Luci, voci e volti dal faro

Fonte: www.luciannadefalco.it

“Un’epopea domestica nella quale trovano voce la memoria di un intero paese, i sogni e le fantasie delle generazioni vissute all’ombra del Faro.
Dalle testimonianze raccolte nella videoinstallazione nasce lo spettacolo teatrale “Lucì”, dove, tra cronaca e diceria, si racconta come fu che Lucia Capuano divenne guardiana del Faro di Forio.”

Lo spettacolo racconta la storia della guardiana di un faro, Lucia Capuano, che, rimasta vedova nel novembre del ’37, con sette figli a carico, riesce ad ereditare, in via del tutto eccezionale, il mestiere del marito, Francesco De Falco, fanalista al Faro di Punta Imperatore a Forio d’Ischia.

La vicenda di questa donna, dal carattere indomito e deciso, costituisce la struttura portante di un racconto, nel quale trova voce la memoria di un intero paese: il Faro, con il suo occhio intermittente, cadenza il tempo, ponendosi come poetica frontiera tra la terra e il mare, tra il quotidiano della vicenda umana, stretta negli ingranaggi della storia maiuscola, e l’eccezionalità di un “altrove”, dove, se si ha il coraggio di esprimere un desiderio ad alta voce, si riconosce il flusso magmatico di aspirazioni mai sopite, nel lento avvicendarsi delle generazioni.

L’omaggio al mito del Faro è filtrato dall’uso poetico di un materiale duplice: da una parte, i ricordi di coloro che negli anni vi hanno lavorato, vi hanno abitato, dei pescatori per i quali esso non ha mai smesso di essere il punto di riferimento, memorie queste, che, raccolte in una serie di interviste sono oggetto di una video-installazione parallela alla messinscena dello spettacolo; dall’altra, il riferimento alla ricca tradizione letteraria, dai fuochi che illuminano la notte nei versi mirabili de “L’ Orestea” di Eschilo, alle visioni allucinate del romanzo di Virginia Woolf, “To the Lighthouse”, dove il Faro assurge a metafora del destino stesso dell’uomo.

Lo spettacolo si articola in cinque parti: una sola voce recitante, quella di Lucia, che, nell’ agevole dipanarsi della storia, assume accenti sempre diversi: dal monologo interiore all’orazione vera e propria, con accenti epici e drammatici, fino alla canto di scena, grazie alla presenza di un trio di musicisti, con l’esecuzione dal vivo delle musiche di scena.

Lo sviluppo narrativo della trama è affidato a interventi filmati, dove i vecchi del paese e quanti furono testimoni della vicenda di Lucia, i figli e gli amici, intervengono, commentando o anticipando l’azione.

Sullo sfondo, una banda musicale, che, tra nenie funebri e marcette festanti, amplifica le voci del paese.

Il Faro si trasforma così in palcoscenico per un evento che è un grande viaggio teatrale tra i fari d’Italia.

Ideato da Lucianna De Falco, il progetto, unico nel suo genere, è realizzato grazie all’autorizzazione, concessa dalla Marina Militare Italiana, ad usufruire delle aree relative ai Fari di Punta Imperatore (Forio d’Ischia – Napoli), Genova, Trieste, Capo Ferro (Olbia) e Molfetta (Bari).

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