Danimarca: la magia del faro perduto tra le sabbie

Articolo di Devis Bellucci
Fonte: www.vanityfair.it

Sul mare del Nord c’è una distesa di dune color miele dove sorge un faro abbandonato dagli anni ’60. Ancora pochi anni e la sabbia lo inghiottirà per sempre. Meglio fare presto, è uno dei luoghi più romantici e selvaggi del Nord Europa

Questa storia potrebbe iniziare come una favola. C’era una volta un faro bianco, costruito là dove comanda il vento. Come una sentinella, dall’alto della sua scogliera, teneva a bada il mare del Nord.

Era l’inizio del ‘900 a Rubjerg Knude, vicino alla città di Lønstrup. La penisola dello Jutland, baluardo continentale della Danimarca, è un piatto susseguirsi di foreste e campi, che proprio da qui in avanti si restringe lentamente, terminando in una striscia di sabbia abbracciata da due mari.

Da Skagen, un po’ più a nord, si può camminare fino al confine della Nazione, arrivando sul sentiero dorato che separa il Baltico dal mare del Nord, con le onde che spumeggiano le une sulle altre da direzioni opposte.

Rubjerg Knude è diverso, perché non conosce pace. La costa è alta e friabile, senz’alberi. Solo brughiera, fiori e animali al pascolo, mentre le nubi scorrono rapide nel cielo, come fossero trascinate dalla corrente di un fiume. Questo pezzo di Danimarca è terra di naufragi e spaventose tempeste. Il 6 dicembre 1808 la fregata britannica HMS Crescent affondònon lontano da dove sarebbe sorto il faro. Morirono in 200, poi sepolti in un piccolo cimitero. E c’era anche la chiesetta di Mårup, lì da 700 anni a sfidare le grida del vento, quando la riva distava oltre un chilometro.

Il faro bianco entrò in funzione nel mese di dicembre. Era, ed è tuttora, una torre massiccia, alta 23 metri, con balcone e lanterna rossa. Attorno costruirono una serie di edifici, qualche aiuola e una stradina. Pare tuttavia che esistano luoghi che non amano essere colonizzati. Da subito il mare prese a martoriare la costa con imprevista energia, abbattendone interi tratti. Progettisti e costruttori non si diedero per vinti: gettarono cemento e sistemarono protezioni.

Poi, a cavallo del vento, arrivò la sabbia. Proprio come nel Sahara o in Medio Oriente, l’area del faro cominciò a essere travolta da tempeste rosse che strappavano tegole e grondaie, ammassando cumuli di polvere attorno ai muri. La sabbia inghiottì le aiuole e l’accesso all’area, mettendo in pericolo la stabilità degli edifici. Nel 1968 il custode spense la lanterna e se ne andò, così il faro di Rubjerg Knude venne abbandonato al proprio destino. Tutti si aspettavano che sarebbe crollato di lì a poco, nell’abbraccio mortale di quelle dune alte quanto palazzi. Invece la sentinella bianca rimase al proprio posto, anche se ridotta a un guscio vuoto.

Si sparse la voce di questo luogo straordinario. Arrivarono i turisti e qualcuno ebbe l’idea di allestire una piccola caffetteria e un museo ai piedi del faro. Sistemarono anche la scala all’interno della torre, per permettere alla gente di salire. Quella scala c’è ancora oggi e a proprio rischio e pericolo – come si dice in questi casi – è possibile raggiungere il terrazzino panoramico. Ma della caffetteria e del museo nessuna traccia, se non le migliaia di mattoni gialli, travi e pezzi di legno sparpagliati tra la sabbia.

La chiesa bianca di Mårup venne smontata alcuni anni fa, per evitare che si sbriciolasse insieme alla scogliera. Il faro di Rubjerg Knude è ancora ostinatamente al proprio posto, col mare che continua a consumare la costa al ritmo di un metro e mezzo l’anno. Si stima che questa malinconica torre verrà inghiottita tra il 2020 e il 2025. Se volete vederla in piedi, intenta a sfidare le sabbie del mare del Nord, è meglio quindi non perdere tempo e andare.