Lanterna, arriva il giorno chiave “Sbloccate i soldi per tenerla aperta”

Fonte: genova.repubblica.it

Servono finanziamenti per l’utilizzo turistico, confronto tra Autorithy e Comune. E si profila l’idea di riconoscerla come monumento nazionale

Il giorno della verità, per il faro che veglia su Genova, è domani. Da una parte Carla Sibilla, assessore comunale alla Cultura, dall’altra l’ammiraglio Giovanni Pettorino, commissario dell’Autorità portuale: sul tavolo i fondi che l’authority aveva promesso per garantire la sopravvivenza della Lanterna, gran parte dei 50 mila euro annui necessari alla manutenzione, che però non sono mai arrivati. Domani, finalmente, l’incontro che proverà a fare chiarezza: «E siamo fiduciosi che la situazione si sblocchi», chiosa Sibilla.

Benvenuti alla Lanterna, simbolo di Genova e della crisi, da anni abbandonato dalle istituzioni e aperto solo grazie allo sforzo e di un gruppo di volontari, i Giovani Urbanisti Fondazione Labò. Dopo la scomparsa della Provincia, che ne curava la gestione, ha rischiato di scomparire anche quella luce: l’hanno tenuta viva la passione dei genovesi, gli sponsor privati, gli studenti del Gobetti con i progetti di alternanza scuola lavoro. Ora il Comune, che soldi da investire non ne ha, racconta la doppia ricetta per il futuro: da una parte l’appello all’Autorità portuale, perché, sotto forma di mantenimento o sponsorizzazione, metta sul piatto quei fondi, il minimo indispensabile per renderla fruibile. Ma ad impegnarsi dovrebbero essere anche «il Demanio storico e artistico, il Demanio marittimo e il ministero della Difesa, tutti proprietari di aree della Lanterna o del parco — spiega Sibilla — stiamo facendo uno studio per delimitare le competenze, si spera che ognuno farà la propria parte».

Dall’altra, un progetto più ampio: la candidatura della Lanterna come monumento nazionale, status che attrarrebbe fondi e visibilità. «In un’epoca in cui i fari in tutto il mondo vengono privatizzati, noi vogliamo invece conservare il nostro simbolo, farlo conoscere ai turisti e valorizzarlo».

I numeri

Intanto, nei primi tre mesi del 2016, i visitatori sono stati 4 mila. A marzo si sono registrati 300 ingressi in più rispetto allo stesso periodo del 2015. «Un bel passo avanti se si pensa che fino a due anni fa non si superavano le 8.000 presenze l’anno. Nel 2015 abbiamo raggiunto quota 14 mila, quasi il doppio — spiega Andrea De Caro, presidente dell’associazione Giovani Urbanisti — Fondazione Labò che da luglio 2014 ha preso in gestione il faro e il museo ospitato all’interno delle fortificazioni — Certo la strada è ancora lunga. La Lanterna dovrebbe essere il nostro fiore all’occhiello invece resta una perla ben nascosta».

Gestione a costo zero

Negli ultimi due anni, si diceva, i contributi di enti e amministrazioni sono stati nulli. Il riscaldamento del museo è rotto da più di un anno ma non ci sono i soldi per sistemarlo. «Nelle teche iniziano a spuntare anche le alghe — spiega De Caro — Senza un buon impianto di climatizzazione si rischia di rovinare tutto. E dato che non abbiamo risorse abbiamo chiesto a qualche amico di aiutarci a rimetterlo in funzione». Due aziende genovesi si sono fatte avanti per occuparsi dell’illuminazione mentre l’associazione Amici della Lanterna, nata qualche mese fa per supportare il simbolo della Superba, conta già 200 soci.

E poi ci sono donazioni per decine di migliaia di euro, come quella della fondazione Enzo Hruby e dalla società genovese Tecnosicurezza che hanno messo a disposizione un impianto di video sorveglianza da 34.500 euro per tutto il complesso. Una cooperativa ha rimosso i rifiuti all’inizio della passeggiata, pulito il muraglione dalla vegetazione infestante, potato gli alberi mentre una copisteria ha realizzato i pannelli per la passeggiata e il Museo.

Passeggiata e tecnologie

E a complicare il rilancio della Lanterna ci sono i lavori senza fine per il nodo di San Benigno, che costringono i visitatori a seguire i cartelli tra cantieri aperti e passaggi ben poco panoramici. «Lavori che sarebbero dovuti terminare già a fine 2015 e invece sono ancora in corso — ricorda il presidente dei Giovani Urbanisti — Un vero e proprio labirinto che non facilita il percorso finché non si arriva in passeggiata. Ci sono ancora molti turisti che non sanno neppure come si arriva fin quassù e tra i migliaia di croceristi che sbarcano tutti gli anni riusciamo a intercettarne solo una piccola parte». Tanto che un aiuto multimediale ai volontari arriva anche dalla startup genovese Madein.it. «Entro l’estate chi passerà dal Terminal riceverà un messaggio sul proprio cellulare — spiega Paolo Gneccio — Un invito a visitare il simbolo di Genova con il link diretto al sito. Un progetto sperimentale che continua quando i visitatori arrivano in passeggiata e potranno scaricarsi un’applicazione che indicherà tutti i punti d’interesse, con cenni storici e curiosità che compariranno solo in prossimità dei luoghi a cui si riferiscono».

L’aiuto dalla scuola

Tra chi dà una mano per salvare il simbolo in crisi c’è il mondo della scuola, che da qualche mese ne ha scoperto le potenzialità. Sono arrivati anche qui i progetti di alternanza scuola lavoro: 25 ragazzi del liceo Gobetti, delle classi terze, quarte e quinte del Linguistico, si sono presi cura della Lanterna nel corso dei loro “stage”, traducendo brochure in inglese, francese e arabo, e imparando a fare le guide. Dopo l’esperienza alcuni di loro sono rimasti come volontari e aiutano a tenere aperto il faro nei week end.

A maggio faranno da guida ai compagni Erasmus in arrivo da Spagna, Portogallo e Belgio: e a inizio estate inizieranno i tour veri e propri con i turisti.«Un aiuto reciproco e una bella esperienza — spiega la professoressa di Lettere Luciana Fellini, tra i responsabili del progetto — I ragazzi hanno imparato cosa vuol dire fare qualcosa per la propria città, conoscerne la storia. Scoprendo che non è vero come dice qualcuno che l’unico futuro possibile è la fuga: c’è tanto da fare anche qui, e la stessa valorizzazione delle bellezze della città può diventare un lavoro».

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