Procida, devastato il faro senza guardiano: macerie e degrado nel paradiso Pioppeto

Articolo e foto di Natascia Festa
Fonte: www.corrieredelmezzogiorno.it

Dopo 103 scalini nell’odorosa macchia mediterranea, vista sull’abbandono
L’edificio ottogonale a strapiombo sul mare era la dimora del fanalista, figura scomparsa per tagli

NAPOLI – Una lunga stradina tra muri bianchi e selciato lavico (via Faro), poi 103 scalini odorosi nella macchia mediterranea, infine il mare di Procida oltre gli scogli a strapiombo: una meraviglia per gli occhi e l’anima come sapeva bene Elsa Morante che qui aveva ambientato «L’isola di Arturo».




Ma tra le ginestre, la malvarosa e l’azzurro, lo sguardo è interrotto da un edificio ottogonale completamente in rovina: finestre divelte, muri picconati come da una furia devastatrice, cumuli di macerie all’interno e all’esterno, materiali di risulta di quello che doveva essere un incantevole appostamento sul mare.

LA DEVASTAZIONE DI PUNTA PIOPPETO – Siamo a Punta Pioppeto, una delle lingue estreme di Prochyta (dal greco prochyo, da cui terra coricata), l’isola «sputata dal vulcano» in mezzo al mare. La struttura, che nonostante il degrado conserva una flebile memoria della bellezza di un tempo, era la dimora dell’ultimo «fanalista», l’addetto al faro di Procida, un mestiere definitivamente scomparso dall’isola nel golfo di Napoli. Questo (invidiabile?) posto di lavoro, infatti, è stato soppresso dopo il ridimensionamento del personale del settore costiero, cosicché il faro, uno dei più importanti di questo angolo di mare – è un punto di osservazione fondamentale con i fari di Capo Misero e Punta Carena – ora è completamente abbandonato. Giovedì sera però un segnale di speranza per il futuro del faro c’è stato. Aniello Scotto di Santolo, consigliere comunale d’opposizione (Insieme per Procida) ha firmato una mozione per l’acquisizione del bene (ora di proprietà del ministero della Difesa) da parte del Comune.

UN TUFFO OLTRE IL DEGRADO – Il degrado e il pericolo, però, non scoraggiano bagnanti «local» e turisti. Le famiglie, soprattutto di procidani, affrontano i 103 scalini con bambini e retine perché qui l’acqua, di solito (ma sempre di meno purtroppo) è particolarmente limpida e pescosa. I piccoli devono lambire la struttura fatiscente con tanto di inferriate arrugginite per raggiungere i loro compagni di gioco: i granchietti di scoglio con i quali ingaggiano strenui battaglie.

IL FARO SENZA GUARDIANO – Il guardiano del faro? Nessuno. La struttura è completamente abbandonata e rientra tra i beni dello Stato che presto potranno essere venduti ai privati. Il Comune di Procida, in passato, aveva mostrato il suo interesse per un eventuale recupero. Di certo era riuscito ad ottenere una servitù di passaggio per i bagnanti. Non solo. Si era addirittura ipotizzata la costituzione di un Centro Studi Internazionale per la tutela e lo sviluppo delle aree isolane e costiere. Per il momento altro che tutela. Uno degli angoli più seducenti e romiti dell’«Isola di Arturo» è ferito da questo angolo di devastazione, che sembra frutto di un bombardamento ma senza guerra se non quella carsica e devastante del vandalismo.

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