Capri, il faro di Punta Carena apre le porte

Articolo di Paolo De Luca
Fonte: napoli.repubblica.it

Visite guidate dalle 9,30. Da Miseno a Scario, in Campania sono otto. “Ogni tanto nelle notti di tempesta le onde raggiungono il mio davanzale”

Non è un mestiere facile quello del signor Carlo D’Oriano, casertano, 58 anni, da 35 in Marina. La sua reperibilità sul lavoro è “h 24”, trascorre ogni notte in dormiveglia, non si gode a pieno le ferie da otto anni: “Meglio trascorrerle qui – dice -, in caso di urgenza improvvisa”. Per molti è l’uomo dei sogni e altrettanti ne invidiano il lavoro. Carlo è infatti un guardiano del faro, una delle ultime sentinelle del mare che di qui a pochi anni saranno rimpiazzate dai dispositivi di controllo automatizzati. Dal 2003 si occupa della lanterna di Punta Carena a Capri, che oggi alle 9.30 aprirà eccezionalmente al pubblico (su autorizzazione del Comando Seziofari di Napoli), per una visita guidata gratuita curata dall’associazione “Kaire arte” (partenza da piazza Caprile di Anacapri, prenotarsi al 329 093 6171).

“E’ un edificio monumentale – spiega D’Oriano-, costruito nel 1867. Tra i “Fari di I ordine” è il secondo in importanza in Italia, dopo quello di Genova”. Ogni navigante può riconoscerlo a prima vista: di giorno per la sua torre ottagonale di 30 metri a strisce bianche e rosse, di notte per il fascio di luce visibile fino a 25 miglia nautiche (50 chilometri), con lampi bianchi ogni tre secondi. Punta Carena, estremo sud est dell’Isola azzurra, è in posizione strategica lungo le rotte commerciali di uno dei tratti di mare aperto più solcati d’Europa. Da sempre il suo faro, tra rocce e macchia mediterranea, rappresenta un punto di riferimento per ogni natante, anche quelli muniti delle più moderne strumentazioni. L’area è infatti una “zona d’ombra” per qualsiasi segnale Gps e cellulare.

Necessari dunque manutenzione e monitoraggio costanti, soprattutto in caso di burrasca. “Ogni tanto – prosegue D’Oriano -, nelle notti di tempesta, le onde s’infrangono sugli scogli raggiungendo il davanzale della mia camera da letto. Altre volte, col sereno, ti godi il silenzio e le stelle, mentre la risacca accompagna le pagine di un libro”. Da qui Carlo “il fortunato”. Da qui le oltre 15 mila domande per operatore nautico che la Marina militare riceve annualmente, pur non avallando concorsi dal 1994.

“Non c’è tecnologia che regga”. A parlare è il sorrentino Giancarlo Antonetti, il più anziano comandante in servizio della Tirrenia. “Non andrebbe eliminata la componente umana in ogni faro, che per noi marinai, è un’irrinunciabile guida nell’oscurità”. In Campania, tra segnalamenti e boe luminose, si contano 200 unità. Oltre a quella all’ingresso del porto di Napoli, le altre presidiate sono otto. Si possono visitare solo tramite permesso (non facile) della Marina. Si parte da Capo Miseno nella baia Flegrea, dove anticamente stazionava la flotta imperiale romana. Si prosegue per importanza, con la torre bianca di Castellammare, seguita dalla lanterna (non presidiata) dello scoglio del Vervece a Massa Lubrense, poi Punta Campanella, Capo d’Orso, Salerno, punta Licosa e Capo Palinuro. Fondamentale è anche il dispositivo di Punta Imperatore a Ischia. Fu il primo faro nella storia ad essere governato da una donna, Lucia Capuano, che negli anni Trenta prese il posto del marito, fulminato durante una tempesta notturna.

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