Il faro, tra storia e realtà di oggi

Articolo di Paola Mattavelli
Fonte: www.nautigestnews.it

I fari continuano ad esercitare un fascino particolare anche ai giorni nostri, pur essendo cambiato nel tempo il loro utilizzo e la loro funzione. Ormai sono stati quasi totalmente sostituiti nella navigazione dai sistemi digitali (LORAN, GPS, ECC.), infatti la costruzione di nuovi fari è praticamente nulla. Inoltre per i fari ancora operativi è in corso un processo di automazione totale, con il comando a distanza via computer, al fine di ridurre i costi di gestione e manutenzione.

Sembrerebbe quindi una strada in declino quella dei fari, destinati solo a ricordarci un passato di gloria partito nell’antichità. La storia della navigazione e la storia dei fari vanno infatti di pari passo. L’evolversi di una ha portato allo sviluppo dell’altra per un cambiamento di esigenze di navigazione commerciale che da costiera e diurna divenne progressivamente anche notturna e a mare aperto. I primi fari altro non erano che falò di legna accatastata, segnali di pericolo o di approdo in specifici punti della costa che il navigante usava come riferimento nella propria rotta. Solo successivamente, con la costruzione dei primi porti lungo le rotte principali, si iniziò costruire i primi rudimentali fari in legno o ferro, con alla sommità un braciere di metallo con del combustibile, posizionato grazie ad un sistema di carrucole.

Queste prime semplici costruzioni si arricchirono e perfezionarono nel tempo dando origine nel III secolo a.C. anche a strutture monumentali annoverate tra le sette meraviglie del mondo: il Colosso di Rodi ed il Faro di Alessandria. Il Colosso di Rodi era un’enorme statua dell’altezza di circa 32 metri che rappresentava Elios, dio del sole, ed era posizionata sopra l’entrata del porto, visibile da lontano grazie al braciere acceso che teneva in una mano.
Il Faro di Alessandria era una torre alta tra i 115 e i 135 metri, sulla quale era costantemente acceso un grande fuoco di legna resinosa e oli minerali che, attraverso un sistema di specchi ideato da Archimede, consentiva di emettere un segnale luminoso con una portata di oltre 30 miglia, utile per aiutare i naviganti a non rimanere incagliati nei fondali della retrostante palude Mareotide. Fu esattamente dal nome dell’isola di Pharos, isolotto di fronte ad Alessandria d’Egitto dove fu edificata questa torre, che deriva la parola faro.

I fari come siamo abituati a vederli, con la tipica costruzione a torre prevalentemente in muratura e solitamente cilindrica per ridurre gli effetti del vento, con una elevazione sufficiente per rendere visibile alle navi in transito in tempo utile il segnale luminoso e colorata esternamente per essere facilmente individuata anche di giorno, sono modelli architettonici attraverso i quali leggere la Storia: dalle 30 torri di segnalazione adibite a fari lungo le coste dei domini dell’Impero Romano, di cui rimane il faro di La Coruña, l’antica Brigantium, in Galizia; alle torri dei monasteri eremitici sulle coste atlantiche di Inghilterra e Francia nel Medioevo; alla fioritura di torri di segnalazione con fuochi lungo le coste italiane nel periodo delle repubbliche marinare, che portò alla costruzione di fari che sono diventati monumenti nazionali come la Lanterna di Genova e il Faro di Livorno, considerati tra i più antichi di Italia; al prestigio architettonico dei fari rinascimentali e barocchi, come il Faro di Cordouan costruito su volere del re di Francia all’inizio del Seicento, in pieno mare al largo della Gironda; per arrivare al XIX secolo, il cosiddetto secolo della farologia, con la nascita di meraviglie dell’ingegneria e della loro evoluzione tecnologica.
La valvola solare che permette l’accensione e lo spegnimento automatico con il sole, l’elettrificazione e l’automazione dei fari, hanno progressivamente reso inutile la figura del guardiano del faro, che con lo sviluppo anche dei sistemi di assistenza e soccorso alla navigazione, si è esautorata quasi totalmente della sua funzione.

Non può però essere messa la parola fine per queste architetture eroiche, da sempre in prima linea giorno e notte, solitario punto di riferimento per i naviganti e per l’immaginario dello spettatore rapito dal suo ergersi immutato contro il logorìo del tempo e delle intemperie.

In Italia la situazione dei fari è drammatica. Nonostante rientrino sotto la competenza della Marina Militare che ha il compito di tenere in efficienza la lampada che emette il fascio luminoso, la quasi totalità delle strutture sono abbandonate ad atti vandalici, oltre ad un deterioramento naturale per la mancanza di una regolare manutenzione. Il rischio che si corre è la perdita irrimediabile di un patrimonio storico che andrebbe invece recuperato e reso fruibile ai cittadini, cosa che attualmente avviene solo in pochissimi casi.

La Marina Militare può infatti dichiarare un faro non più utile alle esigenze di forza armata e restituirlo al demanio militare per le decisioni di competenza (reimpiego della struttura da parte delle Capitanerie di Porto, di altre Forze Armate e/o forze di polizia, Enti Statali, Autorità Regionali, vendita a privati, alienazione, ecc.). Spesso la Marina Militare cede solo gli alloggi del faro e non la torre del faro che rimane di sua pertinenza al fine di consentirne la funzionalità della sorgente luminosa del faro stesso. Qualora invece si decida di cedere anche la torre, l’ottica del faro viene smontata e il faro cessa la sua funzione di ausilio alla navigazione marittima. Quindi negli ultimi decenni alcuni fari caduti in disuso sono stati messi in vendita dal Demanio dello Stato, e sono stati acquistati da privati che li hanno recuperati per convertirli in luoghi dove è possibile soggiornare. Un esempio è il bellissimo Faro di Capo Spartivento nel sud-est della Sardegna, struttura realizzata in origine dalla Marina Militare a cinquanta chilometri da Cagliari, e ora convertito magistralmente da un ingegnere di Cagliari in un raffinato resort. La struttura è aperta tutto l’anno, con suite, due piccoli appartamenti ed una camera singola. Inoltre sul tetto è possibile ammirare il cielo attraverso una vetrate, oltre ad avere a disposizione piscina, vasche idromassaggio, postazioni internet, oltre la vicinanza di spiagge meravigliose raggiungibili a piedi, come Cala Cipolla e Su Giudeu. Il faro ha avuto numerose famiglie di faristi fino al 1980, e la sua lanterna è stata un punto di riferimento per i naviganti dal 1856, ed è tuttora funzionante anche se divenuto di proprietà privata.

Tra i fari più antichi attualmente attivi in Italia ci sono: il Faro di Livorno, la cui prima edificazione risale al 1304 quando la città di Livorno, con il suo porto, prese il posto dell’ormai insabbiato porto pisano, conteso tra Angioini, Genovesi e Guelfi. Fu realizzato per volere di Cosimo I dei Medici, è alto 47 metri, con un basamento poligonale di ben 13 lati, e aveva al proprio interno undici piani ed una scala a chiocciola incorporata nella muratura. Era il faro funzionante più antico di tutte le coste italiane fin quando nel 1944 le truppe tedesche in ritirata lo fecero saltare con potenti cariche di dinamite. Nel 1956 si avviò la ricostruzione per volere del popolo livornese, realizzato come copia esatta di quello demolito, addirittura usando per la muratura in pietra le stesse pietre recuperate tra le macerie. Da quel momento il faro è stato dichiarato monumento nazionale; La Lanterna di Genova, la cui costruzione nel porto vecchio di Genova risale al 1326. Nel 1507 la città di Genova venne conquistata dai francesi e Luigi XII ordinò che fosse costruita una roccaforte, la Briglia, addossata alla torre del faro. Dopo poco la torre crollò sotto l’assedio degli stessi Genovesi, e rimase diroccata fino al 1543 quando il Magistrato dei Padri del Comune né ordinò la completa ricostruzione che ne cambiò profondamente l’architettura. Ancora oggi costituisce il simbolo della città di Genova; il Faro di Punta San Raineri in Sicilia, la cui costruzione è stata realizzata nel 1955 sul torrione del bastione orientale del Forte Campana, costruito nel 1546 per volontà di Carlo V. Il suo nome deriva dal monaco eremita Raineri che fece scopo della propria vita il tenere acceso un fuoco ogni notte per aiutare i navigatori e salvarli dai pericoli. Inizialmente il suo nome era Torre del Garofalo, per il vortice che le correnti dello Stretto formano nei suoi pressi, “‘u garofulu”, il mitico gorgo di Cariddi.

Tra i fari di più recente recente realizzazione sono molti quelli da segnalare. Ne suggeriamo alcuni: il Faro della Vittoria, simbolo della città di Trieste, i cui lavori di realizzazione iniziarono nel 1923 e si conclusero nel 1927 con una cerimonia di inaugurazione avvenuta alla presenza di Re Vittorio Emanuele III. È il faro più singolare d’Italia perché la sua forma architettonica assomiglia ad un fusto di una colonna. Inoltre è un monumento commemorativo perché venne realizzato in ricordo ai caduti in mare. Si tratta di una enorme colonna progettata da Arduino Berlam, le cui fondazioni sono realizzate sulle rovine del vecchio fortilizio austriaco Kressich, inglobato nel basamento, e sulla cui lanterna, del diametro di circa 5 metri, è posizionata una Vittoria alata, una statua alta 7.20 metri e dal peso di circa 7 quintali, opera dello scultore Giovanni Mayer, autore anche della statua del marinaio posta sul basamento. Le sue ali furono progettate in maniera tale da opporre la minor resistenza al vento e sono in grado di potersi flettere alle raffiche di bora, tanto che la leggenda narra che molti triestini ricordano di aver visto le ali muoversi nelle giornate in cui la bora soffia violentemente. L’àncora dell’incrociatore Audace, la prima nave ad attraccare nel porto alla fine della prima guerra mondiale, è stata affissa sul basamento assieme alla statua del marinaio. Il Faro della Vittoria è uno dei pochi ad essere visitabile e accessibile al pubblico; Cozzo Spadaro a Porto Palo di Capo Passero in Sicilia, capolavoro di architettura unico che assomiglia ad un faro francese, conservato in modo impeccabile dal farista; e Capo Grecale nell’isola di Lampedusa, un faro collocato a presidio del più bel mare d’Italia, unico per la sua posizione, testimone della bellezza di quelle acque e purtroppo delle innumerevoli tragedie che vi avvengono.

0
Connessione
Attendere...
Messaggio

Il guardiano non è online al momento: lascia un messaggio.

* Nome
* Messaggio
Login now

Need more help? Save time by starting your support request online.

Your name
Describe your issue
Chat online
Feedback

Help us help you better! Feel free to leave us any additional feedback.

How do you rate our support?