Fari, ecco gli 11 messi in vendita dal Demanio

Articolo di Simone Cosimi
Fonte: www.wired.it

Dalla Toscana alla Sicilia passando per Puglia e Campania: partono i bandi per la concessione delle affascinanti strutture da sottrarre al degrado. La testimonianza di chi, anni fa, ce l’ha fatta a Capo Spartivento, in Sardegna

Ci siamo: dopo due mesi di consultazione pubblica e uno di lavoro su documenti e suggerimenti l’Agenzia del Demanio, insieme a ministero della Difesa ed enti territoriali, ha messo a punto i bandidedicati alla concessione sul mercato della rete dei fari. Saranno resi noti il 30 settembre al Salone nautico di Genova da Roberto Reggi, presidente dell’Agenzia, dai responsabili di molte associazioni e dai ministri Roberta Pinotti (Difesa) e Graziano Delrio (Infrastrutture).

Il primo pacchetto è composto da 11 strutture di assoluto fascino, alcune delle quali incastonate nei più straordinari territori costieri nostrani fra Toscana, Campania, Puglia e Sicilia: da quello di Punta Cavazzi, a Ustica, a quello di Capo Grosso a Levanzo, arcipelago siciliano delle Egadi, passando per quello dell’isola delle Formiche, Grosseto, fino a Murro di Porco, Siracusa. “Si tratta del primo test – fanno sapere dal Demanio a Wired – sono strutture già pronte dal punto di vista amministrativo ma molte altre saranno interessate in futuro, non solo fari”. Il progetto fa infatti parte di Valore Paese, il programma dell’agenzia per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico attraverso la sinergia tra turismo, arte, cultura, sviluppo economico e coesione territoriale.

L’obiettivo è sottrarre al degrado quegli affascinanti tasselli di passato e valorizzarli. Sono infatti tutti funzionanti e automatizzati – le lanterne, insomma, fanno il loro lavoro – il problema sta negli edifici, in stato di abbandono. Per ciascuna struttura sarà cucito un bando specifico per concessioni anche fino a 50 anni. Potranno avvenire, come nel caso già noto dell’isola delle Formiche, a un prezzo simbolico o, viceversa, a fronte di canoni cospicui laddove una sigla privata volesse ad esempio realizzare una struttura turistica. “I fini del recupero – continuano dal Demanio – non sono però solo turistico-ricettivi”. Il punto di partenza è infatti un’idea imprenditoriale innovativa e sostenibilesotto il profilo ambientale come avviene in molti posti d’Europa e negli Stati Uniti, in Canada o Australia, dove è estremamente diffusa la lighthouse accomodation. Ma dovranno trovare spazio anche la “salvaguardia e lo sviluppo del contesto ambientale” in cui il faro è inserito nonché la possibilità di lanciare “un’impresa sociale, altamente innovativa e sostenibile a livello economico, culturale e ambientale, green al 100%, a impatto e km 0”.

Quattro – due al Giglio, Formiche e Capo Rizzuto, in Calabria – sono beni formalmente sotto il controllo della Difesa, a questo si deve il coinvolgimento della ministra Pinotti. Nel corso dei due mesi di consultazione sono arrivate 1.140 email tra manifestazioni di interesse (587), richieste di informazioni (327), proposte (116) e email generiche (110). “La quasi totalità dei partecipanti si è espressa a favore di una valorizzazione dei fari secondo un modello di lighthouse accomodation e una valorizzazione delle strutture esistenti grazie a un restauro conservativo ed ecosostenibile – si legge nel documento di sintesi – l’87% dei partecipanti suggerisce infatti che quella dell’accoglienza turistica, ricettiva, ristorativa o promozionale, appare la formula migliore”.

In questo senso, l’apripista assoluto in Italia è stato l’imprenditore sardo Alessio Raggio che molti anni fa, dopo una  vicenda burocratica degna di un film, ha vinto l’asta pubblica indetta dal Demanio nel 2003 (oltre a una serie di altri passaggi in tribunale) per il faro di Capo Spartivento a Domus de Maria, nell’area di Chia in provincia di Cagliari, estremità orientale del golfo di Teulada. Un luogo pazzesco divenuto ormai una destinazione consolidata per turisti di altissimo livello, dalle popstar ai potenti del mondo, con un indotto importante e 22 dipendenti: il meno pagato prende duemila euro al mese, mance (spesso profumate) escluse. Il gestore ne versa 100mila l’anno di canone.

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Il faro di Capo Spartivento, sul golfo di Teulada, nel comune di Domus de Maria

Costruito nel 1856 dalla Marina Militare, Capo Spartivento è diventato una guesthouse di lusso con soluzioni innovative e sei suite che diventeranno a breve 10 grazie all’allargamento della concessione all’edificio retrostante: “Sotto il profilo umano è stata e continua a essere un’esperienza straordinaria, un autentico privilegio poter lavorare in un contesto del genere – racconta Raggio a Wired – sotto quello imprenditoriale un percorso lungo e faticoso nel quale ho investito tre milioni di euro muovendomi in un contesto regolatorio all’epoca complesso (l’imprenditore è stato  in causa col comune di Domus Maria per cinque anni perdendo risorse notevoli a causa dello stop, l’inaugurazione della struttura è del 2008). Solo in questi ultimi anni abbiamo iniziato a registrare i primi ricavi“.

Eppure, più che ai grandi gruppi immobiliari, secondo Raggio – oggi 46enne, ne aveva 30 quando tutto è iniziato e poco più di 20 quando, nel 1991, inviò la prima manifestazione d’interesse al Demanio – servono piccoli imprenditori appassionati che sappiano diversificare l’offerta e “dare a ogni faro un’anima“: “Inutile – aggiunge – trasformare tutti i fari in alberghi di lusso uno uguale all’altro, anche perché non tutte le loro posizioni si prestano a questo tipo di sviluppo, come Capo Spartivento. Al contrario, è necessaria un’idea chiara su cosa realizzare e come portarla al successo“.

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