La Città della Lanterna – L’iconografia di Genova e del suo faro dal Medioevo al Presente

Fonte: www.arte.go.it

Da venerdì 6 ottobre 2017 a domenica 4 febbraio 2018
Sede: Palazzo Reale – Teatro del Falcone (Genova)

La mostra La Città della Lanterna – L’iconografia di Genova e del suo faro dal Medioevo al Presente, mira a offrire al pubblico un quadro storico delle rappresentazioni figurative della Lanterna, del porto di Genova e della città intera, a partire dalle prime mappe rinascimentali e fino agli scatti fotografici del Novecento, passando dai pittori del Grand Tour e dai paesaggisti dell’Ottocento.
In esposizione oltre 200 opere tra incisioni, disegni, dipinti, poster e fotografie.
Le opere provengono dall’Archivio di Stato di Genova, dalle collezioni del Comune di Genova, dei Musei Reali di Torino, di Ca’ Pesaro di Venezia, della Banca Carige, della Camera di Commercio di Genova, dagli archivi delle soprintendenze liguri, ma anche da numerose collezioni private con esposizione di materiali rari o inediti.
Quadri, stampe, disegni, carte topografiche, fotografie, poster sono messe a disposizione anche da musei italiani ed europei.

Genova non aveva mai dedicato una mostra alla Lanterna, il suo faro medievale, elemento che ha caratterizzato il paesaggio urbano sin dalle prime rappresentazioni della città. La sua struttura eccezionale (fino al 1902 è stato il faro più alto del mondo), la posizione emergente al limite estremo del colle di San Benigno a chiudere l’arco del porto antico a ponente, l’hanno promossa spontaneamente come uno dei simboli principali dell’Imago Urbis.
La città, nel corso del tempo, ha scelto molteplici emblemi e insegne per essere riconosciuta all’esterno: il vessillo di San Giorgio, la Madonna Regina di Genova, i santi patroni, il doge, Giano bifronte, la porta mutuata dal titolo latino Ianua.
Eppure la Lanterna, monumento unico anche nel panorama dei porti del mediterraneo, è sempre riaffiorata prepotente quale elemento distintivo, vera e propria Mirabilia Urbis, tanto nelle carte nautiche quanto nei documenti ufficiali, sui frontespizi dei libri e nelle immagini pubbliche, a suggello dell’efficienza e della stabilità del porto, elemento cardine dell’iconografia della città intera. E che il simbolo di Genova fosse un faro, ovvero una svettante torre antica con precisa funzione pratica e intimamente legata alla navigazione, monumento che rimanda alle imprese che resero la Repubblica ricca, temuta e rispettata, rientra nello spirito più autentico della città.
Se nel linguaggio comune Genova, dunque, è ancora la città della Lanterna, questa mostra ripercorre le tappe di uno dei principali leit motif del paesaggio genovese. Dalla prima rappresentazione figurata nota, quella che appare sulla copertina di un manuale di conti del 1371, ai rotocalchi moderni. Dalle antiche xilografie con le antiche vedute della città, alle affiche con i transatlantici per il turismo moderno. Dagli oggetti che ancora oggi ne documentano la primitiva funzionalità (il vaso d’olio utilizzato come combustibile per alimentarne la luminosità), agli oggetti della contemporaneità che ne consacrano il valore simbolico.
Dai documenti che testimoniano l’assidua cura dei Padri del Comune nelle manutenzioni e negli ammodernamenti, ai simboli di chi nel porto, all’ombra della Lanterna, ha lavorato per generazioni. Dalle incisioni che ne hanno fatto elemento imprescindibile della Forma Urbis, ai dipinti che l’hanno ripresa da sola o immersa in un paesaggio struggente per bellezza e fragilità.

Sezioni

Lanterna di Genova
Salvatori del porto e del molo, 1371
inchiostro su pergamena, 40 x 30 cm
Archivio di Stato di Genova
Disegnata sulla copertina in pergamena di un registro di conti dei Salvatori del porto e del molo, è l’immagine più antica del faro di Genova.
Fu tracciata probabilmente dal responsabile del volume per facilitare l’identificazione del contenuto: le spese sostenute per i combustibili e le ore di lavoro necessarie per mantenere il faro acceso.
Anche se riprodotta in forma semplificata, resta raro e prezioso documento della veste medievale della Lanterna, completa delle merlature abolite nel restauro del 1543. Con intervento progettato da Giustina Olgiati, la “coperta”, molto rovinata, è stata restaurata insieme alla rilegatura e alle 143 carte di cui si compone il volume, grazie a una donazione del Lions Club di Sampierdarena nell’ambito dell’iniziativa Adotta un documento lanciata dagli Archivi di Stato nel 2008.

XILOGRAFIE
La città trova le sue prime descrizioni visive nelle xilografie di fine Quattrocento, l’inizio di un percorso sull’iconografia urbana che il visitatore potrà ripercorrere nelle sezioni successive. Le illustrazioni, tratte perlopiù da testi storici, ripetono la ripresa dal mare delle carte nautiche della fine del Medioevo (Sercambi, Beccari e De Pareto). Gli autori aggiungono però la corona delle colline e delle mura che proteggono la città turrita, i campanili delle chiese e l’edilizia popolare. Espandono e descrivono con più dettagli l’arco del porto con i vascelli, i pontili e i due bastioni della Torre dei Greci e della Lanterna.

STAMPE ANTICHE
Nelle incisioni esposte in questa sezione il visitatore troverà una selezione delle più importanti stampe della città pubblicate tra la seconda metà del Cinquecento e la fine dell’Ottocento. Genova è perlopiù inquadrata dal mare con ripresa dall’alto, ripetendo gli elementi di una visione che tenderà a codificarsi: l’arco del porto, le colline turrite, il centro abitato stretto tra le mura medievali, la Lanterna. Alzandosi il punto di ripresa, l’occhio dei disegnatori e dei cartografi riesce ad abbracciare anche le valli che incorniciano la città, i due corsi d’acqua (Polcevera e Bisagno), i ponti e le strade, le alture e i monasteri. L’antico faro è sempre elemento qualificante ed emergente anche grazie alla posizione avanzata del Capo di Faro rispetto al bacino del porto e alla scenografia della città stretta tra costa rocciosa e alture fortificate.

GIOLFI
Le vedute di Antonio Giolfi (Genova 1721-1796) sono la prima cospicua testimonianza dell’aspetto della città a distanza ravvicinata. Non solo il porto, ma soprattutto palazzi, strade, chiese, piazze, vedute inedite che sembrano far tesoro delle descrizioni dei viaggiatori e di una coscienza illuminista del viaggio e della rappresentazione oggettiva, lenticolare della realtà che si fonda su nitidezza formale e precisione documentaria.
Alcuni elementi preannunciano tuttavia la percezione del paesaggio ottocentesca, come ad esempio nella veduta di Sampierdarena presa dal mare, dove la scelta del punto di vista non è più rialzato come sempre in passato, ma abbassandosi sul livello del mare comprende in un’unica linea la costa, dalla foce del Polcevera al colle di San Benigno fino all’ultima propaggine del Capo di Faro con la Lanterna.
L’occhio dell’artista comincia dunque a muoversi, riprendendo Genova non solo dal mare, ma concentrandosi per la prima volta su luoghi della città mai prima considerati.

GARIBBO
Luigi Garibbo (Genova 1782 o 1784 – Firenze 1869) anticipò per molti versi la percezione del paesaggio antiretorico e realistico del secondo Ottocento. Già nelle sue acquetinte sono evidenti sobrietà, esattezza e comprensione profonda della realtà naturale, della luce e dello spazio. Nelle sue opere si avverte sempre la predilezione per la veduta ampia, aperta, inondata di luce come nella sua celebre ripresa della città dalla salita dei Camaldoli. La piana del Bisagno verso la Foce è restituita nelle sue infinite coltivazioni, con le abitazioni modeste della campagna, i ponti, la natura addomesticata dall’uomo dei piccoli sentieri, degli orti e dei muri a secco. Per l’osservatore contemporaneo resta indimenticabile l’immagine di un paesaggio intatto, placido, e di rapporti equilibrati tra città e ambiente circostante, dove ombre e luci, caldo e freddo sono elementi essenziali alla rappresentazione.

CAFFI
Ippolito Caffi (Belluno 1809 – Lissa 1866) pittore prospettico, aveva incrociato durante la sua formazione veneziana e soprattutto nel corso dei suoi soggiorni romani, le esperienze pittoriche di artisti europei e pittori fotografi. Ciò si tradusse in nuovi impianti visivi e in una modernizzazione dell’immagine volta a superare la tradizione vedutistica d’ascendenza canalettiana in direzione di un approccio più realista. Caffi, come bene testimoniano le sue celebri vedute genovesi, fu anche un colorista attento alla luce e ai suoi effetti atmosferici, in un progressivo abbandono delle convenzioni rappresentative che avevano segnato le epoche precedenti.

PARKE
Henry Parke (Londra 1790-1835) concepì il grande Panorama di Genova (presentato in questa sala in una versione ingrandita e restaurata virtualmente) come veduta da osservare chiudendola a cilindro. Il bordo destro dove si intravede Capo Mele andrebbe unito al sinistro dove prosegue la riviera di ponente. Il pubblico dovrebbe collocarsi al centro del cilindro stesso: solo così si otterrebbe un’illusione di notevole verosimiglianza e le diverse porzioni della veduta riacquisterebbero i corretti valori spaziali alterati dalla presentazione in piano. Così, osservando ad esempio lo scomparso complesso di San Benigno sull’omonimo colle, la Lanterna verrebbe a trovarsi alle spalle dello spettatore, come in effetti era, e non di lato.

TESTIMONE
La Lanterna è stata testimone di grandi eventi storici. Non sono dunque solo i commerci e i traffici a stimolare vedute e celebrazioni, ma, come il visitatore può ammirare in questa sezione, anche le imprese belliche. Il XVII secolo si concluse con un evento che restò impresso negli annali e nelle memorie più minute: il bombardamento di Genova da parte della flotta del Re Sole nel maggio del 1684. Il re di Francia punisce i genovesi per i loro rapporti commerciali col Levante e per giorni la città resta sotto i colpi delle palle da cannone dei vascelli francesi con enormi danni agli edifici e alla popolazione. Se in passato si celebrarono gloriosa spedizioni per liberare il vicino Oriente, qui è un avvenimento di opposta valenza simbolica a produrre un eccezionale numero di rappresentazioni: il porto quale teatro di forze lontane ed ostili che insidiano la fortunata posizione strategica della Repubblica al centro del bacino del Mediterraneo.

SIMBOLO
La Repubblica di Genova, nel corso del tempo, scelse molteplici emblemi e insegne per farsi riconoscere all’esterno: tra i molti che potremmo ricordare, vanno citati naturalmente lo stemma con la croce di San Giorgio o la Madonna Regina di Genova. In questa sezione il visitatore troverà invece una selezione di opere nelle quali è la Lanterna stessa a simboleggiare la città. Dal Mercurio ligustico personificazione del genio del commercio genovese, alle lanterne che svettano sugli sfondi dei ritratti ufficiali di dogi, sovrani, senatori e patrizi. Dalle illustrazioni d’antiporta di atlanti storici a quella celebre tratta dal volume Armi delle casate nobili della città di Genova (1634), l’immagine della città e del suo faro si sovrappongono e si identificano in modo inestricabile.

FOTOGRAFIA
Abbiamo già visto in precedenza il rapporto stretto tra i primi fotografi e i pittori di paesaggio che soprattutto a metà Ottocento intrecciarono le loro esperienze, condividendo punti di stazione, inquadrature e una percezione nuova, più attenta alla luce e alla realtà quotidiana. In questa sezione il visitatore troverà una scelta di antiche fotografie della Lanterna e del porto di grandi fotografi attivi a Genova e in Liguria, primo fra tutti August Alfred Noack (Dresda 1833 – Genova 1895). Questi scatti, ancora in debito con il vedutismo artistico di primo Ottocento, documentano anche le trasformazioni che la rivoluzione industriale impose al porto di Genova e al suo scenario naturale, fino al taglio del colle di San Benigno nel secondo quarto del Novecento che avrebbe stravolto per sempre il paesaggio del porto e del faro.

CARTOLINE
Le antiche cartoline postali ci restituiscono spesso un mondo scomparso. È il caso soprattutto del gruppo di immagini che riprendono la Lanterna da Sampierdarena e mostrano una parte della città che ha subito trasformazioni radicali e che all’osservatore moderno pare irriconoscibile. Spiagge e lidi, la strada costiera coi suoi traffici, le ville patrizie con le terrazze, il tunnel per il tramway, l’idroscalo, sono documentati da questi scatti pieni di fascino. Anche nelle vedute del turismo internazionale e del commercio, in quelle che commemorano le visite ufficiali dei sovrani, le processioni religiose, le parate militari, la Lanterna si fa, di volta in volta, simbolo della città, elemento irrinunciabile del paesaggio urbano, fondale scenografico, emblema.

MANIFESTI PUBBLICITARI
La vasta produzione di affiche turistiche soprattutto tra fine Otto e prima metà del Novecento ci regala immagini anche del porto di Genova e del suo Faro. Si va dal poster di alberghi di lusso come quello dello Splendide Hotel a immagini più tradizionali che promuovono Genova e utilizzano le grandi figure del suo passato come Cristoforo Colombo. Si possono ammirare vedute patinate destinate a un pubblico internazionale come nell’affiche Genoa and the Italian Riviera, composizioni in debito con la pittura simbolista di inizio Novecento o quelle che sottolineano l’importanza dello scalo portuale genovese quale passaggio aperto al mondo.

LAVORO
Non si può dimenticare che, sin dalle sue origini, il porto di Genova sia stato anche lo sfondo di un’importante epopea di lavoro manuale. Questa sezione vuole essere un omaggio agli uomini che, all’ombra della Lanterna, hanno lavorato nei secoli passati, spesso in condizioni difficilissime. Dagli operai che periodicamente venivano impiegati nel dragaggio dei fondali, a quelli che costruirono moli e banchine, dagli artigiani che nell’arsenale costruivano le imbarcazioni e le restauravano, agli scaricatori portuali. I camalli in dialetto genovese (dal termine arabo “?ammal” ovvero “facchino”, “portatore”) si occupavano, e si occupano tuttora, dello scarico e del carico delle merci. Anche per i portuali genovesi la Lanterna diventò presto simbolo identitario e la si ritrova perciò nei loro stendardi, nelle opere d’arte e nei documenti che attestano il precoce formarsi di una Compagnia Unica fra i Lavoratori delle Merci Varie.

PRESENTE
Quest’ultima sezione della mostra attesta come la Lanterna appaia tutt’oggi uno dei monumenti emblematici della città. Emerge ora isolata nel dedalo delle rampe stradali, amputata dallo sbancamento del colle dalla sua originaria situazione paesistica, relitto di un passato tramontato per sempre. Ma il suo profilo unico, il prestigio di un’ascendenza tanto antica, il peso di una presenza costante nella storia della città, ne fanno tuttora uno dei simboli più amati dai genovesi. Il visitatore non troverà quindi solo fotografie moderne e dipinti di artisti che l’hanno scelta quale elemento indispensabile del paesaggio urbano. Sono stati scelti anche oggetti della contemporaneità come, ad esempio, quelli legati alle due squadre di calcio cittadine (il loro è ancora il Derby della Lanterna), nei quali il faro della città si fa simbolo identitario, totem, metafora, memoria.

MUSEO
Tra il 1995 e il 2004 l’intero complesso del faro è stato restaurato e reso accessibile al pubblico grazie a un progetto della Provincia di Genova che gestisce tuttora il Museo della Lanterna tramite l’associazione Giovani Urbanisti – Fondazione Labò. L’associazione si occupa dell’apertura al pubblico del faro e del museo, oltre alla manutenzione ordinaria del complesso, incluso il parco urbano e la passeggiata di accesso di circa seicento metri che costeggia le vecchie mura fino ai piedi della torre. Come strumento di supporto alla navigazione marittima, la Lanterna di Genova è invece controllata dal Comando di Zona Fari della Marina Militare con sede a La Spezia.

PASSEGGIATA
Dopo anni di isolamento, la passeggiata della Lanterna dal 2001 collega il terminal traghetti al faro rendendolo accessibile e fruibile. Seguendo il tracciato delle mura storiche, si allarga a tratti per creare punti di sosta. Si aggrappa quindi alle mura dando spazio all’osservazione della città, sollevandosi sopra l’attività del porto. Il percorso prende avvio nei pressi dell’hotel Columbus in via Milano, ma la sagoma della Lanterna si mostra solo nel tratto rettilineo finale del ponte. La sezione asimmetrica della passerella, con il parapetto a mare di altezza minore, dirige lo sguardo del visitatore verso un punto di osservazione privilegiato, mentre il parapetto alto, a monte, nasconde le infrastrutture della viabilità portuale.
Il progetto è stato finalista Medaglia d’Oro Architettura Italiana – Opera Prima alla Triennale di Milano nel 2003 e, nello stesso anno, anche alla Biennale di Rotterdam ‘Mobilitaly’ DARC Ministero Beni Culturali.

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