Ingegneri a Parigi

Traduzione italiana di Gianni Boscolo

La biblioteca dell’l’École des Ponts Paris Tech ha messo in linea una breve, sintetica esposizione on line su Phares et Histoire, fari e storia.

Una esposizione on line con la collaborazione, per i testi di Vincent Guigueno, storico, segretario generale del collegio Villes et Territoires, con la ricerca iconografica di Guillaume Saquet, Laurent Saye e Nicolas Texier; per l’impaginazione di Nicolas Texier.

Si può vedere che in molti casi gli ingegneri possono servirsi dei fari e delle loro le istituzioni che offriva loro un quadro di riferimento e di lavoro. La colina del Trocadero in un’alchimia di uomini, conoscenze, ha potuto operare perché gli ingegneri che lo frequentavano non erano  “ingegneri all’inglese” ma un corpo dove potevano scambiarsi conoscenze e competenze.  La matrice quasi esclusiva di strumenti burocratici gli conferì una relativa autonomia nella gestione dei loro affari tanto che la risonanza del loro lavoro nell’immaginario spaziale e tecnico di ingegneri del genio civile assicurava il loro inserimento in una rete professionale.

Non e stata tanto la sparizione di questo luogo che è importante per valutare l’interpretazione proposta: il cambiamento alla fine del XIX secolo della scala spaziale relativa nella tecniche della segnalazione marittima e di conseguenza la ricomposizione di un “territoire des phare” fortemente strutturato fino agli 1980 da un rapporto autorevole, con un centro amministrativo e industriale, Parigi e una periferia, il litorale.

I fari sono le tracce tenaci del posto degli uomini su questo limite, essi sono investiti da una funzione simbolica tanto che vedono trasformarsi più terra–terra, il riferimento razionale della frontiera marittima del paese.Sono diventati dei luoghi di memoria che essi non hanno prodotto ma hanno fissato su di essi. Anche provati di ogni legittimità tecnica i fari non sono incavo della memoria degli uomini dà loro questa consistenza ed é grazie ad essa che ancora si mantengono. E’ la costruzione di questa memoria che tende a costruire questa esposizione.

La diversificazione operata dagli imprenditorie nei settori meccanici e nell’ottica li hanno preparati male alla rivoluzione elettronica iniziata dopo la seconda guerra mondiale. la concomitanza della sparizione del servizio e dei suoi fornitori non è casuale. Sottolinea la coerenza dell’organizzazione spaziale amministrativa ed industriale di un territorio dei fari pensato su scala nazionale. La Francia dopo la rivoluzione e l’impero, la politica della segnalazione marittima. i fari sono stati controllati dagli ingeneri civili del genio in poco meno di due secoli, per condurre le finanze in materia di segnalazione marittima, una politica di rete concertata su scala del paese.

Une administration centralisée, le Service des phares et balises.

Una amministrazione centralizzata, il servizio dei fari e segnali, aveva competenza per dire come gli conveniva di guidare le navi di ogni stazza sulle frontiere marittime del paese nelle zone di traffico commerciale come nei passaggi stretti improntati dai navigatori da diporto e i pescatori costieri.

Precorritrice nel XIX secolo una concezione francese ha approfittato della mondializzazione della rete di segnalazione per esportare un savoir faire, amministrativo e tecnico. Perché questo dinamismo si è inceppato? La collocazione nel cuore della rete elettronica di un settore industriale senza legami con il corpo dei tecnici incaricati della gestione può spiegare la marginalizzazione industriale della Francia in questi settori. Questa distorsione tra dinamiche industriali e organizzazione amministrativa è senza dubbio uno delle molle  più potenti di una crisi del territorio dei fari che non risparmia nessuno dei suoi attori pubblici o privati.

Durante la seconda metà del 1800 l’impresa di stato e dei suoi ingegneri si allarga a oggetti più discreti dei fari: le boe, le mede. Si tratta ormai di mantenere la frontiera marittima, riparare e prevenire i guasti al meglio delle capacità accreditate.

La tempistica del lavoro non é più quello dei cantieri marittimi del XIX secolo Non cominciano piùsi sviluppa conpiù più con avventure discrete di viaggi, che iniziano ogni mattina sui moli della divisione dei fari e segnali.

Quando l’innovazione volge ad un rinnovamento dell’oggetto tecnico, la ripetizione cerca di organizzare la persistenza: permanenza dei segni del paesaggio costiero: le mede, degli oggetti sottoposti al mare (boe di legno o di ferro), permanenza  delle macchine automatiche di cui occorre assicurare il mantenimento.

I dati mostrano tre gruppi che vi sono implicati nel funzionamento della rete: i marinai, gli operai e i guardiani. Solo quest’ultimi sono stati riconosciuti nella letteratura, nel cinema o nei giornali.

Un investimento quasi religioso e letterario ha convertito i guardiani di fari in guardiani del faro tanto che l’identità elettromeccanica di controllori non si è costruita non nei gesti del lavoro ma nell’eremitaggio culturale del XIX secolo.

Questa  “invenzione dei guardiani” è l’ultima tappa di una traiettoria nel tempo: la conversione del faro, snodo solidale di una frontiera marittima, razionale all’inizio del 19° secolo, in un luogo ormai riempito dal racconto di un limite simbolico, il Finis Terrae.

Per dirla in altro modo, i fari “construits pour signaler la côte aux marins, signalent désormais la mer aux terriens”, segnalano ormai il mare ai terricoli.Non è solo una comodità retorica. Esprime una constatazione, quella di un’evoluzione radicale tra la funzione che gli uomini hanno assegnato ai fari prima di costruirli e rispondere alle pratiche turistiche della fine del secolo scorso e inizio del millennio.

«Aucun marin ne s’habitue à l’idée que les phares désormais, seront exempts de présence humaine. Peut-être faut-il s’en réjouir; peut-être est-ce une torture que le sort de ces hommes juchés sur la tempête, accrochés à la nuit. Peut-être la nostalgie qui nous prend est-elle corporatiste et réactionnaire. Je ne sais. Mais aucune administration, non plus, n’imagine ce que cela signifie, d’avoir l’œil d’un homme derrière l’œil du phare, ce que cela prête à cette lumière. (…) Les phares ne sont pas, tout bêtement, une « aide à la navigation». Les phares proclament la rage des hommes d’habiter le monde, et aussi la folie qu’ils poursuivent de se déplacer. Rien n’est plus « déplacé » qu’un phare, rien n’est plus incongru, sauf un homme».

La dissociazione tra le funzioni della macchina e la presenza degli uomini é un fenomeno di lunga durata. In Francia le prima installazioni sono state provate nel 1880, bruciatori a gasolio che restavano accesi 150 giorni senza intervento umano. Possiamo quindi spingerci più avanti e suggerire che la veglia non si riduce a nulla senza la presenza degli uomini. E’ intorno alla loro sparizione che si cristallizza ormai il dibattito e si ricorre all’ormai famoso “dovere di memoria”, in nome del quale si interrogano le amministrazioni, le comunità e gli stati. Per prendere le precauzioni del patrimonio in Francia comparandolo alle cattedrali medioevali, anche se gli oggetti tecnici non sono uguali.

Lo spazio diventa cosi una clessidra su una geografica intermedia, quella dove si trovano i grandi fari, per la sua pertinenze. Il paradosso è dunque il seguente la Francia senz’altro il paese dove l’esaltazione dei fari “sentinelle di luce” è più viva; e nello stesso tempo, il paese e lontano dall’essere avanzato nella programmazione della loro conservazione. Certo vi sono dei quadri sociali per interpretare e intralciare un fenomeno generale di patrimonializzazione, un desiderio di fermare il lavorìo del tempo attraverso il congelamento di spazi-santuari, in luoghi di memoria. A Ouessant Creac’h è diventato un museo e altri progetti simili si propongono la stessa cosa. In ultimo questo paradosso vale a dire lo spostamento in Francia tra il desiderio di preservare i fari e la realtà dei mezzi esistenti oggi per realizzarlo; si vede quindi un nuovo paradosso, senz’altro più problematico: come un luogo tecnico messo in opera da uomini potrebbe segnalare il Finis Terrae di cui una della virtù è proprio sciogliere il tempo della società umana a favore del tempo intimo dell’anima evocando la cosmogonia e il mito.

I fari sono le tracce tenaci del posto degli uomini sul limite di riferimento. Sono dunque investiti di una memoria e una funzione simbolica: il riferimento razionale delle frontiere marittime del paese. I fari sono diventati memoria di luoghi che non hanno prodotto ma che sono stati fissati da essi. Anche privati dalle legittimità tecnica i fari non sono svuotati; la memoria degli uomini dà loro consistenza ed è grazie a questa che si mantengano ancora. Quello che vuole tentare, questa esposizione.

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