudere meglio il concetto di libertà… SONO LIBERO.
La pelle del mio viso si arroventa e i miei pensieri si aprono. Non devo perdere una frazione di secondo di tutto ciò. Pochi minuti ancora e arriveremo all’Isola, ne scorgo già il profilo, i colori bruciati che mi aspettano. L’Isola che è un beffardo controsenso.
Non devo far scappare nulla.
Devo cambiare posizione perchè il sole mi batta ancora in faccia.
Non è facile con questi ferri che mi tagliano i polsi e con le guardie che si allarmano ad ogni mio movimento.
Stiamo arrivando sull’isola. Sto per essere rinchiuso nel mio nuovo carcere, massima sicurezza.
Sono evaso e mi hanno ripreso.
Da qui non me ne andrò mai più.

In viaggio
Partire per non-so-dove
E sperare di non arrivare

Cercare non-so-cosa
Per trovarlo dove non c’è

E dimenticare ciò che sono
Per ritrovare ciò che ero

I pensieri hanno il ritmo
…lento…
dei miei passi sulla terra
…asciutta…
come le mie parole

Lente le sensazioni ondeggiano,
…immobili…
come colori sull’asfalto rovente.

Fermo.

La risposta
Le vette dei nostri pensieri, amici
non valgono il flettersi dell’arto di un insetto.
Non lo vedete. Non esplode nella sua Evidenza ciò.
Un tratto infinitesimo della linea che divide
il pallore del viso dal rosso delle labbra
riscatta un esistenza di indicibili sofferenza.
E il momento che precede un sorriso ridicolizza
la moltitudine di parole allineate sul mio scaffale.

O forse sono abbagliati dalla nuda luce dell’Essere?
Mi dite che sto scappando, ragazzi?
O sto forse correndo verso la caverna limpida
della gioiosa Follia.

Nel moto netto della mia mano
sullo sfondo del cielo
scorgo dio.
Cazzo ragazzi, ci terrorizza questa parola.
Dio.

Gianpaolo

La notte è il momento peggiore.
E’ allora che i fantasmi della mia vita solidificano, pallidi frammenti di sogno, tracce di innenarrabili esperienze oniriche che mi tormentano con la loro onnipresenza.
E’ stato proprio in una notte insonne come questa – mentre guardavo la luna cercando di non pensare – che le Ombre mi hanno fatto visita per la prima volta, fugaci visioni colte solo con la coda dell’occhio e subito svanite.
Sussurri, voci, poi grida, mentre al mio fianco il respiro di una donna, moglie eppure estranea, restava regolare: ero pazzo oppure era lei incapace di ascoltare le voci sussurrate dal Buio nel cuore della Notte?
Ora, a distanza di anni, so.
Quelle voci sono solo per me, la mia dannazione personale, anzi la dannazione della mia Stirpe.
Mio padre, e suo padre prima di lui, avevano potuto vederli e sentirli, esseri di una remota dimensione che cercavano di fare di loro il mezzo per passare dall’altra parte dello specchio.
Ora è il mio turno, ultimo erede senza figli di una razza segnata da dio.
Ogni notte li sento, li vedo acquistare consistenza e so…
So che nel momento in cui le Ombre non saranno più tali e potrò guardarle in faccia, i Notturni avranno vinto e io avrò perso la ragione.
Prima che accada, ho deciso.
Mia moglie è fuori, sono sdraiato sul letto mentre i miei succhi gastrici stanno pian piano demolendo le pillole che ho ingoiato per porre fine alla dannazione.
Le mani e i piedi leggeri, galleggiano nell’aria di piombo, e tutto si allontana.
Un caleidoscopio mi inghiotte assorbendo la mia coscienza. Sto scivolando via.
Qualcosa si insinua nel fitto dell’incoscienza, mi tira verso la Realtà.
Il telefono.
Provo ad allungare un braccio, ultimo contatto col mondo esterno prima della resa finale, ma i miei arti non rispondono più agli impulsi inviati loro dal mio cervello, ma ai fili di un perfido e divertito burattinaio.
Estremo sforzo di volontà.
Riesco a sollevare la cornetta.
La porto all’orecchio.
Mentre scivolo nel Nulla, la voce di mia moglie, da anni luce di distanza…
“Caro? Sono dal ginecologo. Ha detto che sei …papà “.
(After Lovecraft)

Questi sono i 21 (beh, sarebbe stato meglio 20, ma non sapevo proprio chi lasciare fuori…) libri che, più di tutti, hanno cambiato la mia Vita, influenzato il mio modo di pensare e di amare, mi hanno commosso, segnato. E insegnato. Mi hanno reso quello che sono…
Insomma, questi sono i 20 libri della mia Vita. Sono stati, fino ad ora, i miei Fari nel Gran Mare della Vita…
Adesso li affido al Gran Mare della Rete, in una bottiglia, qui dal Faro del mio amico Han che mi ha offerto un rifugio in questa fuga…

Spero che qualcuno li trovi e gli possano essere di qualche aiuto…

  • PIRSIG Robert M., “Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta”, Adelphi, Milano, 1981;
    SemplicementeSemplicemente il libro che mi ha salvato la vita, se non lo avessi mai letto non sarei quello che sono. Niente di più. Un viaggio in motocicletta attraverso l’America e la filosofia occidentale alla ricerca della Qualità. Se dovessi andare su un’isola deserta con un solo libro, sarebbe questo!
  • PIRSIG Robert M. “Lila”, Adelphi, Milano, 1992;
    Il secondo (e ultimo, per ora) libro del Maestro. Meno essenziale del primo, si viaggia in barca a vela alla costruzione della Metafisica della Qualità. Di complemento. Ma con stile e saggezza.
  • DOSTOEVSKIJ Fedor, “I fratelli Karamazov”;
    La fede e la ragione, il corpo e la mente, l’istinto e la cultura. Un nugolo di personaggi vivi e vividi, che cercano. Semplicemente lo ho amato. Quando il libro finisce ci si sorprende a pensare a cosa staranno facendo…
  • DOSTOEVSKIJ Fedor, “Delitto e castigo”;
    IL Romanzo. Semplicemente. E una pietra miliare anche nella mia formazione di giurista. Leggere per credere.
  • CIORAN E. M., “Sommario di decomposizione”, Adelphi, Milano, 1996;
    “Perchè insomma Egli non deve trionfare; sta alla nostra ironia compromettere la sua maiuscola, al nostro cuore dissolvere i brividi che egli dispensa”. Il nichilismo come salvezza; l’oltraggio all’assoluto perchè relativo. Con ironia. Mi ha aiutato a liberarmi definitivamente di certi fantasmi culturali…
  • BOLL Heinrich, “Opinioni di un clown”, Mondadori, Milano, 1963;
    “Sono un clown, faccio collezione di attimi”. Struggente e poetico, un libro per chi sa, vuole e deve sognare per sopravvivere. Un rifiuto della omologazione. La salvezza sotto le mentite spoglie della falsa leggerezza, che qui è profondità.
  • BULGAKOV Michail A., “Il Maestro e Margherita”;
    Un gatto parlante, il diavolo, un pittore visionario e altri poveri diavoli. Filosofia e ironia, poesia e disperazione. Perfetto. Solo, fate attenzione ai nomi!
  • SVEVO Italo, “La coscienza di Zeno”;
    La lotta tra padre e figlio. Un uomo che cerca di essere tale. La fobia del secolo che incombe. Per me il più bel romanzo italiano.
  • AUSTER Paul, “La trilogia di New York (Città di Vetro – Fantasmi – La stanza chiusa)”, Rizzoli, Milano, 1987;
    Il linguaggio e la follia in un romanzo al quale stanno strette troppe etichette: giallo, noir, dramma, saggio di filosofia. Una sorta di puzzle letterario dove i pezzi lentamente vanno al loro posto. E sconvolgono chi guarda l’insieme. L’opera narrativa che ha contribuito alla mia idea di linguaggio.
  • ROTH Philip, “Pastorale americana”, Milano, Einaudi, 1998;
    Premio Pulitzer 1997.Un romanzo sulla crisi del sogno americano. E su un miliardo e mezzo di altre piccole cosucce stupide e poco importanti come amore, sesso, figli padri e madri, guerra e politica, religione e morte. Perchè si può lottare, sempre.
  • BOURDIEAU Pierre, “La distinzione – Critica sociale del gusto”, Il Mulino, Bologna, 1983;
    Una sorta di psicanalisi sociale; il senso estetico nelle classi sociali e la sostituzione dei titoli di studio a quelli nobiliari. Il valore delle persone, del capitale sociale. Un libro che crea un grosso senso di appartenenza. E che mi ha dato la forza per continuare a pensare.
  • SALINGER J. D., “Franny and Zooey”, Penguin, London, 1964;
    Una sorella ed un fratello. Franny, la crisi di una storia d’amore che è crisi di vita e la salvezza nell’irrazionale ripetere automatico di una formula. L’Om: lo Zen dove nessuno crede che ci sia.
    Zooey, il ricordo di una persona cara e la definitiva presa di coscienza. La più bella prosa americana di questi ultimi cinquant’anni.. Credo che in italiano sia pubblicato assieme ad altri brevi racconti da Einaudi.
  • HERRIGEL Heugen, “Lo Zen e il tiro con l’Arco”, Adelphi, Milano, 1975;
    La dissoluzione della distinzione tra soggetto ed oggetto. La ricerca del vuoto. Un colpo – Una Vita. L’arciere è tutt’uno con l’arco, con la freccia e il bersaglio e diviene bersaglio da colpire. Dal punto di vista di un occidentale, come me. Per me un libro seminale.
  • BERNHARD Thomas, “Perturbamento”, Adelphi, Milano, 1981;
    Un figlio accompagna il padre medico in giro a fare visite. Incomunicabilità generazionale, una umanità malata e la disperazione di vivere in un nugolo di personaggi abbietti. Colore dominante il buio. Un libro che è claustrofobico anche nello stile. Mi ha aiutato a guardare dove non volevo e a prendere coscienza di alcuni aspetti della personalità umana, quelli di cui spesso ci si vergogna anche davanti ad uno specchio.
  • QUENEAU Raymond, “I Fiori Blu”, Einaudi, Milano, 1967;
    Il calembour che assurge ad arte. Una prosa che è un costante gioco di parole, gioca anche col significato della storia e con l’universo, che qui diviene pluriverso. “Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Francesi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I Normanni bevevan calvadòs”. Tradotto dal francese da Italo Calvino. E scusate se è poco.
  • PESSOA Fernando, “Il libro dell’inquietudine”, Feltrinelli, Milano, 1986;
    La più vile di tutte le necessità: quella della confidenza, quella della confessione. è la necessità dell’anima di esternarsi. Confessa pure; ma confessa ciò che non senti. Lbera pure la tua anima dal peso dei tuoi segreti raccontandoli; ma meglio sarebbe se il segreto che racconti non lo avessi mai raccontato. Mentisci a te stesso prima di raccontare quella verità. Esprimersi è sempre sbagliare. Fai in modo che esprimere significhi mentire”.
    L’unico lavoro in prosa del grande portoghese. Che è poeta anche con la prosa. Mi ha convinto della non-unità della personalità, della nostra ontologica schizofrenia…
  • SAINT-EXUPERY Antoine, “Il piccolo principe”, Bompiani, 1949;
    Un libro per ragazzi che mi ha insegnato l’Amore per gli Uomini. La salvezza nella sindrome di Peter Pan. Chè solo così possiamo ancora volare…
  • CALVINO Italo, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, Einaudi, Milano, 1979;
    Un libro fatto di libri, una dichiarazione d’amore alla letteratura, che qui si confonde con la vita reale. Nelle parole di Calvino: “E’ un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla su volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari tutti in qualche modo diversi da me e diversi da loro.”
  • SHAKESPEARE William, “The Complete Works”, Clarendon Press, Oxford, 1988;
    Tutta l’opera del Bardo di Stratford-on-Avon in un unico volume. Bello ed economico. Così che ognuno possa scegliersi la sua opera. Leggerlo in originale è più difficile, ma lascia in bocca il sapore dei suoni pensati dal più grande conoscitore dell’animo umano che abbia mai preso una penna.
  • SPIEGELMANN Art, “Maus”, Milano Libri, Milano, 1989;
    L’unico fumetto ad aver avuto uno Special Award del Premio Pulitzer: il fumetto occupa lo spazio della letteratura. Maus racconta l’olocausto dal punto di vista dei topi (gli ebrei). E’ una storia splendida. Ti prende e non ti lascia più. Piccoli quadri in bianco e nero di un’europa devastata dalla follia dei gatti (i nazisti) e dalla poesia della disperazione. Andrebbe letto nelle scuole. Se potessi portarmi su un’isola deserta due libri, questo sarebbe il secondo.
  • ENDE Michael, “La Storia infinita”, Longanesi, Milano, 1984;
    La ricerca di un nuovo nome per l’Infanta Imperatrice per salvare il Regno di Fantàsia dal Nulla che avanza. Il potere salvifico della fantasia, che si rincorre (e si fa rincorrere) dalla realtà… Mi ha ricordato che senza la capacità di sognare siamo solo uomini…

Nota
La lista non ha alcun ordine gerarchico (tranne, forse, il primo titolo…) e le indicazioni bibliografiche sono riferite alla prima edizione in italiano di cui sono riuscito ad avere notizia. Ove omesse si tratta di classici reperibili in diverse edizioni, anche paperback. Le opere citate in inglese le ho lette solo in inglese e… non so come siano reperibili in italiano (ma ci sono!). Last but not least, i libri sono tutti in catalogo.
La guardò appesa al muro tra un altro paio di elettriche: due anni prima, dopo averla suonata per mezz’ora in un piccolo negozio, aveva capito che quella era la sua chitarra e che lei lo stava aspettando da sempre; l’aveva comprata firmando un contratto con riserva di proprietà, senza dire una parola, pagandola a rate e vendendo un’altra chitarra comprata da pochissimo. Anno di fabbricazione 1978, con la tastiera macchiata da centinaia di turnaround suonati da chissà quali mani e il corpo a cui in più punti era saltata la vernice, quella chitarra suonava da molto prima di lui, che aspettava sempre, quando la toccava, che si mettesse a parlare da un momento all’altro per dirgli come fare quel certo giro. Intrisa dell’odore umido delle vecchie assi di legno dei palchi sui quali era stata e della birra dei pub dove aveva suonato, con lui si era impregnata del tanfo delle notti passate a sognare, di quelle notti insonni a scrivere canzoni che avrebbe sentito solo lui, notti nelle quali il sole arrivava sempre troppo tardi.

Cristiano

Abbagliato dalla luce del faro sono in salvo.
Sono giunto sulla sponda densa di buio e rigida di pietra. Non una spiaggia ad attendermi, non un dolce sussurrare di onde che accarezzano la sabbia. Non un riposarsi immerso nell’acqua tiepida del mare. Un solo saluto: la sua luce eclissante, accecante come il turbinio di un tornado.
Preso nelle morse della tempesta, scaraventato contro la scogliera, annientato dalla potenza del mare e inebriato dal gusto salato del mare schiumante di rabbia, inviperito per non essere stato temuto.
Ma sono qui. Salvo.
E rido piangendo, muoio vivendo, crepo di ferite e il colore dell’acqua si fa rossastro di me. Sogno, demoni angeli, spiagge, torrenti. Vorrei ascoltare il mare, diceva Novecento. Vorrei ascoltarlo e assumere un’altra prospettiva.
Ricoperto di sogni e di grida riesco ad affrontare la luce e lo vedo… sfidava con le sue grida il mare, lo insultava come se avesse voluto insultare dio, nessuna paura, il guardiano era lì….a volte guardava verso di me.
Sorrisi ad Han… sono in salvo.

Inventario
Gabbie per uccelli,
maniacali sorrisi,
atti osceni,
negazione dell’ordine pubblico,
bestemmia del mal costume.
Un fiore su una seggiola,
una maschera sul mio viso,
un pugno di terra,
una pietra poggiata sul suolo
e poi rimossa,
vermi sotto la pietra.
Tempesta, ciclone di ricordi,
critiche dure al mondo,
lacrime sul legno di una scrivania
e sulla cellulosa di un libro cui tenevo molto,
grazioso nascondersi del sole,
desiderio d’amore, di un bacio,
voglia di non pensare e
di vomitare ogni viltà,
di ammorbidire alcune delle mie angosce.
Mattina buia e insoddisfatta,
momento di gaiezza,
stufetta di malumori,
buio sopravveniente,
fretta del tempo e immobilità
dei miei prospetti.
Perchè.

Annamaria “Lilla”

Pensieri
Come si può dire dove finisce la realtà e comincia il sogno. Questo è un mondo magico e tutto può succedere. La nostra mente ha delle potenzialità enormi, così grandi che neanche possiamo immaginarlo.
Certo, se prendiamo ad esempio una persona chiusa nel suo sé, la cui giornata, la cui vita sia tutto un correre per raggiungere qualcosa, qualunque cosa, succube del Dio Stress, questa non potrà mai vedere altro che il suo mondo, quello cha la circonda e neanche pensare a qualcosa al di fuori di esso. Ma se invece una persona, con animo sereno, è libera di guardarsi intorno, di ascoltare i rumori che la circondano, ecco che sentirà delle sensazioni diverse, ascolterà in un altro modo il mondo che la circonda, perché sarà il mondo a penetrare dentro di lei, negli spazi lasciati liberi dagli affanni quotidiani e dai suoi pensieri. Ed allora ecco che la sua mente libera si troverà a spaziare e potrà sentire e vedere cose che altrimenti non sarebbe possibile percepire.
Passeggiare su una spiaggia deserta, in un giorno sereno, poi sedersi in riva al mare, tranquilli, rilassati ed ascoltare il rumore della risacca ad occhi chiusi, finché questo dolce rumore entra dentro di noi, ci pervade dalla testa ai piedi, noi siamo la risacca, e ci rotoliamo dolcemente avanti e indietro, pervasi da una serenità senza fine. Siamo tutt’uno con la natura che ci circonda, con il mare, la sabbia, il volo dei gabbiani, siamo dentro questo guscio protettivo, dove niente di male può succederci. Anche quando riapriamo gli occhi, le sensazioni che abbiamo provato restano dentro di noi, ci pervadono interamente e potremo riprovarle ogni volta che vorremo. Non sarà necessaria una spiaggia, qualsiasi altro posto andrà bene : un prato, un bosco, un giardino, purché tranquillo e silenzioso. Potremo ascoltare il canto degli uccelli o il frinire delle cicale o solo il rumore del vento e basterà restare in silenzio ad ascoltare e lasciarsi riempire da questi dolci suoni perché la serenità entri in noi e la mente si liberi completamente.
E’ in queste condizioni che il mondo esterno può penetrare dentro di noi ed ecco che, sulla spiaggia, riusciamo a vedere, nella spuma, le ondine che giocano con le sirene, nei prati e nei boschi percepiamo la presenza degli elfi e degli gnomi, vediamo le fate che volano di fiore in fiore, sorrette dalle loro ali iridescenti.
Voliamo sulle ali della fantasia, apriamo il nostro cuore e la nostra mente, guardiamoci intorno, scopriamo questo mondo fatato e teniamolo per sempre dentro di noi.

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