Da oltre 250 anni la sua luce guida i marinai verso il porto sicuro di Rimini

Articolo di Tommaso Torri
Fonte: www.riminitoday.it

Il guardiano del simbolo della città marinara che cura la manutenzione da 13 anni: “adesso, con tutta la tecnologia, è molto più facile fare questo mestiere”

Dal 1764 ad oggi la sua luce ha aiutato innumerevoli imbarcazioni e, attraverso questi due secoli e mezzo di ininterrotto esercizio, il faro di Rimini ha assistito quasi indenne a guerre, rivoluzioni, distruzioni e alle nuove tecnologie della navigazione passando da un fanale alimentato a olio, rigorosamente stagionato per 1 anno, alla gestione computerizzata di tutte le sue funzioni. La sua storia è alquanto complessa: il contratto di costruzione risale al 1733, su volere di papa Clemente XII che stanziò 10mila scudi per la realizzazione di un faro\fortino a difesa del porto, in sostituzione di una vecchia lanterna situata sul campanile della scomparsa chiesa di Sant’Antonio in via Destra del Porto. Pare, tuttavia, che il denaro iniziale stanziato dal Papa fosse però stato utilizzato dal Cardinale Legato Giulio Alberoni per costruire due ponti sulla strada per Ravenna, soldi che la comunità riminese dovette, in un modo o nell’altro, far ricomparire. Come riporta lo storico dell’architettura, Giovanni Rimondini, i documenti della costruzione non vennero mai trovati e questa mancanza non è affatto casuale, considerate le abilità con cui i riminesi di allora facevano sparire gli scudi provenienti da Roma.

Le cronache raccontano che, prima ancora, nel 1200 era entrata in funzione un’altra lanterna sul campanile della chiesa di San Nicolò. Le cronache sulla costruzione del faro sono discordanti: per alcuni storici fu costruito su progetto dell’architetto Luigi Vanvitelli. I lavori iniziarono nel settembre del 1733 e nel 1754 G.F. Buonamici, costruttore anche della torre dell’orologio in piazza Cavour, che lo completò così come venne ritratto in un acquarello di F. Mazzuoli del 1788. Il nostro faro svolse nei secoli un sacco di ruoli, tra cui quello di torre-fortino, vedetta e faro di atterraggio. Nel 1900 la combustione a olio venne sostituita con quella a gas che, 30 anni dopo, fu a sua volta modificata con la corrente elettrica, fornita da un generatore, e nel 1932 si provvide ad alzare la lanterna di altri 9 metri. Durante la seconda guerra mondiale il faro venne distrutto nel corso di un bombardamento alleato che lasciò intatta solo la base; ricostruito tra il ’46 e il ’47, si deve a quell’intervento la sua forma odierna che si innalza a 27 metri dal livello del mare.

Dal 1992 a occuparsi del faro è Vincenzo Colaci che, oltre a curare quello di Rimini, gestisce anche le lanterne collegate di Cesenatico e Cattolica. “Sono arrivato a Rimini dopo 5 anni di servizio al faro di Punta La Maestra che si trova su un’isolette nel delta del Poracconta Colaci.All’epoca quello riminese aveva ancora un funzionamento ibrido a gas e non era facile portare le bombole per 90 gradini; adesso, con tutta la tecnologia, è molto più facile fare questo mestiere”.

Una domanda classica: cosa succede se si fulmina la lampadina?
La tecnologia ci ha aiutato molto: quando succede un malfunzionamento di questo tipo entra subito in funzione una lampadina di riserva e il sistema computerizzato allerta immediatamente il Servizio Fari di La Spezia e invia un sms per informare tutti della situazione.

Sono in molti a chiederle di fare una visita dentro al faro?
In media abbiamo una dozzina di gite scolastiche all’anno e, d’estate, non si contano i turisti che suonano alla porta chiedendo di salire. Purtroppo per loro, però, il faro è zona militare ed è possibile entrare solo chiedendo l’autorizzazione alla Marina che li gestisce. Tutti quelli che vengono, però, rimangono stupiti dalle dimensioni della lampadina: si aspettano qualcosa di veramente grosso e, puntualmente, restano delusi: si tratta di una comune lampada ad incandescenza da 1000 watt; è il gioco di specchi, chiamato lente di Fresnel, ad ingigantire la luce facendola vedere a chilometri di distanza: la portata è di circa 15 miglia nautiche pari a oltre 27 chilometri.

Nel corso degli anni ha anche raccolto una piccola collezione di strumenti d’epoca. Di cosa si tratta?
Sono tutti pezzi storici che raccontano come si sia evoluta la tecnologia dei fari: dalle apparecchiature a gas, con tutto il loro gioco di ingranaggi per ottenere il lampeggiamento della luce, alle ottiche di una volta realizzate in vetro. Adesso per le lenti di Fresnel si usa la plastica e, nei nuovi fari, la luce è data dai led.

Come si svolge la giornata di un guardiano del faro?
Come ho detto la tecnologia ci ha aiutato moltissimo: la nostra giornata è scandita dai lavori di manutenzione dei fari che ci sono stati affidati, tra i quali rientrano anche quelli alle imboccature dei porti. Durante il suo esercizio, la luce è da controllare 3 volte: all’accensione, una volta durante la notte, e al suo spegnimento. Quello di Rimini è un faro “cittadino” ed è in una situazione molto tranquilla, quando mi occupavo di Punta La Maestra non era raro dover uscire in mare in soccorso delle imbarcazioni.

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