La via dei fari

Articolo di Mara Buzzi
Fonte: www.periodicodaily.com

Da Brest a Portsall per ammirare le più belle lanterne che vigilano sulle acque della Manica

La via costiera che corre da Brest a Portsall, in Bretagna, è conosciuta come la Route de phares et des balises. È lunga 86 chilometri e consente di ammirare trenta fari, dei quali tredici in mare aperto e diciassette sulla costa, oltre a ottantacinque boe di segnalazione. Al largo di queste coste battute dalle onde dell’Atlantico e della Manica, centinaia di navi sono affondate, ma migliaia ne avrebbero seguito la sorte senza i fari costruiti in Bretagna a partire dal 1695 e ancora oggi funzionanti. Alcuni sono davvero particolari.

Pointe St-Mathieu: Spunta tra le rovine di un’abbazia romanica iniziata nel 1150 e terminata due secoli più tardi. Nelle sue pareti si dice sarebbe stato murato, nel IX secolo, il cranio di San Matteo che i marinai del posto avrebbero portato dall’Etiopia. I primi ad accendere una lanterna furono proprio i benedettini nel 1250 e quattro secoli dopo sul campanile fu installata una lanterna permanente. Con la Rivoluzione Francese i monaci furono cacciati e l’abbazia venduta, ma per contratto il nuovo proprietario fu costretto a conservare il faro. Dalla sua cima si vede il faro di Kermorvan, perfettamente allineato a quello di St-Mathieu perchè le navi che seguono le rispettive luci navighino in sicurezza.

Le Pierres Noire: Il faro delle “pietre nere”. Questa torre circolare a tronco unico, alta 28 metri, è stata costruita con grandi difficoltà sulla roccia del diamante, uno scoglio minuscolo e alla mercé di correnti così terribili che spesso i guardiani venivano depositati davanti all’ingresso del faro grazie a un ponte mobile o a una teleferica.

Kéréon: La lanterna è piantata sullo scoglio di Men-Tensel e questo è un faro speciale: madame Jules Lebaudy, pronipote di Charles Marie la Dall de Kéréon (un ufficiale della marina francese ghigliottinato durante la Rivoluzione a 19 anni), nel 1910 donò 585mila franchi per costruire una lanterna in memoria del prozio. I guardiani di Kéréon erano i più invidiati tra i colleghi: dormivano tra rivestimenti in quercia, parquet in mogano e mosaici alle pareti; almeno fino al 2004 quando gli ultimi guardiani lasciarono il faro in elicottero.

Stiff: Sull’isola di Ouessant, lo si raggiunge facilmente in bicicletta. E’ il più antico tra i fari francesi tutt’ora in attività e assomiglia alla torretta di guardia di un castello medioevale. Nel 1699, quando fu messo in servizio, funzionava a carbone; ora la sua lanterna elettrica emette due segnali rossi ogni venti secondi.

Créach’h: Seguendo una strada tra mulini di legno, si arriva al faro che è posto a guardia del cattivissimo Mer d’Iroise, all’imbocco della Manica. Tra i naufragi più famosi avvenuti tra queste acque c’è quello del Drummond Castle, il vapore britanicco colato a picco nel 1896. Innalzato nel 1863, vanta un record: nel 1939 fu dotato di una innovativa doppia ottica su due livelli di lenti presentata due anni prima all’esposizione universale di Parigi.

Jument: Costruito in soli sette anni e nel punto più pericoloso dell’isola, sulla roccia della “vecchia giumenta”. La roccia era friabile e le violente tempeste resero la sua costruzione difficilissima. Come se non bastasse, il mercurio sul quale galleggiava il sistema ottico, fuoriuscì dalla vasca alla prima vera tempesta e per sistemarlo ci vollero decenni.

Ile Vierge: Fu costruito tra il 1897 e il 1902 per illuminare il tratto di costa soprannominato “Bro Bagan”, in bretone terra pagana; con i suoi 84, 50 metri è il più alto d’Europa. Questo faro ha rischiato di non essere mai ultimato perché gli venivano continuamente sottratte tonnellate di granito dirottate al vicino cantiere del faraonico castello di Trévarez.