Torri e fari in vendita, il sogno è possibile

Articolo di Antonio Signorini
Fonte: www.ilgiornale.it

Bandi per 17 immobili della Difesa aperti a società e privati. Le cifre? Non iperboliche

Per il governo è un’alternativa valida alle privatizzazioni. Si trasforma un costo (la manutenzione di edifici fatiscenti) in un guadagno, i beni pubblici non si svendono e si fanno ristrutturare a spese dei privati.

Per gli operatori turistici, un’opportunità di business; per pochi privati cittadini, un lavoro da sogno. Qualche anno fa i telefoni della Marina furono presi d’assalto perché qualcuno aveva diffuso la falsa notizia che era stato aperto un bando per guardiano del faro. Poco tempo dopo arrivò la prima edizione di Valore Paese Fari, un programma che consiste nella cessione di strutture costiere dell’Agenzia del Demanio e della Marina militare a privati – italiani o stranieri, società, associazioni e anche cittadini – che li prendono in gestione.

Ieri a una conferenza stampa tenuta a Civitavecchia sulla nave scuola Amerigo Vespucci sono stati ufficializzati gli immobili della terza edizione. Sono 17 in tutto, otto fari tra quelli in gestione a Difesa Servizi: in Toscana a Porto Santo Stefano il Faro di Punta Lividonia, in Calabria il Faro di Punta Stilo, vicino Reggio Calabria, il Faro di Punta Alice, vicino a Crotone, e il Faro di Capo Rizzuto a Isola Capo Rizzuto; in Sicilia ci sono il Faro Dromo Caderini a Siracusa, il Faro Punta Marsala sull’isola di Favignana (TR), il Faro di Capo d’Orlando a Messina e il Faro Punta Omo Morto a Ustica (PA). A questi si aggiungono altri 9 beni, di varia tipologia, in gestione all’Agenzia del Demanio.

In particolare, nella laguna di Venezia, l’intera Isola di San Secondo e l’Ottagono di Cà Roman. Poi, in Liguria a Camogli il Faro Semaforo Nuovo, sul promontorio di Ancona il Faro del Colle dei Cappuccini; in Puglia quest’anno ci sono la Torre Monte Pucci a Peschici e la Torre d’Ayala a Taranto, mentre in Calabria la Torre Cupo di Corigliano Calabro. Infine il Faro di Riposto vicino Catania e il Faro di Capo Santa Croce ad Augusta.

Una lista destinata ad attirare l’attenzione di grandi investitori (in particolare le due isole nella laguna veneta, riservate a società almeno 40 milioni di fatturato), ma anche associazioni e privati cittadini. Le passate edizioni hanno riscosso successo. I fari e gli altri immobili aggiudicati sono in fase di ristrutturazione e a breve alcune strutture turistiche saranno in funzione. Si contano anche dei ricorsi da parte degli esclusi. Ma tutta la procedura, assicura il direttore dell’Agenzia del Demanio Roberto Reggi, è stata studiata per garantire trasparenza e semplicità. Quest’anno, tra i criteri di valutazioni, conterà soprattutto il tipo di progetto. Poi la proposta finanziaria.

L’aggiudicazione non è alla portata di tutti, ma neppure impossibile. Nelle due precedenti edizioni, l’investimento medio per le ristrutturazioni è stato di un milione di euro. Tra i vincitori, privati cittadini, associazioni come il Wwf o gruppi stranieri, in particolare uno tedesco specializzato in ristrutturazione e valorizzazione turistica di fari.

Il guadagno per lo Stato c’è. Le singole strutture costiere costano in media 200 mila euro all’anno solo di manutenzione. Una volta cedute, per un periodo massimo di 50 anni, producono una entrata per lo Stato (il canone, a regime 15 milioni di euro complessivi) e posti di lavoro (se ne stimano 300). Ma il Progetto Valore Paese-Fari è anche «il simbolo di un cambio di mentalità dello Stato nella gestione del suo patrimonio immobiliare», ha commentato il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta. Per una volta, insomma, tre ministeri (Difesa, Economia e Cultura) hanno collaborato.

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