Salvare il faro di Jules Verne. Tra Francia e Patagonia, l’ossessione di André, viaggiatore dell’estremo

Fonte: www.repubblica.it

Negli anni 90′, un navigatore d’altura scoprì su un’isola tra la Terra del Fuoco e le Falkland le rovine della struttura che ha ispirato il romanzo dello scrittore, e riuscì a ricostruirla. Oggi, dopo 20 anni di tempeste australi, le luci si sono di nuovo spente. E lui ha deciso di ricominciare

Salvare “il faro alla fine del mondo”. Per la seconda volta, dopo vent’anni. È il sogno, quasi l’ossessione, di André Bronner, un sessantacinquenne francese, da sempre navigatore e viaggiatore estremo. Lui, il suo totem, lo ha trovato un quarto di secolo fa, dall’altra parte del pianeta. Più precisamente nella Isla de los Estados, un’isola disabitata – fatta eccezione per il team di marinai che a turno occupano la base navale – situata tra l’Isola Grande della Terra del Fuoco e le Falkland-Malvine -. Un’isola argentina non lontana da Capo Horn, in perenne balia dei Furious Fifties, i venti che sferzano quella striscia di mare continuo che si trova tra l’estremo Sud del continente sudamericano e l’Antartide, abbattendosi con violenza inaudita sui pochi lembi di terra che incrociano, per non parlare delle imbarcazioni.

André si era imbattuto nel faro di San Juan de Salvamento, una prima volta, nel 1993, durante un viaggio in solitaria che lo aveva portato addirttura a installarsi per qualche tempo nell’isola. In realtà, aveva trovato i resti dell’impianto, “un ammasso di legno e lamiere”. Il faro ha una sua storia. Costruito nel 1884, è il più antico dell’Argentina, il primo nelle acque australi. La sua peculiarità è però quella di aver ispirato il romanzo Il faro alla fine del mondo, romanzo di Jules Verne uscito postumo, nel 1905. Poco importa se l’opera è stata scritta, in buona parte, dal figlio dell’autore del Giro del mondo in Ottanta Giorni, Michel.

Ben presto rimpiazzato dal punto di vista strettamente funzionale dal faro Año Nuevo, che gli argentini costruirono nel 1902 nella vicina Isla Observatorio, il complesso dell’Isla de los Estatos ha trascorso oltre novant’anni in balia dei venti del Sud. Fino al passaggio di quel viaggiatore originario di Reims, che se ne innamorò al punto di volerlo far rivivere. Da un’associazione che riuscì a riunire un migliaio di persone, tra simpatizzanti e donatori, arrivarono 350 mila dollari. Con l’avallo delle autorità sia francesi che argentine, la replica del faro venne assemblata, nel 1998 in un cantiere della regione dell’Anjou, poi trasferita in Argentina e di lì direttamente portata sull’isola dalla marina militare del Paese sudamericano. Uguale all’originale, un ottagono sovrastato da una sfera di zinco, ma automatizzato e mosso da energia solare, il faro tornò a funzionare regolarmente.

Ma le correnti australi non perdonano. Tornato sul posto, su invito della marina argentina, per festeggiare il 20mo anniversario della ricostruzione, il navigatore oggi 65enne ha constatato come l’impianto luminoso non funzioni più. “La struttura è in buono stato – ha raccontato all’agenzia France Presse – ma la metà dei pannelli solari non funziona più. Abbiamo fatto una riparazione di fortuna, ma è molto probabile che il tutto sia di nuovo in avaria”.

Tempo di ricreare l’associazione. Obiettivo, raccogliere 54mila euro, quanto basta a sostituire i pannelli, a partire dalla prossima primavera. Per promuovere l’iniziativa, l’anziano uomo di mare utilizza un’altra replica del faro – quella che era riuscito a far costruire davanti al litorale di La Rochelle, nel 2000, allo scopo di promuovere le relazioni franco-argentine. Una terza replica – anche questa creata negli anni della ricostruzione, si trova nel Museo marittimo di Ushuaia, la rinomata “capitale” del profondo sud del mondo.