Il faro di Ischia che fa sognare milionari e chef

Articolo di Stella Gervasio
Fonte: napoli.repubblica.it

La sfida per aggiudicarsi la gestione di una delle più antiche lanterne d’Italia. Ma Nestlè smentisce il suo interessamento e Gualtiero Marchesi corre da solo per 7 fari

Si contendono i tramonti rossi con vista su Ventotene e Santo Stefano e il passaggio di capodogli sul canyon di Cuma. Come nella trama di un racconto di Karen Blixen, è aperta la gara per aggiudicarsi il faro di Punta Imperatore, avamposto dell’infinito nel mare dell’isola verde, Ischia. È una contesa a sei. Capofila, da una parte, uno dei padri della cucina italiana moderna, Gualtiero Marchesi, che punta a sette dei fari messi a bando. E’ in corsa anche un miliardario cinese: l’imprenditore del settore dei preziosi con sede tra la Svizzera e Shangai, Li Jinyuan. Le prime voci parlavano di una joint venture che invece non c’è: l’errore indotto dalle sigle molto simili: GM Li Resort il cinese, GM Resort, invece, la sigla di Marchesi, che corre per conto proprio.

Uno dei plichi è stato presentato da una società del colosso Nestlé, che tuttavia smentisce con una nota ufficiale: “Notizia del tutto infondata, Nestlè è infatti l’azienda leader nel mondo in nutrizione, salute e benessere e come tale opera con convinzione nella sua area di business di riferimento”. Ci sono invece i tedeschi della Floatel Gmdh, che hanno già trasformato in resort una serie di fari in Europa e mirano soprattutto a quello delle Tremiti. Agguerrite le tre proposte locali: da Ischia la fondazione Opera Pia Diacono Conte — che progetta un resort di lusso, ma in bassa stagione vuole creare incontri culturali per gli isolani. E ancora la società La Serenissima e la Rete Società Turismo Sorrento, che fa capo all’armatore Salvatore Lauro.

Una bella lotta per un edificio di 400 metri quadrati, 900 esterni utilizzabili e 400 di dirupo, tutti da recuperare con un restauro a sei zeri.

Dismesso dalla Marina militare, come altre dieci lanterne che scongiuravano il naufragio alle navi, il faro di Punta Imperatore, messo a bando in Campania con quello di Maiori, sulla costiera amalfitana, verrà aggiudicato con una gara pubblica per mezzo secolo a uno dei sei che hanno presentato i progetti di valorizzazione. Due le commissioni che stanno valutando le proposte, una del Demanio, l’altra del ministero della Difesa con i criteri dell’offerta «più vantaggiosa» e della qualità del progetto.

È stata la Croazia il primo Paese europeo a capire il potenziale dei fari per il turismo. Via via, gli altri si stanno accodando e oggi è in corso il recupero di 70 fari in Irlanda, di una sessantina in Finlandia; migliaia di chilometri più in là, persino l’India sta riutilizzando 13 location a picco sul mare. Marchesi, ma anche gli ischitani non vogliono lasciarsi sfuggire l’occasione. «In Sicilia, al Giglio, a Ischia e a Maiori — spiega l’amministratore delegato del Gruppo Marchesi, Enrico Dandolo — l’idea è di realizzare un’accademia “diffusa”, mentre ora c’è solo quella di Milano e nel 2018 ci sarà a Varese».

Ma c’è chi vuole che il faro resti ischitano. «Se saremo noi gli aggiudicatari — dice Celestino Vuoso della Fondazione del 1903 Opera Pia Diacono Conte — faremo un resort e un ristorante in terrazza. D’estate il turismo, e in bassa stagione il faro sarà a disposizione della collettività isolana, ospitando gratis artisti che si ispireranno per le loro opere. Starà a loro donarle all’isola. Ci interessa creare occupazione, almeno venti posti di lavoro».

Il panorama, ma non solo. Il faro di Forìo d’Ischia è una leggenda per l’isola perché fu il primo ad avere una guardiana. Lucia Capuano aveva trent’anni e sette figli, quando il marito Francesco De Falco morì fulminato nella notte del 25 novembre del 1937. Morte bianca, incidente sul lavoro. La moglie, che viveva in paese, venne a saperlo solo il giorno dopo. E si propose all’autorità portuale per un’impresa impossibile: «Voglio fare la fanalista».

Un lavoro riservato solo agli uomini: ci volle una dispensa speciale per assumerla. Si trasferì nel faro con i sette marmocchi e fu “Lucia ‘a lanterna”. Un nome, un destino. La sua storia, metafora di “una luce che si spegne, una luce che si accende: succede a tutti nella vita”, è nello spettacolo di Lucianna De Falco “Lucì”, andato in scena nel 2008 e in tour nelle altre lanterne del mare. Dopo di lei, la luce che si vede dalle isole Pontine non si spense, ma i due piani restarono disabitati.

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