In viaggio tra i fari d’Italia

Articolo di Andrea Bonatti
Fonte: www.cittadellaspezia.com

Al Circolo Ufficiali una navigazione lungo le coste della penisola alla scoperta delle lanterne e della loro storia

La Spezia. Se non bastassero le numerose pubblicazioni che Enrica Simonetti, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, ha dedicato all’argomento, sicuramente il tono entusiasta dell’excursus che ieri ha tenuto presso il Circolo Ufficiali avrebbe fugato ogni dubbio su quale sia la sua passione per le lanterne marittime. Da Capo dell’Arma davanti a Sanremo al Faro della Vittoria di Trieste, l’Italia è circondata da un mondo variopinto di fanali che ieri erano idealmente riuniti alla Spezia, ovvero la sede storica di Maritecnofari che i fari italiani tutti coordina e gestisce. Punto di partenza imprescindibile la Lanterna di Genova, per secoli simbolo di un vasto impero marittimo, che venne addirittura affidato per un certo periodo ad una casta monacale apposita che ne garantisse il costante funzionamento. Il vero simbolo della Superba quanto il trecentesco Fanale dei Pisani lo è della città di Livorno. Questo, fatto saltare dall’esercito tedesco in ritirata nel 1944, venne fedelmente ricostruito uguale all’originale dieci anni dopo, con una cerimonia solenne officiata dall’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Se le due città condensano attorno ai fanali portuali la propria essenza di città marittime, ancora più suggestivi sono gli esempi di quelli che sorgono in veri e propri paradisi naturali. Eccoci in Sardegna ad Arbatax (Capo Bellavista), il cui nome deriva dalla parola arabo per “quattordici”, poiché le torri di segnalazione venivano a quel tempo numerate, o ancora a Capo Caccia, splendido promontorio di roccia bianca alla cui sommità la luce segnala l’ingresso alla rada di Alghero. Luoghi per secoli abitati solo dai guardiani e dalle proprie famiglie con poche eccezioni, come per Punta Scorno sull’isola carceraria dell’Asinara dove i detenuti potevano lavorare in condizione di semilibertà con l’unico categorico divieto di non avvicinarsi alle barche. Figura romantica quella del guardiano: un tempo la stanza dove risiedeva veniva chiamata la ”stanza dello scapolo” poiché non gli era concesso neanche di avere accanto a sé una compagna che lo distraesse dai propri inderogabili doveri. Un voto di castità dunque, che avrebbe forse fatto piacere a papa Innocenzo XII che fece erigere, unico pontefice della storia, un faro a Capo d’Anzio (1691), dopo aver rischiato in prima persona di naufragare sugli iStrombolinfidi scogli di quel tratto di costa. Niente a che vedere, non tragga in inganno il nome, con le gerarchie ecclesiastiche ha invece Capo Vaticano in Calabria, il cui nome deriva da “vaticinio”, ovvero dalla leggenda molto pagana della profetessa Manto che abitava quel promontorio e a cui si usava chiedere la buona fortuna navigando in quel tratto di mare. Manovrare il faro di Strombolicchio poi, dirimpetto al quasi omonimo vulcano, con la sua debole luce in confronto alle rosse colate di lava che lo affiancano, è certo un’esperienza che difficilmente lascia insensibili anche i più freddi razionalisti. Per certo è stato meta di pellegrinaggio il fanale di Capo Grecale a Lampedusa che, primo edificio ad avere la luce elettrica sull’isola, vedeva assieparsi fiumi di persone ai suoi piedi quando giocava la Nazionale italiana e la RAI trasmetteva le prime partite in bianco e nero. Oggi è un faro di speranza per migliaia di persone che con la spietata natura del mare ancora fanno i conti per tentare di vivere una vita dignitosa. Sinistre leggende illumina invece la luce di Punta Libeccio sulla meravigliosa isola di Marettimo nelle Egadi che si dice infestata da oscure presenze, per cui un guardiano usava apparecchiare sempre la tavola per una persona in più la sera per ingraziarsi gli spiriti del luogo. Ma non tutti i racconti sono leggenda. E’ il 1987 quando un attentato dinamitardo distrugge il faro di Punta del Diavolo sull’isola San Domino nelle Tremiti. Muore l’attentatore, un cittadino francese che si ritiene pagato dal regime di Gheddafi che da tempo reclamava il possesso libico dell’arcipelago pugliese. E cosa dire infine della vista che si gode dal fanale dell’isola di San Giorgio a Venezia, affacciato sulla Chiesa della Salute e sull’imbocco del Canal Grande?
Ieri i fari d’Italia e i loro mille racconti erano tutti qui alla Festa della Marineria, radunati sotto la protezione di San Venerio patrono dei fanalisti.

Enrica Simonetti “Luci ed eclissi sul mare. Fari d’Italia”, 2006, Laterza, Bari.

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