Il Demanio mette in vendita anche il faro di S. Domino

Articolo di Carmen Carbonara
Fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it

articoli_demaniovenditasdominoBARI – Probabilmente diventerà un resort extra lusso. Il faro di San Domino, alle Tremiti, abbandonato da oltre un quarto di secolo, è in vendita insieme ad altri nove fari di tutta Italia. L’idea dell’Agenzia del Demanio è quella di valorizzare anche questo pezzo del patrimonio nazionale, attraverso concessioni trentennali. Il progetto «Valore Paese Fari», il programma di valorizzazione dei fari italiani, sarà presentato a Roma presso l’Associazione della Stampa Estera il 10 giugno dal direttore del Demanio, Roberto Reggi, dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e da quello per i Beni culturali, Dario Franceschini, insieme al sottosegretario alle Finanze, PierPaolo Baretta. Madrina del progetto è la giornalista Donatella Bianchi.

La storia dell’attentato

La storia del faro delle Tremiti, un simbolo visibile per chiunque arrivi dal mare, si ferma l’8 novembre del 1987, quando l’esplosione di una bomba sconvolse Punta del Diavolo e la pace delle Diomedee. Cosa sia successo non è mai stato chiarito. Per fortuna il faro quel giorno era disabitato e nell’esplosione perse la vita uno dei due attentatori svizzeri, mentre l’altro riuscì a far perdere le proprie tracce. Si ipotizzò un attentato ordinato dal colonnello libico Gheddafi, che in quel periodo reclamava le Tremiti, o la mossa di servizi segreti esteri in funzione anti-libica. Di certo, da allora, il faro è rimasto abbandonato e meta, per anni, solo dei vandali. Ora è completamente recintato e in sicurezza. E nessuno sembra reclamarlo. Non lontano residenti e turisti ci vanno a raccogliere i capperi.

Il Comune: vorremmo acquistarlo

«Ci piacerebbe acquistarlo dal momento che al Comune spetta il diritto di prelazione» dice il sindaco Antonio Fentini. «Ma è un’utopia: con 10 milioni di debiti ereditati dal passato e un piano di ammortamento non ci possiamo permettere nulla. Anzi, mercoledì – aggiunge – non credo di andare alla presentazione del progetto, a Roma, cui sono stati invitati i sindaci dei territori coinvolti. Così risparmio – ironizza – almeno 500 euro». A Fentini non dispiacerebbe che qualcuno prendesse in concessione trentennale – così come previsto dal bando – la struttura e la trasformasse in un albergo di lusso. «L’importante è che sia una cosa di qualità, che richiami l’attenzione», dice. «Certo ci piacerebbe di più se arrivasse qualche privato e lo trasformasse in una villa. Uno come Dalla, anche se come lui non c’è nessuno».

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