Il farista Sidorov

Fonte: www.photopolygon.com

Il faro è stato costruito durante il periodo 1938-43 nella parte meridionale delle Isole Curili; la sua altezza è di 18 m. I giapponesi si spostavano sull’isola a cavallo, a volte a piedi, e piuttosto raramente in auto. In inverno, il faro è raggiungibile soltanto con gli sci. Si tratta dell’ultima costruzione giapponese sull’isola, simile al faro di Sakhalin.

Il farista ha 53 anni ed un cognome – Sidorov – molto diffuso in Russia. Vive qui sull’isola dal 1978. La sua professione principale è operatore di bulldozer. Nei tempi duri della perestrojka, il governo centrale si disinteressava di questa regione e la popolazione era costretta a sopravvivere come poteva. Sidorov si dedicava al recupero dei metalli non ferrosi, e questo lo ha salvato. Molti altri si sono rifuguati nel bracconaggio quando sull’isola non c’erano più soldi per vivere.
Victor ha prestato servizio al faro per sei anni. L’opportunità di vivere da solo e senza padroni è il principale motivo per cui ha scelto questo lavoro. Non c’è molto spazio per il romanticismo, in un posto in cui sei costretto a rimanere in osservazione alla fine del mondo per quindici giorni di fila.

Il faro si trova sul promontorio chiamato “Granchio”: ci vogliono cinque minuti a piedi per arrivare al capo chiamato, appunto, “La fine del mondo”.

Shikotan non è un posto calmo e in molti temono l’avverarsi di alcune profezie. Si ricordano ancora il terremoto nel 1994, quando secondo gli abitanti l’isola è affondata di 1,5 m. E molti sono andati via per sempre, ma alcuni fatto ritorno… come Victor. L’abitudine di vivere alle Curili è nel sangue, ma ci sono altri motivi per cui è tornato: la sua età (non riusciva a trovare un lavoro sulla terraferma), il clima al quale non è abituato, e la ricerca di solitudine.
Ottobre-novembre è il periodo di violente tempeste e cattivo tempo sull’isola.

Le persone spesso sostengono che i fari sono luoghi prediletti dai fantasmi, ma Victor conferma di non averne mai visti.

Tranne i rari turisti russi, nessuno è autorizzato ad accedere al  faro. I turisti giapponesi non possono accedere al promontorio. Tutto il territorio protetto dalle forze navali.
Victor racconta che al tempo dei giapponesi le costruzioni erano realizzate in modo diverso, in pratica si poteva passare da un ambiente all’altro del faro senza uscire all’esterno. Si trattava di una specie di bunker, e la vita al faro era assolutamente isolata.

Durante l’inverno i guardiani provvedevano a procurare acqua fresca dai ruscelli lungio la costa, oppure sciogliendo la neve.

Victor ha un hobby, gli piace riportare alla luce vecchi oggetti giapponesi. Ha una modesta collezione: alcuni piatti rotti, una tazza di tè con alcune poesie all’interno, un paio di brocche di argilla… Il suo sogno è trovare un giorno una spada da samurai.

La popolazione nello Shikotan si dedica alla cattura dei granchi. Solo una strada conduce al faro, che quando piove diventa impraticabile.

Tra due anni Victor andrà in pensione: sarà l’occasione per cambiare, per rendere la sua vita più facile.

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