Il faro di Minori e la battaglia navale di Capo d’Orso

Articolo di Laura Piserchia
Fonte: www.occhiodisalerno.it

I fari hanno sempre ispirato storie e leggende, storie non solo legate ai fari ma anche ai guardiani. Uomini che hanno guidato le navi nella tempesta

I fari hanno sempre ispirato storie e leggende, storie non solo legate ai fari ma anche ai guardiani. Uomini che hanno guidato le navi nella tempesta e salvato molte vite umane. Ormai questa figura sta scomparendo.

Il faro di Minori non ha molte storie che lo accompagnano, forse per colpa della sua giovane età. Fu costruito nel 1862 e completato nel 1882. Di colore rosso molto visibile dal mare anche a lunga distanza. La lanterna è posizionata a 66 metri sul livello del mare ed emette tre lampi bianchi in un periodo di 15 secondi, visibile fino a una distanza di 16 miglia nautiche (30 km).

Il faro è completamente automatizzato era gestito dalla Marina Militare, nel 2016 l’Agenzia del Demanio e il Ministero della Difesa hanno istituito un bando per l’affidamento di 11 fari di proprietà dello stato. Il progetto Valore Paese prevedeva iniziative ed eventi di tipo culturale, sociale, sportivo e la scoperta del territorio insieme ad attività turistiche, ricettive, ristorative, ricreative, didattiche e promozionali; il bando è stato vinto dal WWF Oasi che destinerà il faro Capo d’Orso al turismo ambientale. Il contratto è di cinquanta anni.

Dalla strada della Costiera Amalfitana per raggiungere il faro, a picco sul mare, bisogna percorrere 640 scalini. Nella struttura si trova anche un forno per il pane usato dalla famiglia del guardiano vista l’enorme distanza dai centri abitati. C’è anche una torretta usata da essiccatoio per recuperare l’olio dagli stracci usati per il vecchio sistema di illuminazione a petrolio era una vita fatta di lavoro e tanto sacrificio. L’asino era l’unico mezzo di trasporto e la famiglia che vi abitava attendeva l’acqua dolce via mare. Il faro prende il nome dalla roccia su cui poggi Capo d’Orso che visto da lontano ha la forma di una testa di orso poggiata sulle acque del mare.

Non tutti ricordano che in quella zona avvenne la battaglia di Capo d’Orso, nel 1528, fra la flotta francese e quella spagnola.

A differenza di molte famose battaglie del secolo come Marignano, Pavia o Lepanto, la battaglia di Capo d’Orso ha generato poca attenzione.

Il primo Maggio, i francesi, al comando del luogotenente Filippino Doria (imparentato con il più celebre Andrea Doria) e quella spagnola di Carlo V, comandata dal Viceré don Ugo di Moncada, si scontarono proprio in quelle acque. La battaglia detta anche “della Cava” o “d’Amalfi” vide lo scontro fra le sei galere spagnole CapitanaGobbaVillamarinaPerpignanaCalabreseSicana e le otto galere di Filippino. In attesa che giungessero gli aiuti dai veneziani. Filippo accortosi della forza delle galere spagnole, ordinò al suo luogotenente Lomellino di simulare la fuga appena giunto a tiro del nemico, e di prendere il largo con le sue tre galere, ritornando poi a tempo opportuno per investire di fianco. Lomellinosi attenne agli ordini determinando la completa vittoria dei francesi. Lesito per gli spagnoli fu un disastro, 1400 uomini uccisi e quattro galere affondate e il comandante morto in battaglia.