Il faro: la certezza nel buio

Articolo di Amedeo Gargiulo
Fonte: www.wilditaly.net

articoli_faro-certezza-nel-buio_01Per chi, come me si occupa da tanti anni di trasporti, vi sono alcuni aspetti di questo comparto che oltre ad essere importanti, interessanti tecnologicamente, e tanto altro ancora, implicano anche degli aspetti di bellezza di fascino e a volte anche di romanticismo. I fari sul mare sono sicuramente tra questi. Il faro ha sempre rappresentato una certezza per gli uomini di mare, il riferimento delle notti più buie, l’ancora di salvezza per recuperare la cognizione di posizione magari dopo una lunga notte di tempesta. Non vi è dubbio che il ruolo cardine del faro nella storia della navigazione si stia andando perdendo con tutte le tecnologie moderne che oggi permettono con i sistemi satellitari l’individuazione quasi al metro della posizione in latitudine e longitudine, anche nelle situazioni meteorologiche più avverse. Ma questo non azzera affatto l’utilità dei fari e soprattutto non ne cancella il fascino.

Il guardiano del faro è certamente un mestiere particolare, spesso il luogo di lavoro coincide con l’abitazione, molte volte i luoghi hanno un fascino particolare. Non mancano i disagi ad iniziare dal fatto che molto spesso ci si deve abituare ad una esperienza di solitudine, quasi da eremita e quindi è un mestiere che o lo ami, o è molto difficile da affrontare. Ancora oggi molti vogliono fare il guardiano del faro. Solamente in Italia, la Marina Militare – che gestisce circa 1.500 “segnalamenti marittimi” di vario tipo lungo gli 8.000 chilometri di coste italiane – è subissata di richieste. Vuoi per mancanza di lavoro, vuoi per chi è incantato dalla natura e sogna un lavoro un po’ romantico e fuori dagli schemi.

Oggi il lavoro è diverso e in molti casi non richiede più una presenza costante e quotidiana, ma una semplice manutenzione periodica. Resta il fatto che si tratta di un mestiere molto particolare per il quale non si richiedono competenze professionali particolari, ma occorre un’attitudine quasi istintiva. Peraltro si tratta di un mestiere che si tramanda da decenni; lo dimostra il fatto che spesso la gestione di un faro è passata di padre in figlio, con personaggi sovente dall’inquadramento romantico e dal fascino letterario.

articoli_faro-certezza-nel-buio_02Il volto di questi uomini è frequentemente molto particolare, quasi scolpito dal contatto totale con la natura. Sono volti un po’ bruciati dal sole, sferzati dal vento, un po’ rugosi ma quasi sempre affatto severi, con uno sguardo di passione profonda per la bellezza che li circonda e con un rispetto per i luoghi quasi si trattasse di luoghi mistici. Molti di questi fari sparsi per il mondo non sono attrezzati con sistemi moderni per salire e quindi si devono affrontare anche centinaia di gradini per arrivare alla lanterna, come una sorta di metafora della fatica da affrontare per arrivare al luogo della luce.

Le scale interne ai fari sono spesso a chiocciola con gradini consunti dall’uso, magari di un paio di secoli, ma quasi sempre vi è un cordone attaccato al muro, che serve per aiutarsi nella salita, come nelle ferrate di montagna. Soggiornare in un faro è un’esperienza un po’ magica, e vi sono dei luoghi dove questa esperienza è più cruda e di contatto con la natura, favorita da condizioni particolari dove il mare da maggiore senso di maestà e, a volte, anche di potenza e di paura. La Norvegia, per esempio è perfetta ed infatti, hanno deciso di sfruttare il potenziale di questi luoghi affascinanti dove tra fiordi e scogliere, sono almeno trenta i fari proposti per soggiornare un periodo. I fari sono stati trasformati in “hotel”, infatti in tutto il mondo i fari dagli anni novanta non sono più abitati dai loro custodi, in quanto automatizzati, rendendo il personale superfluo. Ma il fascino è immutato, il senso di avventura e il senso di essere utile ai naviganti, che non dimentichiamolo rischiano la vita spero nelle notti tempestose. Ed anche la sensazione di una solitudine che ti avvicina al trascendente, che ti obbliga a riflettere sulla vita, che ti isola da tanti falsi valori della vita moderna. Certo la vita in un faro ora è più comoda, ma per chi ci doveva vivere tanti anni per lavoro in posti molto isolati, aveva anche delle grosse scomodità e limitazioni, basta pensare alle famiglie, ai bambini che non avevano le scuole, che i rifornimenti erano affidati alle rare navi che vi facevano scalo, alle condizioni metereologiche spesso al limite della sopportabilità. Ma chi ci ha vissuto, magari per qualche decennio lo racconta come una favola.

articoli_faro-certezza-nel-buio_03Il fascio di luce emesso da un faro è la risultanza di tre sistemi distinti ma strettamente correlati:

  1. il dispositivo che produce la luce;
  2. il sistema di concentrazione a ampliamento;
  3. il meccanismo di rotazione e regolazione.

E’ evidente che all’origine nei primi fari era presente solamente il dispositivo di produzione della luce, ma già i greci e i romani misero a punto dei meccanismi migliorativi ; sono noti gli specchi con i quali i greci ottenevano grazie a fenomeni di riflessione e rifrazione non più una luce generica ma dei pennelli di luce che concentravano la potenza luminosa e avevano un effetto direzionale più marcato. I romani furono invece i primi a pensare che ogni faro dovesse avere una sorta di codice identificativo e inventarono dei contenitori di rame per i bracieri che, opportunamente fessurati costituivano l’equivalente del moderno codice a barre, non dando solamente l’indicazione della terra ferma ma anche della località.

In realtà i secoli successivi videro un netto rallentamento nello sviluppo tecnico dei fari, se ne continuarono a costruire ma senza innovazioni. Nell’ottocento i traffici marittimi ebbero un aumento clamoroso sia per l’aumento del commercio sia perché il dominio del mare assunse un valore imprescindibile nelle vicende belliche. E vi fu una ripresa nell’evoluzione dei sistemi di governo e difesa delle coste, ivi compresi i fari. Un contributo fondamentale fu dato dalle soluzioni ottiche studiate da Fresnel. La luce prodotta posta nel centro della focale, unitamente all’uso di prismi, portarono ad un eccellente aumento della visibilità. E nell’Ottocento, prima dell’avvento della corrente elettrica, con un cosiddetto peso-motore che scendeva lungo la torre del faro e delle demoltipliche meccaniche, venne assicurata la rotazione dell’apparato ottico. Poi, come già accennato con l’energia elettrica, è cambiato il mondo, ma non il fascino che resta e resterà immutato.

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