Capo Mele, Rino Gibilaro da 30 anni è il guardiano del faro

Articolo di Gio’ Barbera
Fonte: www.lastampa.it

Punto di riferimento per pescatori, skipper e anche navi

Tre lampi bianchi in 15 secondi con una portata di 24 miglia nautiche. Da 30 anni, era il 1988, Rino Gibilaro, guardiano del faro di Capo Mele controlla che tutto funzioni alla perfezione. In questo lavoro che svolge con passione e orgoglio, può contare su un altro tecnico altrettanto in gamba, Michele Scalmato. Nell’era di internet, della navigazione seguita dai satelliti, dei gps installati sugli smarphone, il faro di capo Mele, costruito dal Genio Civile, resiste ancora. «Da 30 anni è con grande orgoglio che svolgiamo questo servizio sotto il coordinamento del Comando di Zona Fari della Marina Militare con sede nella Spezia», dice Gibilaro.

Il faro di Capo Mele è dotato di nuove apparecchiature e oggi garantisce un servizio ancora più sicuro poiché tutti i sistemi sono telemonitorati. Significa che qualsiasi avaria è segnalata in tempo reale e le riserve si attivano in automatico in attesa del ripristino. E’ un importante punto di riferimento per pescatori, skipper e anche navi in transito. In tutta la Liguria i fari presidiati da un guardiano sono tre: Punta Verde ad Arma di Taggia; la Lanterna di Genova; Capo Mele di Andora.

Ma vi sono altri fari che sono stati accorpati alle reggenze con personale quelli di Capo Vado accorpato a Capo Mele; Portofino alla reggenza di Genova; Isola del Tino (La Spezia) e Viareggio alla reggenza di La Spezia. Solo poche settimane fa il “guardiano del faro” ha ricevuto una visita importante, quella dell’Ammiraglio di Divisione Giorgio Lazio, comandante di Marina Nord. Dal 1910 la Marina Militare, va ricordato, si occupa della gestione di tutti i fari (di cui 128 d’altura) sugli 8.000 chilometri circa di coste italiane. Si avvale sia di tecnici militari che civili.
Del faro di Capo Mele è cambiato il colore, passando dal giallo al rosso. E non mancano le curiosità: la lampada ha funzionato a petrolio fino al 1909, poi ad acetilene a produzione diretta con tre gruppi di luci. Nel 1936 si passò da impianto a produzione diretta ad impianto ad acetilene disciolto.

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