Gaeta 3 novembre 1943: distruzione del faro di S. Caterina

Articolo di Lino Sorabella
Fonte: www.golfotv.info

Ricorrono oggi i 65 anni della demolizione del primo faro della città di Gaeta. Il 3 novembre 1943 le truppe tedesche minarono le strutture dell’antico fanale demolendolo e facendolo rovinare nel mare.

Una brutta pagina della storia gaetana che si inquadra nella sistematica distruzione, da parte delle truppe tedesche, di edifici di ogni genere: abitazioni, fabbriche, uffici pubblici, monumenti, ecc.

Gaeta pagò un ampio tributo, sia in termini di distruzioni edilizie che per la dispersione di tante opere d’arte: dalle foto del dopo guerra vediamo una città devastata, ma sappiamo anche che dal Duomo i nazisti “prelevarono” opere pittoriche tra cui una Madonna attribuita ad Andrea Del Sarto e un Cristo di Sebastiano Conca; stessa sorte toccò a due opere di Giuseppe de Ribera custodite fino al 1943 presso la chiesa della SS. Annunziata.

Ma torniamo al faro di S. Caterina. Dall’iscrizione (oggi perduta ma tramandata) presente sulla porta d’ingresso del faro stesso, ricaviamo che la struttura venne realizzata nel 1255 al di sopra del convento di S. Caterina e che le monache dovevano provvedere alla regolare illuminazione della lanterna. Il faro era ancora attivo nel 1943 e da alcuni documenti, soprattutto cartografici, risulta essere il punto di riferimento per i naviganti fino alla sua demolizione. Nel luglio 1854 in un avviso ai naviganti, emanato dal Ministero e Real Segreteria di Stato de’ Lavori Pubblici del Regno delle Due Sicilie, si fa cenno di alcune migliorie tecniche che entreranno in funzione il 10 agosto dello stesso anno: al semplice fanale, ben più antico, venne sostituito un apparecchio catadriottrico del 4° ordine con fuoco fisso “con bagliori di 3′ in 3′ preceduti e seguiti da eclissi”; la luce era posta ad un’altezza di oltre 72 metri sul livello del mare e secondo il Ministero borbonico poteva scorgersi ad una distanza di ben 18 miglia. Nella stessa occasione si installò anche il faro all’imbocco del porto (dove vi è oggi il faro rosso su Punta dello Stendardo). Da un atlante dei fari (1870 circa) si possono trarre informazioni in merito ai costi di realizzazione del nuovo apparecchio e della manutenzione ordinaria. All’epoca dell’accensione si spesero 6000 ducati per l’adeguamento delle opere murarie e la dipintura di rosso delle pareti esterne, mentre altri 6500 ducati servirono per l’apparecchiatura. Per le spese di illuminazione e manutenzione viene dichiarato un costo orario d’illuminazione di 0,43 ducati mentre il costo totale annuo supera i 1723 ducati, così ripartiti: 900 per il personale, 440 per il combustibile, 183,70 per spese varie e 200 per manutenzione. Sempre dallo stesso documento si ricava la notizia che sul faro veniva affissa una bandiera rossa quale segnalazione di condizioni meteo marine avverse.

L’indicazione “S. Caterina / Lanterna” in una incisione di Matteo Cadorin del 1688

Un olio di Hackert raffigurante il porto di Gaeta in alto a destra il faro (1789)

Una litografia acquerellata di Lebreton della metà del sec. XIX, a sinistra il faro e il fanale di punta dello Stendardo

Carta nautica della rada di Gaeta da un atlante inglese ottocentesco. Sono evidenziati i due fari

Avviso ai Naviganti del 1854

Il faro in una litografia del 1870 ca. (Laudi Steffen)

Foto dell’inizio del secolo XX (collezione Cosmo Buonanno)

Oggi, di tutto questo, restano solo poche foto ingiallite, alcune carte nautiche e qualche documento d’archivio.

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