Si sta di lusso nel faro di Chia

Articolo di Giancarlo Ghirra
Fonte: www.unionesarda.it

Non è questo lo spazio né il momento per parlare del conflitto giudiziario fra Alessio Raggio e il Comune di Domus De Maria, con il Tar chiamato a decidere sul diritto dell’imprenditore a realizzare il suo progetto di bed & breakfast di lusso con museo, diving, centro escursioni e fitness. Se ne parlerà ancora nelle cronache, anche perché sul tavolo ci sono ben tre milioni di euro chiesti per danni subiti. Qui si parla della straordinaria bellezza di un faro strappato alla decadenza e diventato una residenza di lusso per chi lo affitta in blocco, essendo sino a oggi negata la possibilità di utilizzarlo come albergo o ristorante.

A chi si avventura sulla strada che da Cala Cipolla, ultima spiaggia di Chia, arriva a Capo Spartivento, si mostra dunque in tutta la sua maestosa bellezza uno dei fari più belli della Sardegna (insieme a Capo Caccia, Punta Scorno, Capo Bellavista e Capo Sandalo): sicuramente il più importante per i naviganti, che continuano anche nell’era dell’elettronica a guardare quel fascio di luce nella punta sudoccidentale dell’Isola, limite orientale del Golfo di Teulada.
Quello di Capo Spartivento è un faro d’altura: l’edificio è alto 19 metri, si articola su due piani affacciati su una scogliera ed è caratterizzato dalle sue pareti di colore rosso che lo inseriscono perfettamente fra le rocce di granito. Da qui lo sguardo spazia fino a Capo Teulada sulla destra, mentre a sinistra si domina Chia con le sue bellissime spiagge. Raggio ha costruito sopra la scogliera una piscina che guarda sulla insenatura sottostante, e ha trasformato le stanze assai spartane in interni sobriamente eleganti, che attirano visitatori da tutto il mondo. «Molti altri sarebbero arrivati – spiega l’imprenditore – se avessi realizzato il progetto di costruire un museo della Marina. Costruire, in realtà, è una parola sbagliata, perché anche qui nel faro non è stato aggiunto un solo metro quadro. Ho soltanto risanato l’esistente, ad esempio con una recinzione tutta in pietra di granito locale, ricorrendo alla bravura degli artigiani e a materiali locali. A chi muove critiche lancio la sfida della compatibilità ambientale: ho messo su un impianto di fitodepurazione e utilizzo energia solare e fotovoltaica».

La Marina militare ha avuto e ha un ruolo nella vicenda, nella quale continua a occuparsi della lanterna che domina la scogliera di Capo Spartivento. «A San Sebastian, lo scorso 24 giugno – dice il padrone di casa, una laurea in Scienze politiche e master alla Luiss e alla Sorbonne di Parigi – il recupero del faro di Chia è stato mostrato dalla Marina italiana come esempio di intervento corretto. E qui ho avuto permessi e via libera da tutte le autorità, tante in verità, salvo il Comune di Domus de Maria».
Tutto comincia nel 1998, quando il demanio convoca una gara a buste chiuse per dare in concessione l’edificio, come succede per tanti beni dello Stato dimessi. Soltanto il 9 gennaio del 2003 viene convocata la gara, alla quale si presentano in quaranta. La base d’asta è 800 euro, Raggio vince pagando un canone mensile di 2.800 euro. «Da allora a oggi ho speso a vuoto 250 mila euro di affitti – precisa – e molte centinaia di migliaia di euro per risanare e ristrutturare il faro, oltre che per arredarlo. Sono in perdita, ma guardo lontano. E spero ancora di realizzare il cuore dell’intervento, un museo a cielo aperto, che coinvolga i quaranta ettari di macchia mediterranea qui intorno».

Un museo originale, si intende, dove a piedi, in bici o a cavallo si possa girare e curiosare fra beni piazzati sotto teche di vetro e cristallo dalla Marina militare, o magari salendo sulla Vespucci alla fonda nell’insenatura qui sotto. «E dopo il tramonto – aggiunge Raggio – sarebbe bello salire su, nell’edificio di Sa Guardia manna trasformato in Osservatorio astronomico a guardare le stelle, con sotto il faro illuminato nella notte buia. Né i progetti si fermano qui, perché al museo si potrebbe affiancare la sede dell’area marina protetta di Chia e sono in cantiere anche possibili festival del cinema, magari su documentari riguardanti il mare».
Chissà se, e quando, Raggio riuscirà a realizzare il suo obiettivo, che comprende anche la possibilità di utilizzare il faro come albergo e ristorante, sempre a basso impatto, visto che i posti letto non possono comunque superare quota dodici. Nell’attesa, il faro di Chia fa parlare di sé in tutto il mondo (il sito Internet è www.farocapispartivento.com), anche grazie a giornali come il New York Times Io Donna , Vogue e Ad.
Costruito nel 1866, il più antico faro della Sardegna conosce una nuova vita, piuttosto dinamica, anche per via di polemiche che sicuramente non mancheranno in futuro.

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