Centri yoga, resort e musei: la nuova vita dei fari italiani

Articolo di Massimo Minella
Fonte: www.repubblica.it

Un faro per casa. Anche per una sola notte, facendo rivivere una struttura che ha perso la sua funzione naturale di torre d’avvistamento, ma può trasformarsi in un luogo pronto a rinascere con abiti nuovi e ad aprirsi a iniziative turistiche, ambientali e museali. Trasformandosi in un centro in cui dedicarsi allo yoga, agli sport acquatici, ma anche al controllo e alla tutela delle coste e del mare.

È andato così bene il bando lanciato dall’Agenzia del Demanio (che a ottobre aveva messo sul mercato undici fari dismessi e ha trovato progetti pronti al decollo per nove) che presto ne partirà un secondo, per altri venti. I paletti saranno gli stessi della prima gara, nessuna speculazione edilizia o immobiliare, ma progetti che siano rispettosi del territorio e puntino alla valorizzazione degli spazi offerti, declinandoli ovviamente come meglio si ritiene.

Quello che fino a oggi era quindi un costo, ora diventerà un ricavo, tenuto conto che l’Agenzia non dovrà più farsi carico delle spese di manutenzione e incasserà un affitto per i cinquant’anni di durata del contratto. I privati investiranno 6 milioni di euro per riqualificare le strutture, con una ricaduta economica di 20 e garantirà occupazione per oltre cento addetti. Lo Stato incasserà oltre 340mila di euro di canoni annui che, vista la differente durata delle concessioni, supererà i 7 milioni.

Per ridare nuova vita alle vecchie sentinelle del mare, l’Agenzia del Demanio ha scelto imprese locali e giovani imprenditori, società dell’industria turistico- ricettiva, associazioni esperte in tutela ambientale e in attività sociali, ma anche investitori stranieri. Non enti benefici, certo, ma soggetti che dall’operazione, comprensibilmente, vogliono avere anche un ritorno economico dall’investimento fatto.

Sull’isola del Giglio, ad esempio, per il Faro di Punta Fenaio la Snp ha presentato un progetto di riqualificazione della struttura che promuoverà una forma di ricettività turistica legata ai caratteri distintivi del territorio. Mentre per quello di Punta Capel Rosso “Raggio-Le Esperidi” partirà dal recupero della memoria storica del faro per farne un museo dinamico.

Per il Faro di Punta Cavazzi ad Ustica, la Sabir Immobiliare ha proposto un progetto di accoglienza sul modello foresteria in cui sviluppare momenti dedicati alla formazione, allo studio e all’intrattenimento. Il progetto di Lorenzo Malafarina a cui va il Faro Capo Grosso nell’isola di Levanzo a Favignana prevede un resort in cui ospitare workshop di cucina, fotografia, eventi, escursioni e attività legate alla vela, alla pesca e allo yoga.

Il Faro di Brucoli ad Augusta sarà gestito da Azzurra Capital come accoglienza turistica con prodotti eno-gastronomici locali. L’ultimo faro siciliano, quello di Murro di Porco, a Siracusa, è stato assegnato a Sebastian Cortese, imprenditore under 30 che ha proposto un modello di business articolato: ristorazione, marketing, congressi, eventi e 14 posti letto tra suite e boutique apartment. La tedesca Floatel, specializzata nel recupero di fari in Scozia, Spagna e Germania, valorizzerà i Fari di Punta Imperatore a Forio D’Ischia e San Domino alle isole Tremiti secondo un modello di “rifugio nel faro”, uno spazio di riflessione e raccolta con un approccio minimal.

Il Faro di Capo D’Orso a Maiori, infine, sarà gestito dal Wwf Oasi Soc. Unipersonale che accanto agli spazi per l’ospitalità realizzerà un osservatorio marino- costiero, con un centro visite, percorsi natura e una bottega dei sapori.

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