Il faro è un resort, Punta Fenaio è il primo in Italia del bando “Valore Fari” ad aprire ai clienti

Articolo di Elisabetta Giorgi
Fonte: iltirreno.gelocal.it

L’imprenditore Mario Pellegrini, ex vicesindaco del Giglio, con la moglie Paola ha ristrutturato l’antica struttura trasformandola in un bed and breakfast di lusso

Il faro di Punta Fenaio all’isola del Giglio apre i battenti e batte tutti sul tempo. È il primo faro italiano a spalancare le porte nell’ambito del bando demaniale Valore Fari, progetto nazionale lanciato nel 2015 per restituire vita alle vecchie sentinelle del mare, ormai abbandonate. In tutt’Italia sono state aggiudicate decine di fari, per i quali è in corso il restyling. A Punta Fenaio, estremo nord dell’isola, il sogno è appena diventato realtà e l’alloggio dei vecchi faristi si è trasformato in camere e suite con vista mozzafiato. Aperto senza clamore in queste settimane, il Punta Fenaio è stato più rapido del collega Capel Rosso, sempre all’isola del Giglio, dove tre imprenditrici fiorentine – le sorelle Mura – combattono ancora con la burocrazia e non riescono a partire.

Mario Pellegrini

«Mio nonno era farista – dice lui – e mia nonna nacque nel faro di Porto Azzurro». Da un profondo senso delle radici è nata la voglia di un investimento importante, per restituire vita a questi alloggi. «La struttura è aperta e già arrivano i primi clienti – dice Pellegrini – A quanto pare siamo i primi in Italia ad avere aperto un faro messo a bando dal Demanio».
Il sito, corredato di foto, è www.farodipuntafenaio.it . Il canone d’affitto annuale da pagare allo Stato è di 65mila euro più Iva. Per i lavori sono stati spesi circa 2 milioni di euro. La concessione ha una durata di 19 anni, rinnovabili. All’interno del faro ci sono suites e camere-gioiello incastonate sugli scogli, in un’atmosfera di magica bellezza. «L’arredamento è curato nei minimi dettagli», spiega Pellegrini, il target è alto. Una segretaria è assunta alla reception.

Ma non si creda che tutto sia stato rose e fiori, anzi. «È vero che ho aperto prima dell’altro faro che ancora è invischiato nelle pratiche burocratiche. Anzi, sono nel cuore alle sorelle Mura e mi spiace per loro; ma del resto ho cominciato prima. E poi ho attraversato anch’io una miriade di difficoltà d’ogni tipo, burocratiche, paesaggistiche. Pago il mio passato politico: ho penato le pene dell’inferno e ritengo d’aver subito un attacco pesante da chi ha confuso il l’uomo politico con l’imprenditore».

Pellegrini cita «la minoranza che si è fatta carico di fare pressioni su istituzioni per trovare cavilli che rallentassero il progetto. Ci sono state interrogazioni». È tuttora in corso, dice, «un procedimento per l’apertura, anzi riapertura di una strada demaniale per cui avevo tutte le autorizzazioni, ma c’è chi sostiene che avrei fatto un abuso e mi ha denunciato». A settembre l’udienza.
Riguardo al progetto Pellegrini si dice orgoglioso d’averlo realizzato «e d’aver lavorato come un mulo, aprendo la struttura. L’ho avviata in maniera soft, senza clamori. Per me è stato un investimento molto oneroso. Lo vedo come una prospettiva per tutto il territorio, non solo per me: un vantaggio per tutti, che possa spalancare nuove rotte del turismo e creare un indotto».