Bretagna. “I miei due mesi nel faro abbandonato”

Fonte: www.repubblica.it

L’iniziativa di Marc Pointud, 64enne che ha adottato la fatiscente struttura di Tévennec, abbandonata dal 1910 per la sua nomea di edificio fantasma. Ora vuole raccogliere fondi e trasformarla in casa per artisti

Nessun fantasma, nessun inconveniente. Solo qualche rumore che lui stesso ha ammesso di non essersi riuscito a spiegare. E una beffarda doccia gelata, colpa di un’onda malandrina che lo ha salutato sulla via del ritorno, mentre saliva sullo scafo che lo avrebbe riportato sulla terraferma, dopo due mesi. La prima parte dell’avventura di Marc Pointud, l’uomo che ha deciso di salvare dall’abbandono il faro “maledetto” di Tévennec, situato su un isolotto che è poco più di uno scoglio, davanti alla costa del Finistère, Bretagna, si è appena conclusa. Ora lo aspetta forse la parte più impegnativa, riuscire cioè a raccogliere i fondi necessari per ristrutturare – come è il suo sogno – l’edificio, che ha compiuto 140 anni l’anno scorso, dalla rovina.

Pointud, 64 anni, è un uomo che nel 2002 si è innamorato di questo edificio sferzato dal mare e dal vento, fino a fondare una società conservazionista ad hoc,  la Société nationale pour le patrimoine des phares et balises, società che dal 2011 ha siglato una “convenzione di occupazione” decennale del sito. con lo stato francese. Ma non bastava. E così per raccogliere i fondi necessari, Marc è passato all’azione. E a ottobre, in occasione del 140mo anniversario della costruzione della struttura, ha pensato di andarci ad abitare, per due mesi. Dalla fine di febbraio, ha vissuto in in poco più di sei metri quadri effettivi impregnati di umidità, come ci si può attendere di una struttura disabitata dal 1910 e perennemente alla mercé di vento, pioggia e acqua salmastra, al solo scopo di attirare l’attenzione – e gli sponsor – verso quello che, non meno di altri consimili della costiera bretone, è un’icona che cattura l’occhio.

Un’esperienza che Pointud ha definito “molto bella”, nonostante un weekend pasquale trascorso a combattere contro venti fino a 155 chilometri all’ora in un edificio che, a causa del tetto danneggiato e delle finestre ormai divelte, è letteralmente impossibile mantenere “a secco”. “L’acqua si infiltra ovunque – ha raccontato – nelle pareti, nelle travi. E quando usi un deumidificatore è anche peggio, perché si forma la condensa”. La necessità di una manutenzione minima, e quella di inventariare bene i danni, ai fini di avviare la raccolta di fondi che, nelle intenzioni di Pointud – dovrebbero trasformare Tévennec in una casa per artisti, ai 60 giorni di permanenza programmati ne ha dovuti aggiungere 9. Ma l’avventura si è conclusa con delle certezze. Da un lato, c’è la consapevolezza che serviranno 200 mila euro per rimettere il sito a nuovo. Dall’altro, quella “che ora tutto il mondo conosce il faro”. Un luogo difficile da accedere ma che una volta raggiunto porta a dialogare con la natura ma anche con se stessi e con la propria solitudine, dove non a caso il 64enne originario della Borgogna ha portato con sé (e apprezzato) letture come saggi filosofici e la Bibbia.

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l faro di Tévennec fu costruito nel 1874 e acceso nel 1875, per contrassegnare l’area del Raz de Sein, un’area punteggiata di scogli e isolotti dove numerosi marinai avevano perduto la vita. Da allora al 1910 vi si sono avvicendati ventitré guardiani, con moltissimi casi di dimissioni, di morti “misteriose” (verosimilmente suicidi) e di follia. Il tutto ha contribuito a generare la nomea di faro dei fantasmi, fino al momento in cui, 106 anni fa, l’automatizzazione della frequenza luminosa ne ha permesso l’abbandono. Fino all’interessamento di Marc.

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