Donato, il guardiano del faro: quando il lavoro incontra le tradizioni

Articolo di Michele Trombetta
Fonte: www.termolionline.it

TERMOLI. Iniziamo una nuova rubrica che chiameremo “Un volto …una  storia” e a inaugurare la stessa, visto che Termoli è un paese di mare, è il guardiano del faro e termolese doc Donato Colaci, sessantenne che da circa quarant’anni fa questo affascinante mestiere.

Donato, guardiano del faro di Termoli, per chi ama il mare un mestiere più affascinante penso non ci sia…

“No, assolutamente. È un bel mestiere e io sono quasi quarant’anni che lo faccio”.

Donato, quando hai iniziato a fare il farista, com’era la situazione?

“Quando ho iniziato abbiamo avuto una fase sperimentale e si passava dall’Acitilene disciolta alle nuove tecnologie. Questa sperimentazione è durata 20 anni ma adesso è tutto elettronica. La luce del faro è un tipo di segnalazione e Termoli si annuncia con lampi ed eclissi; un secondo di luce e due secondi di eclissi per la precisione. Calcolandoli, chi è in zona capisce che si trova a Termoli”.

Donato, la tua prima volta da guardiano del faro dove è avvenuta?

“A Punta della Maestra, alla foce del fiume più grande d’Italia, il Po. Iniziare per uno nato al mare sull’acqua dolce non era il massimo anche se in pratica alla foce ero quasi al mare e anche li, devo dire, che come primo impiego da farista è stato bello. Ero nel faro più isolato d’Italia tanto che adesso non è più presidiato, perché come faro nasce proprio sulla palude della pianura padana. Lì il paese più vicino si chiama Pila e per raggiungerlo bisogna risalire il Po per 3 km, un paesino di 500 anime e io abitavo da solo nel faro”.

Non è affatto un mestiere facile o agevole il tuo…

“Neanche per idea, ho dovuto studiare diverse materie impegnative durante il corso d’iniziazione, materie come l’ottica, la tecnica elettronica, elettronica, motori, elettricità perché nel servizio fari adesso ce n’è un po’ di meno, ma all’epoca c’erano fari che andavano ad Acitilene disciolta, fari a petrolio e a elettricità, ma anche con gruppi elettrogeni quindi noi guardiano dovevamo essere esperti un po’ su tutti i funzionamenti dei fari”.

Tra i tanti fari dove hai operato, ce n’è qualcuno che ti è rimasto nel cuore?

“Non parlerei di nostalgia, quelle comunque o in bene o in male sono esperienze che ti rimangono dentro per sempre perché hanno fatto parte della tua vita. Spesso, ti faccio l’esempio del faro sul Po, ci sono state situazioni davvero invivibili però lo mettevi in conto; io non disdegno il fatto che ora pur per un periodo di tempo breve ci tornerei volentieri, soprattutto perché ho lasciato anche molto amici la”.

Cosa ti ha insegnato la vita solitaria di farista?

“Mi ha insegnato l’arte di arrangiarsi, il dover imparare a far tutto da soli. Ti faccio un esempio, se mi occorreva l’intervento urgente di un falegname per aggiustare una porta o qualcosa di sua pertinenza, se ti andava bene lo potevi avere a disposizione dopo due tre giorni o forse più, ed allora cominci a darti da fare tu e così piano piano ho imparato a fare anche il falegname … come dire, di necessità virtù”.

Quando ti hanno comunicato che saresti stato destinato al faro di Termoli, si è realizzato un sogno?

“Si, puoi dirlo forte, un desiderio che finalmente si realizzava dopo vari giri. Il Po, poi Vieste e Ortona e alla fine sono arrivato qui, ma stai certo che nessuno ti regala nulla, io sono un civile della Marina Militare che prima di decidere vuole certezze e vuole sempre vederci chiaro su tutto, se sono stato assegnato a Termoli è perché rispondevo a tutte le caratteristiche richieste”.

Senti, ma il nostro faro o meglio quello che ne è rimasto, quando tornerà al suo antico splendore?

“Ormai da due o tre anni è avvolto in quella impalcatura, il nostro faro prima era sotto la giurisdizione di Venezia ora invece è sotto quella di Taranto, ma la sua ristrutturazione dipende dal Provveditorato ai lavori pubblici di Napoli e, siccome il faro rientra nelle bellezze artistiche del Borgo Vecchio (e quindi le Belle arti) ci hanno messo un po’ il bastone tra le ruote. Però io so che presto riprenderanno i lavori e che quello vecchio verrà abbattuto e ne verrà ricostruito uno tutto nuovo dello stesso modello di quello vecchio.
La situazione è sbloccata e la ripresa dei lavori dipende dalla burocrazia e l’organizzazione degli stessi”.

Bene, concludiamo questo primo appuntamento di “Un volto, una storia” con Donato Colaci e regaliamo ai lettori una “chicca sul nostro faro”: la scritta che è il motto di tutti i faristi dell’Adriatico “Ubi lucet est vita”.

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