Il guardiano del faro “Finché il pc non ci sostituirà”

Articolo di Andrea Rinaldi
Fonte: corrieredibologna.corriere.it

Vincenzo Colaci da diciotto anni sorveglia il mare dall’alto di Rimini: “Un mestiere che sta scomparendo”

Si potrebbero scomodare i romanzi di Giulio Verne o Virginia Woolf, tantissimo immaginario cinematografico fatto di solitudine, natura selvaggia e meditazione, ma forse per capire il fascino che il faro da sempre evoca nelle persone, è meglio far parlare chi lo abita. E scoprire ad esempio, come fanno i bambini di molte scolaresche quando vengono in visita, “che non ho la barba bianca, né la pipa, né una maglia a righe”.

Chi parla è Vincenzo Colaci, 49 anni, da diciotto guardiano della lanterna di Rimini e anche di quella di Cesenatico e Cattolica. Tre dei 161 che oggi scrutano gli 800 chilometri di costa italiana e che sono arrivati a festeggiare i cento anni della nascita del Servizio Fari della Regia Marina, avviato con un decreto del Re il 1 luglio 1911. Vincenzo è stato uno dei pochi a vincere l’ultimo concorso pubblico per faristi nell’87.

Era già sottoufficiale di marina a Lecce e sognava da tempo di occuparsi del faro di Santa Maria di Leuca: lo hanno invece spedito dalla sua terra a Punta Maestra sul Delta del Po dove è rimasto fino al ’92. “Nebbia d’inverno, bora a primavera e zanzare d’estate, però una fauna da togliere il fiato – ricorda – salvataggi pochi, una volta abbiamo guidato a riva un pescatore slavo che era rimasto in mare per tre giorni, a casa lo avevano dato per morto, lì la vera avventura era per noi andare a tornare dal paese con la barca nella nebbia”. Dopo il primo figlio, il guardiano è arrivato a Rimini e qui abita ancora in una abitazione alla base della torre sul canale con la moglie, un altro bimbo, un cane e un gatto.

E si prende cura della sua “casa”, che non si significa svolgere solo i normali lavori di manutenzione. “Ho cercato di studiare la storia che c’era dietro a questa costruzione e ho messo in piedi un piccolo museo al primo piano, ci sono le foto del faro di una volta in bianco e nero, le lampade storiche, lenti, ottiche, apparecchiature di quando il faro andava ancora a gas, vecchie sirene per la nebbia, lubrificatori e bussole”. La prima lanterna, tra il 1200 e il 1500, era al campanile di una chiesa che si vede arrivare sul treno da Bologna quando attraversa il canale. Con i detriti portati dal fiume la spiaggia si è allungata e nel 1733 è stata costruita la base dell’odierno faro.

“Tutta la Romagna aveva torri sul mare per difendersi dalle scorrerie dei pirati e alcuni prelati del luogo fecero pressioni al Papa Clemente XII, che donò diecimila scudi per ereggere il faro – racconta – la base fu realizzata da Luigi Vanvitelli e nel 1764 l’opera fu terminata da Gianfrancesco Cipriani, è solo nel 1930-32 che la torre fu alzata di altri dieci metri”. Tutte le mattine dalle 8 alle 13 il custode pianifica e porta a termini i lavori di ristrutturazione, effettua controlli recandosi ai fari di Cesenatico e Cattolica, pulisce i vetri e le lenti, smarca i registri poi è libero fino al crepuscolo, quando si accende il faro. Allora si reca a controllarlo assieme alla lampada di riserva e poi fa la stessa operazione con i fanali verde e rosso che indicano l’ingresso del porto alle imbarcazioni; una volta a settimana pulisce anche quelli con l’acqua dolce. Quando Vincenzo va in ferie il controllo è a cura della capitaneria di porto. La lanterna di Rimini è a ottica fissa e la sua caratteristica sono tre lampeggi in dodici secondi. È dotata di una lampada a mille watt e una di riserva a cento che il computer prova prima di accendere quella regolare. La sua luce arriva fino a quindici chilometri. Da un mese se qualcosa non funziona, il sistema operativo invia una comunicazione a un server a La Spezia che a sua volta invia un sms al guardiano. La sirena, o nautofono, si avvia in caso di nebbia o se c’è un guasto alla lampada. «È un mestiere che va scomparendo i fari rimarranno, verranno ammodernati, saremo noi a sparire», ammette il guardiano. “A Rimini non ricordo di aver avuto problemi”. Tranne una volta, quando due persone suonarono a casa allarmate chiedendo del custode: “Il faro è rotto! Si accende e poi si spegne”.