Niente tv e cellulare, la mia vita da guardiano del faro

Articolo di Antonio Sanfrancesco
Foto di Ugo Zamborlini

Fonte: www.famigliacristiana.it

Paolo Bassignani, da fine maggio, è il custode della lanterna di Portofino, in uno dei promontori più belli e chic d’Italia. Si sveglia tutti i giorni alle sette, controlla che la centralina funzioni, pulisce i vetri esterni: «Mi incanto quando penso a quanti occhi mi osservano ogni notte, senza che io li veda»


Paolo Bassignani, 59 anni, al lavoro nella calotta del faro dove è installata la lampada. Il faro di Punta Portofino (Genova) è alto 12 metri. ha una portata luminosa di 16 miglia (29 chilometri). Lancia un lampo a 360 gradi della durata di un secondo, poi sta spento per 4 secondi, quindi si riaccende di nuovo

Si è liberato finalmente dell’orologio. La televisione non la guarda più, anche se nel soggiorno ce n’è una bella grande («l’ho montata un mese fa e non l’ho ancora accesa»). Il cellulare è un ingombro fastidioso: «Lo tengo solo per ragioni di servizio, ma ormai lo uso pochissimo. Non prende neanche così bene, quassù». Di notte e di giorno, con la luna o la tempesta, Paolo Bassignani è prigioniero felice del “suo” faro come di una torre d’avorio che molti gli invidiano. Dalle finestre di casa (salone, cucina, due camere e bagno, 100 metri quadrati in tutto) s’apre una vista mozzafiato: il blu intenso del mare, i pini che crescono tenaci sulla scogliera, i gabbiani. Sullo sfondo, ecco il Golfo del Tigullio, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Chiavari fino a Sestri Levante. Un piccolo promontorio vela le Cinque Terre. Non si vede Portofino con la celebre piazzetta e le casette colorate. Quest’avamposto sulla bellezza è rimasto sguarnito per quattordici anni, dopo che il vecchio guardiano, Roberto Racalbuto, è andato in pensione nel 2004. Dal 29 maggio scorso, però, il faro di Punta Portofino è tornato ad avere il suo guardiano: «Ho lavorato per venticinque anni al Comando fari di La Spezia come addetto alla manutenzione», racconta Bassignani, «dopo aver frequentato il corso per farista, nel novembre 2017 ho fatto domanda per diventare guardiano e nel giro di sei mesi mi hanno assegnato qui».

Al faro ci si arriva dopo una scarpinata in salita di due chilometri, inasprita da tre micidiali rampe di gradini. «Qualche volta», spiega, «ho utilizzato l’ascensore di Leopoldo Pirelli, ma in paese, di solito, scendo poco, solo per sbrigare alcune faccende: andare alla posta, fare la spesa, parlare con il sindaco». Se ha bisogno di chiedere in prestito una cipolla va dai vicini di casa? Bassignani sorride. Può bussare alla tenuta di Dolce e Gabbana, 5 ettari a strapiombo sul mare che i due stilisti hanno acquistato da una contessa decaduta di Paraggi e che includono il Castello dell’Olivetta più tre dépendance.

Uno dei mestieri più mitizzati e ambiti

Una veduta del faro di Portofino che s’affaccia sul Golfo del Tigullio

Sull’uscio di casa, campeggia il motto latino Lux nautis securitas (La luce è la tranquillità dei marinai) e lo stemma della Marina militare che gestisce tutti i fari d’Italia. Se avete ancora in mente Il guardiano del faro trasmesso dalla Rai negli anni Sessanta, col vecchio eremita impersonato da Fosco Giachetti che cercava di richiamare l’attenzione del mondo civile borbottando nel baracchino «Qui Libero chiama radio costa, qui Libero chiama radio costa», dimenticatevene: quella razza di faristi è estinta.

«Oggi il faro è completamente automatizzato», spiega Bassignani, «la tecnologia a led e l’elettronica hanno ridotto il nostro lavoro. Questo, però, non significa che non facciamo nulla. Stamani c’è stato un fortissimo temporale e ho dovuto controllare che fosse tutto a posto». La giornata tipo di Bassignani varia per pochi segni: sveglia alle sette, rapido controllo che il faro si sia spento regolarmente e la centralina non abbia subito danni, poi si sale in cima per pulire i vetri esterni resi opachi dal salmastro del mare, una volta a settimana si pulisce anche la calotta interna. A primavera, si rivernicia il faro di bianco.

«Nonostante i lavori recenti, è una struttura vecchia che necessita di manutenzione costante», sottolinea. La prima pietra del faro fu posta nel 1870, quando l’esercito italiano entrava a Roma attraverso la breccia di Porta Pia decretando la fine del millenario Stato pontificio. L’accensione ufficiale nel 1910. Tecnologia o no, quello del farista resta ancora oggi uno dei mestieri più mitizzati e ambiti. «In passato era un lavoro faticosissimo», concede Bassignani, «bisognava accendere materialmente la lanterna e fare i turni di notte per portar su le bombole di acetilene o, quand’era ancora a petrolio, sorvegliare che non ci fossero incendi».

Il mare in tempesta tra gli imprevisti del mestiere

Bassignani con la compagna, Felicetta Santomauro (56 anni) all’interno dell’alloggio di servizio

Il guardiano del faro di Portofino non è un anacoreta. Felicetta Santomauro, la sua compagna, lo raggiunge appena può da Torino, dove lavora. «Non ho famiglia e questo per un farista è un vantaggio», racconta, «ho una figlia di 30 anni che vive da sola ed è autonoma». In agguato, ci sono gli imprevisti del mestiere: una lampada da sostituire, la luce elettrica che va via con la riserva da attivare, un fulmine che brucia tutto, «in quel caso bisogna chiamare i tecnici da La Spezia».

E, ovviamente, il mare che, quand’è in tempesta, mette davvero paura. «Ancora per fortuna non è successo nulla», dice Bassignani, che è già stato avvertito dal suo predecessore di quella volta, vent’anni fa, in cui il faro fu investito da un’onda anomala terrificante e il mare scavalcò il tetto, penetrò nel soggiorno dell’abitazione nonostante imposte e finestre fossero ermeticamente chiuse e inzuppò persino il televisore. Per contratto, il farista è un dipendente della Difesa, lavora dalle 8 alle 14, sei giorni su sette, con un’ora di rientro la sera e Asgc gratis. L’acronimo sta per “Alloggio di servizio guardianaggio e controllo”. Lo stipendio mensile s’aggira sui 1.300 euro.

La metà dei fari italiani sono senza custode

Paolo Bassignani con la presidente dell’associazione culturale “Il mondo dei fari”, Annamaria Lilla Mariotti

A Bassignani, come alla Marina, arrivano numerose richieste di aspiranti faristi. Quelli attualmente in servizio in Italia sono 119 mentre il 50 per cento dei fari sono sguarniti, informa il capitano Stefano Gilli, l’efficientissimo comandante di Marifari di La Spezia che ha la competenza sui segnalamenti marittimi dell’Alto Tirreno, da Ventimiglia a Civitavecchia. Ma senza i fari le imbarcazioni davvero rischierebbero di schiantarsi sugli scogli? «Con il Gps, il radar e tutte le diavolerie tecnologiche di oggi non credo proprio», sorride Bassignani, «però se ci si trova in una zona non coperta dal segnale? E se il sistema si rompe? La luce è la terra. A volte mi incanto pensando a quanti milioni di occhi, tutte le notti, mi vedono senza che io li veda».