Salviamo i fari del mito!

Articolo di Maria Giovanna Cogliandro
Fonte: www.larivieraonline.com

Le sentinelle che da secoli vigilano sulle acque della Calabria aspettano che qualcuno si decida a recuperare la loro magia. Fino ad oggi è stato raccolto solo l’SOS lanciato dal faro di Capo Rizzuto (KR), inserito in un progetto imprenditoriale innovativo e sostenibile che mira alla trasformazione di questi gioielli del mare in strutture ricettive, hotel e resort di lusso.

Gulliver di cemento immobili ma ancora vivi. Struggenti trait d’union tra l’uomo e il mare, i fari sono tra i pochi monumenti belli e dannati in grado di irradiare un’aura di oscuro e affascinante mistero. Al di là dell’aspetto romantico, però, oggi i fari hanno smesso di essere considerate valide sentinelle delle acque. A condannarli all’estinzione i nuovi sistemi digitali GPS che hanno spazzato via anche quello che era il sogno di chi ama vivere isolato dal mondo: diventare guardiano del faro. Per evitare la scomparsa definitiva di questi minareti sul mare, un anno fa l’Agenzia del Demanio ha presentato il progetto Valore Paese-Fari che quest’anno replica: 10 fari italiani e altrettante torri saranno preservati dal degrado e, grazie al coinvolgimento di privati, trasformati in strutture ricettive, hotel o resort di lusso. Tra i venti beni di proprietà dello Stato che rientrano nel progetto, c’è il Faro di Capo Rizzuto, candidato a divenire una location da fiaba proprio com’è successo con il faro del comune sardo Domus de Maria, che oggi ha a disposizione incantevoli suite da 1000 euro a notte.
La valorizzazione avviene secondo una formula turistica in chiave “green”, e l’obiettivo è quello di recuperare il patrimonio pubblico e trasformarlo da costo per la collettività a leva di sviluppo territoriale e sociale. Grazie a una stele solitaria di fronte all’orizzonte sarà possibile recuperare delle risorse e, stando ad alcune stime, nel caso venissero realizzati residence di alto livello, si parla di 700/800mila euro all’anno di canoni. Inoltre, il recupero e la valorizzazione dei fari in questione, oltre a consentirne la salvaguardia e a generare un’entrata diretta per lo Stato, determina un’entrata indiretta legata all’indotto di turismo e lavoro che ne derivererebbe. Nonostante questi notevoli vantaggi, solo uno dei numerosi fari che vigilano sulla Calabria rientra nel progetto. Tutti gli altri continueranno ogni notte a vaporizzare lampi luminosi sul mare, fiabescamente ma inutilmente, dal momento che la tecnologia GPS ha preso il sopravvento. Come totem superbi continueranno a resistere alla furia del mare nella speranza che qualcuno si decida a recuperare la loro magia. A lanciare l’ SOS, sulla costa ionica, il faro di Punta Stilo che sorge sul promontorio adiacente l’antico tempio di Kaulon. Ha quasi 130 anni e purtroppo li dimostra tutti. C’è anche il faro di Punta Pezzo, il punto della Calabria più prossimo alla Sicilia e anche il luogo da cui è visibile il fenomeno della “fata Morgana”, una sorta di illusione ottica, un miraggio che sembra avvicinare la costa sicula. Al punto più meridionale della penisola corrisponde, poi, Capo Spartivento sul cui promontorio svetta un faro costituito da una torre bianca quadrangolare. Capo Spartivento, in epoca greco-romana, era il promontorio di Eracle (Ercole per i romani), eroe dotato di una forza sovrumana. Ci sono inoltre i fari da panorama mozzafiato: uno è quello di Scilla che sorge all’interno del castello Ruffo, l’altro è il faro di Capo D’Armi. Dal primo si possono ammirare le Isole Eolie, mentre il litorale si allunga su Capo Vaticano e Gioia Tauro. Dall’alto del faro di Capo D’Armi appare, invece, in tutta la sua magnificenza l’Etna. Luoghi, dunque impregnati di miti, leggende e fascino che, se venisse loro riservata una maggiore cura e attenzione, non solo potrebbero essere annoverati tra i fari più belli del mondo ma costituirebbero una valida opportunità di guadagno e sviluppo.

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