Al faro, primo singolo del cantautore Giovanni Amirante

Articolo di Francesca Vaccaro
Fonte: terredicampania.it

Un brano di struggente delicatezza e straordinaria forza espressiva, Al Faro, il primo singolo del cantautore Giovanni Amirante

È stato pubblicato il 15 febbraio Al faro, primo singolo del giovane cantautore Giovanni Amirante. Il brano, registrato al Nut Studio di Napoli da Rosario Acunto, è accompagnato da un video diretto da Marco de Chiara e montato da Fabiana Cappuccio, che riesce perfettamente a tradurre in immagini le sensazioni evocate dalla musica.

Il tocco delicato ed essenziale delle mani di Giovanni Amirante, che si posano con amore su tasti del pianoforte, sembra prendere per mano l’ascoltatore e guidarlo attraverso un paesaggio sonoro di grande fluidità. Impossibile non lasciarsi coinvolgere ed intraprendere questo cammino ideale, lasciandosi trasportare dalle note e dalla voce avvolgente del cantautore, fino a sprofondare nella musica e nelle parole, che s’intrecciano in un contesto melodico di ineffabile grazia ed equilibrio.
La preziosa sensibilità e la profonda capacità introspettiva che emergono dal testo di Al faro s’innestano su un tappeto ritmico che mostra una raffinata e attenta calibratura del suono. La grazia con cui le note del piano e la voce di Giovanni Amirante sembrano accarezzare l’ascoltatore, sanno scavare nel cuore di chi ascolta, toccando accenti di struggente tenerezza e al contempo di straordinaria energia e forza espressiva.

Come in un quadro impressionista, nel brano le sfumature armoniche concorrono a creare un paesaggio che nelle sue innumerevoli venature di colore riesce ad emozionare fin dal primo ascolto. Un paesaggio in cui prendono vita diverse immagini, ciascuna delle quali esprime uno stato d’animo, una condizione interiore in cui ognuno può riconoscersi.

Le giornate s’inseguono, soffiano anche sul vento e un cancello opaco costringe il guardiano all’orizzonte. Qualcuno si isola per provare una forma di allegria appena messa in commercio. Qualcuno si riconosce in un disegno o nell’adrenalina in circolo, come ogni volta che ti perdo.

Probabilmente è proprio questa la caratteristica che rende Al faro una canzone capace di giungere con estrema naturalezza e delicatezza negli angoli più reconditi dell’animo, dove si cela tutta la fragilità e la bellezza del nostro essere umani. Al faro risponde al bisogno ancestrale che tutti noi nutriamo di ricominciare a guardarci attorno con occhi pieni di meraviglia, di scoprire ancora la magia e la poesia che vivono nei luoghi, di guardarci dentro per provare a ritrovarci quando perdiamo il filo del discorso, per capire, infine, che nell’imperfetto intrecciarsi di contraddizioni, cadute, dolori che contraddistinguono la vita, c’è comunque una luce, un faro appunto, che può guidarci, aiutandoci a riscoprire una delle capacità più belle dell’essere umano: la capacità di fidarsi e di affidarsi.

La danza della pioggia, un tuffo nel mare.
E ancora un’altra volta ti dovresti fidare,
ti dovresti affidare.

Ogni singola strofa di Al faro è dotata di una fortissima carica comunicativa, che si esprime non solo attraverso il connubio di musica e parole, ma anche nella coda, interamente strumentale, in cui trovano spazio i virtuosismi del sax di Valerio Vitolo e della tromba di Antonio Pignatelli.