L’ultima farista della Costa della Morte

Articolo di Fabio Pozzo
Fonte: www.lastampa.it

Cristina Fernández , quarant’anni di servizio come guardiana a Cabo Vilán in Galizia, è è stata una delle prime donne in Spagna ad abbracciare una professione da sempre riservata agli uomini. «Volevo dimostrare che potevo farcela, mi hanno dato della matta»

«Quardo ho detto a mio padre che avrei voluto fare la farista mi ha dato della matta. “È un mestiere da uomini, una donna non ne ha la forza. E come farai se resti incinta?” le sue parole. Gli ho risposto che non sarebbe stato un problema e che io volevo fare la farista proprio per dimostrare che anche una donna poteva farcela, sopperendo con l’intelligenza alla forza».

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La torre dell’attuale faro di Cabo Vilán è alta 100,55 metri sul livello del mare, 22,55 metri dalla roccia che fa da piedistallo

L’ultima farera

Cristina Fernández Pasantes è l’ultima farista – anzi, farera (ma anche in Spagna la burocrazia vince sulla poesia: oggi i faristi sono técnicos de sistemas de ayuda a la navegación) della Costa della Morte, uno dei tratti più suggestivi della Galizia, nel nord-ovest della Spagna. Un lembo di costa frastagliata, con scogliere a picco sull’Oceano, compresa tra Malpica e Cabo de Finisterre, in provincia di A Coruña. Qui l’Atlantico sa essere cattivo, con onde mostruose (come quella, anomala, del 2014 alta 28 metri), tempeste memorabili e naufragi epici. Il faro in cui presta servizio da ormai quarant’anni Cristina, quello di Cabo Vilán, a Camariñas, è stato costruito proprio a seguito dell’affondamento di una nave britannica, l’HMS Serpent, nel 1890, tragedia che costò la vita a 172 marinai (tre i sopravvissuti). Più di recente, nel 2012, davanti alla Costa da Morte (in gallego; superfluo spiegarne l’etimologia) è colata a picco la petroliera Prestige.

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Una pioniera

Quello di Vilán è stato il primo faro elettrizzato di Spagna (1896) e la sua guardiana, nativa della zona, è stata la seconda farista spagnola. «Era il 1972, avevo 22 anni. Siamo partite in tre. Pioniere. Io ero fidanzata con l’uomo che diventerà mio marito, Antonio Jesús Alonso Ballester, che era figlio, nipote e cugino di faristi. La seconda aveva un ragazzo che faceva altro, ma s’innamorò di un farista durante il corso. La terza era già sposata con un farero».

La Spagna è arrivata ad avere 23 fariste. Oggi ne restano in servizio cinque e Cristina è l’unica e ultima farista della Costa della Morte. «Il mestiere è cambiato. Adesso è sufficiente un cellulare e un computer per controllare a distanza il funzionamento dei fari. Ed avere una macchina per correre alla torre se si palesa un problema».

La sua è una storia avventurosa. «Comincio a lavorare a 14 anni, perché la mia famiglia era umile, mio padre malato. Lavoro per l’amministrazione locale, nell’autorità marittima il giorno e insegno a leggere ai bambini la sera. Nel contempo, porto avanti la mia formazione scolastica. Quando inizio ad uscire con Antonio, la svolta: decidiamo insieme di diventare faristi, sfidando mio padre. Riuscirò ad andare al corso a Madrid grazie ai buoni uffici di mia madre».

“Volevo restare donna”

Una donna in un mondo di uomini. «È stata dura. Non avevo mai studiato prima l’elettronica e altre materie “da uomini”. Mi sono data da fare il doppio, il triplo dei mie compagni, per potermi mettere alla pari. E loro sono stati meravigliosi, aiutandomi anche a superare le normali difficoltà di una convivenza forzata con personale esclusivamente maschile. Del resto, io non volevo diventare un uomo, ma una donna che faceva un lavoro “da uomo”».

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Cristina è stata la seconda donna farista di Spagna

Il marito Antonio e i figli

Cristina supera il corso, comincia a girare la Spagna per potenziare la rete dei radiofari. Antonio, con il quale si sposa, diventa guardiano di Vilán e quando si libera un posto lo raggiunge. Sei anni fa, l’uomo della sua vita l’ha lasciata, vinto dalla malattia. «Aveva incominciato a creare un museo sul faro, con reperti, vecchie strumentazioni, antiche pietre per impedire che queste luci possano un giorno scomparire nell’oblio. Io porto avanti la sua opera».

Cristina ha avuto tre figli (“Come farai se resti incinta”? ), una femmina che si chiama come lei, Toño e Héctor. «Sono cresciuti nel faro e hanno sviluppato la vocazione. Ma una legge ha impedito che il posto di guardiano si tramandasse di padre in figlio, riservandolo a personale qualificato dell’autorità portuale. Peccato, perché sarebbero stati buoni faristi: ricordo che da piccoli mi dicevano “Viene, viene” e io non capivo, pensavo a qualcuno. Invece loro sentivano la nebbia quando era ancora a 6 miglia dalla costa e mi avvertivano per azionare la sirena…».

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Il faro è stato costruito dopo il naufragio della nave inglese HMS Serpent, colata a picco nel 1890 con 172 marinai

“Là fuori ci sono vite umane”

La torre del faro di Vilán è alta 100,55 metri sul livello del mare, 22,55 metri dalla roccia che fa da piedistallo, ci sono 250 scalini per arrivare alla lampada e 120 nel tunnel che la collega all’edificio-foresteria del guardiano. «Abbiamo provato a vivere, mia figlia ed io, nel centro di Camariñas, ma non ci siamo riuscite», confessa Cristina, che alterna due giorni di guardia ad altrettanti di riposo. «Ma se vivi nel faro non puoi stare a vedere i turni. Hai una responsabilità grande, perché là fuori ci sono vite umane, non carte burocratiche».

Una responsabilità che si sente ancora di più se si è nati da queste parti e in mare ci sono persone che si conoscono. «Ricordo il naufragio di una barca di pescatori locali. A bordo c’erano due uomini, quello che non sapeva nuotare è riuscito ad aggrapparsi allo scafo, l’altro, si è invece allontanato a nuoto per cercare aiuto, ma c’era nebbia e si è diretto dalla parte opposta della riva. Era uno dei bambini ai quali avevo insegnato a leggere tanti anni prima… Se accade qualcosa a chi conosci, a chi ami è dolore è enorme». Eppure, Cristina continua ad amare il mare. «Guardando l’orizzonte dal mio faro mi chiedo talvolta come possa, lui così bonito, diventare assassino. Ma alla fine lo perdono sempre».

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