Il Faro di Capo Gallo apre le porte a Palermo: la Riserva invece è sempre a pagamento

Articolo di Alessia Rotolo
Foto di Franco Lannino
Fonte: www.balarm.it

Il romantico faro di Capo Gallo diventa un centro educativo e di accoglienza ma la domanda sorge spontanea: perché non restituire alla città l’intera Riserva?

I fari sono tra i luoghi più romantici di sempre, luoghi isolati a pochi passi dal mare: anche a Palermo c’è un Faro, e chissà quanti di noi nelle notti d’estate hanno contato le stelle cadenti, visto l’alba o scambiato appassionati baci “a labbra salate” come cantava Baglioni.

Il faro di Capo Gallo si appresta a vivere una seconda vita dopo tanti anni di abbandono, è infatti stato siglato l’accordo pochi giorni fa.

L’Agenzia del Demanio ha concesso al Comune di Palermo i locali del Faro di capo Gallo, in passato utilizzati come alloggi dai faristi, e oggi inutilizzati e in pessimo stato di conservazione.

Il Comune di Palermo realizzarà un centro di accoglienza e di educazione ambientalepermanente, con un piccolo centro acquariologico e riproduzioni in vivo dei diversi ambienti marini e sottomarini della riserva.

La struttura costituirà quindi un osservatorio sull’ambiente marino locale e al contempo sarà punto nodale di percorsi didattici ed iniziative legate alla gestione dell’Area Marina Protetta.

Il progetto interesserà anche il consolidamento del costone roccioso attualmente instabile, per rendere l’area raggiungibile e fruibile.

La concessione sarà gratuita e avrà la durata di 19 anni. Il Faro di Capo Gallo si trova sul promontorio del Golfo di Palermo, a chiusura del Golfo di Mondello.

Il Faro, attivato nel 1854 sotto il regno di Ferdinando II, ha subito negli anni varie modifiche da parte del Genio Civile. La torre, a pianta circolare, è posta in corrispondenza dell’asse di simmetria del prospetto Nord-Est e alla sua sommità si trova la lanterna dotata di un congegno per il funzionamento automatico fin dal 1977, anno in cui venne dismessa.

Nel 2016 il Comune di Palermo lo voleva trasformare in un un museo: e la proposta partiva dall’assessore all’ambiente (oggi vicesindaco) Sergio Marino.

Alla fine, abbandonata l’idea di farci uno spazio culturale, oggi comunque viene realizzato il progetto di restituirlo ai palermitani (e ai turisti) che avranno nuovo spazio innestato in un panorama romantico e selvatico, che domina la riserva.

Qui, per l’appunto, l’unico neo: per accedere alla Riserva Naturale Orientata si deve pagare e anche se le cifre sono irrisorie (1 euro a persona, 2 euro in moto e 5 euro in automobile) l’idea di dover sborsare dei soldi per accedere lascia l’amaro in bocca.

Naturalmente la maggior parte dei palermitani vorrebbe che la Riserva fosse ad accesso libero ma la realtà dei fatti è che a impedirne la “liberazione” c’è un labirinto burocratico.

La Riserva di Capo Gallo esiste dal 2001 e il demanio è del Comune, la gestione dell’area protetta spetta alla Regione, i confini marittimi sono controllati dalla Guardia Costiera e l’accesso dai privati.

I privati che sono la famiglia Vassallo: cinque proprietari che dal 1942 posseggono l’accesso all’area dal versante di Mondello.