Via il vecchio faro, smontaggio concluso al castello Alfonsino

Articolo di Francesco Ribezzo Piccinin
Fonte: www.quotidianodipuglia.it

È stato rimosso anche l’ultimo piede del traliccio in ferro del faro di Sant’Andrea, che si trovava in cima al Forte a Mare. La struttura, infatti, era pericolante ormai da molto tempo, così l’allora Autorità portuale di Brindisi aveva affidato al Provveditorato alle opere pubbliche per la Campania, il Molise, la Puglia e la Basilicata le risorse per lo smontaggio. Che, come detto, si è concluso solo poche ore fa.
Il faro, intorno al quale era stata poi realizzata una sorta di “gabbia di contenimento”, si trovava in quel punto da quasi ottant’anni. Il suo progetto, infatti, risale al 1930 mentre il completamento della sua costruzione e la sua entrata in funzione risalgono a qualche anno dopo, per la precisione al 1938.
Si trattava di un faro ad ottica rotante con una portata di 35 miglia ed una luce dai caratteristici quattro lampi bianchi con un periodo di 20 secondo. Il riferimento marittimo non è più in funzione ormai dal 1984, quando i gravi danni alle strutture murarie causati da una mareggiata convinsero la Marina militare alla sua dismissione.
Dopo anni di attesa, nel gennaio del 2016 si scoprì che il Provveditorato alle opere pubbliche aveva deciso per la rimozione definitiva e distruzione del faro. Primo ad opporsi fu Mauro D’Attis, allora capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, che depositò un’interrogazione rivolta all’allora sindaco Mimmo Consales. Nei giorni precedenti, infatti, lo stesso Provveditorato aveva inoltrato all’ente di piazza Matteotti la notizia con la quale si metteva in evidenza la decisione di procedere allo smontaggio del faro, aggiudicato ad una ditta leccese.

«L’Autorità portuale – ricordava proprio in quell’occasione D’Attis – aveva inserito l’intervento di smontaggio e di recupero del bene con propri fondi, nell’ambito del proprio Piano triennale. Allo scopo sono state convocate apposite conferenze di servizi nelle quali l’Autorità portuale ha confermato questa volontà e l’amministrazione comunale, anche con note successive, ha espresso il parere che si dovesse necessariamente procedere con il recupero integrale del bene».
Invece, ricordava Forza Italia, nella conferenza dei servizi del marzo 2015 il Provveditorato aveva cambiato idea, optando per lo smontaggio con successiva distruzione del castelletto per motivi di sicurezza. Anche le associazioni riunite nella sigla di “Amare Forte a Mare” avevano protestato con forza contro l’intenzione di smontare e distruggere la struttura.
«L’auspicio – scrive l’antropologo del Centro ricerche etnografiche, storiche e antropologiche Claudio Masciopinto, che ha dato notizia della fine dei lavori di smontaggio in un gruppo di appassionati di fari – è di vedere tale manufatto recuperato e in futuro esposto, magari in una sede museale, al fine di evitare la perdita di un singolare “documento” della farologia italiana e di valorizzare e promuovere il senso del faro all’interno del paesaggio marittimo, oltre che il suo immenso bagaglio di storie veicolato attraverso la sua presenza e la sua veglia: storie di chi ha vissuto sull’isola di Sant’Andrea, storie dei faristi e degli operai che ne hanno seguito le vicissitudini, ma anche storie di marittimi e di naviganti che per tanto tempo, entrando nel porto brindisino, osservavano con lo sguardo il faro sul castello».

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