S. Benedetto: Dario Calisti, da 21 anni a guardia del faro

Articolo di Giovanni Desideri
Fonte: www.ilrestodelcarlino.it

Nel 1995 si è insediato e da allora vive negli alloggi della struttura con la sua famiglia: “Proiettiamo luce per 22 miglia marine e facciamo un po’ di compagnia ai pescatori”

Se pensate che l’attaccamento al lavoro sia un valore d’altri tempi, dovreste considerare una professione presente a San Benedetto e svolta da una sola persona: quella del farista. Dario Calisti è quella persona. Si occupa del faro «di atterraggio» di San Benedetto, che segnala la presenza di un porto e proietta la sua luce a 22 miglia marine, di quello di Pedaso (faro «di altura», cioè semplice segnalazione delle terra ferma; proietta a 16 miglia) e delle luci verde e rossa sui due moli; tutte strutture che fanno capo al Comando di Venezia.

Da quanto tempo svolge la sua professione?

«Ho vinto il concorso nel 1988, e dopo il corso di formazione a La Spezia sono stato destinato a Capo Ferro, a nord di Olbia. Dal 1995 sono a San Benedetto. Vivo con la mia famiglia negli alloggi del faro». Si dice che il nautofono non sarebbe più utile alla navigazione.

E il faro?

«È senz’altro utile, e del resto ci sono fari in tutto il mondo ancora oggi. I marinai mi dicono a volte: «non sai cosa vuol dire stare in mezzo al mare di notte da soli». Il faro è uno strumento utile che dà anche conforto, per questo controllo continuamente che tutto funzioni correttamente. Sento una grande responsabilità nel mio lavoro, anche quando sono in ferie».

Come è cambiata la sua professione negli anni?

«Mi raccontano che in passato i fari funzionassero con i vapori di petrolio. In seguito con un’orologeria a peso motore, che andava ricaricata. In entrambi i casi si doveva vegliare anche di notte, affinché la luce non si spegnesse. Oggi c’è un motorino e tutto è automatizzato, ma vivendo qui, controllo costantemente che non ci siano problemi».

Cambiamenti durante i ventuno anni di lavoro a San Benedetto?

«Uno importante nel 2011, quando è stato sostituito il tipo di lampada: in precedenza se ne usava una più grande, sempre da 1000 W, ma con 120 volt e un trasformatore, che si esauriva più in fretta. Oggi la lampada è più piccola, funziona a 220 volt, e la cambio ogni due o tre mesi, essendo sempre accesa nelle ore di buio. Quella del faro di Pedaso, invece, si accende e si spegne, e dura di più».

È stato l’unico cambiamento?

«No, nella stessa occasione, nel 2011, è stato installato un pannello elettronico che rileva ogni possibile tipo di avaria, e nel caso manda un messaggio a La Spezia, da dove arriva una segnalazione al Comando di Venezia e a me. Quando sono in ferie, il controllo è affidato alla Capitaneria di Porto».

Nella sua professione si stabilisce una simbiosi completa con il faro. Lei si interessa dei fari presenti in altre parti del mondo?

«Mi piacciono e ne ho visitati due in Francia, in Corsica e a Calais. In generale, questo è un lavoro che si può svolgere solo con grande dedizione. Sapere che in mare aspettano la luce del faro, mi induce sempre a preoccuparmi che tutto funzioni per il verso giusto. Il mio predecessore a San Benedetto era stato in precedenza sull’isola di Vulcano e se ne era innamorato. Ci pensava sempre e alla fine ci è tornato a vivere».