L’antico fascino dei fari: in Liguria alla scoperta dei “guardiani del mare”

Fonte: www.culturaitalia.it

Una ricognizione tra ambiente e memoria che tocca alcuni dei luoghi più incantevoli della regione

La Torre e il Museo della Lanterna

La Torre della Lanterna è il faro del porto di Genova. Oltre a guidare la navigazione notturna delle navi in entrata e in uscita dal complesso portuale, è anche il simbolo del capoluogo ligure. La costruzione consiste in una torre su due ordini di sezione quadrata con terrazza alla sommità di ciascun ordine; è alta 77 metri e, dal mare alla punta l’altezza complessiva è di 117 metri. La Torre fu edificata su un promontorio a poca distanza da Sampierdarena, circondato da tre lati dal mare e che delimitava a occidente il porto antico di Genova. Con il passare del tempo il promontorio fu chiamato Capo di Faro o di San Benigno, dal nome del convento che vi sorgeva.

La prima torre risale al 1128 ed era caratterizzata da una struttura architettonica formata da tre tronchi merlati. In epoca medievale e rinascimentale, la Lanterna era relativamente lontana dalla città, e solo nel XVII secolo fu inglobata nella cosiddetta Cerchia Seicentesca, la poderosa cinta muraria lunga circa diciannove chilometri eretta attorno alla città, quasi interamente esistente ancora ai nostri giorni. Sulla sua sommità venivano accesi fuochi di legna allo scopo di segnalare le navi in avvicinamento dal porto. Nel 1326 venne installata la prima lanterna alimentata ad olio d’oliva. L’illuminazione avvenne poi per secoli con lampade di metallo o di vetro a stoppino; il passaggio all’elettrificazione moderna fu realizzato nel corso del Novecento. Tra il Trecento e il Seicento la torre fu più volte danneggiata; in seguito al pesante bombardamento subito all’inizio del Cinquecento, la torre venne ricostruita, nel 1543, per assumere il suo aspetto attuale. I danni più recenti furono provocati dall’aviazione alleata durante l’ultima guerra mondiale.

Annesso alla torre sorge il Museo della Lanterna. Dopo una prima opera di riqualificazione del sito terminata nel 2004, nel 2006 è stato completato ad opera della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria il restauro della Porta Nuova della Lanterna, adiacente alle fortificazioni che ospitano i locali museali. Il Museo conserva materiali video di repertorio e d’archivio, filmati di attualità e fotografie olografiche che documentano la trasformazione urbanistica della città di Genova e il suo vissuto cittadino.

Il faro del Tino e l’isola di Palmaria

Le isole di Palmaria, del Tino e del Tinetto costituiscono l’estremo prolungamento a mare del versante occidentale del golfo della Spezia. Oggi disabitate, esse furono luoghi di importanti insediamenti prima preistorici e poi monastici, di cui rimangono testimonianze archeologiche.

Il faro del Tino è situato sulla piccola isola omonima, che fa parte del territorio del Comune di Portovenere; sorge nella sua parte più elevata a un’altezza di 99 metri sopra il livello del mare. Pur avendo subito numerose trasformazioni nel corso del tempo, l’edificio, costruito nel 1839, è un chiaro esempio di costruzione fortificata neoclassica. Il faro illumina e guida le imbarcazioni che navigano nel settore del Mar Ligure confinante con quelli di competenza a nordovest della Lanterna di Genova e a sud del faro di Livorno. Il faro è completamente controllato e gestito dal Comando di Zona Fari della Marina Militare con sede alla Spezia.

Sull’isola del Tino sono presenti i resti dell’antica abbazia di San Venerio (abbandonata nel XV secolo), costruita nell’XI secolo là dove sorgeva una cappella risalente al VII secolo, edificata sul luogo dove fu ritrovato il corpo del santo, nato nella vicina isola di Palmaria. L’accesso all’isola, poiché zona militare, è interdetto al pubblico, salvo il giorno di San Venerio (13 settembre), patrono del golfo della Spezia e dei faristi d’Italia.

Oltre al suo caratteristico paesaggio di interessante valore ambientale, l’isola di Palmaria è conosciuta per le due grotte che si aprono sul suo versante occidentale a scogliera: la grotta Azzurra e la Grotta dei Colombi. La prima è accessibile solo dal mare, mentre la seconda si raggiunge con difficoltà dall’alto. Nella Grotta dei Colombi sono stati rivenuti resti di insediamenti e materiali preistorici, oggi conservati nel Museo Civico Archeologico “Ubaldo Formentoni” della Spezia.

Il faro di Punta di Portofino e Portofino

Il faro di Punta di Portofino è situato a circa 15 minuti a piedi dalla famosa piazza dei Martiri dell’Olivetta di Portofino; è accessibile tramite una stradina pavimentata che finisce sulla punta del promontorio. L’edifico, costruito nel 1870, è una torre quadrata bianca dal tronco piramidale addossata alla scogliera con annesso fabbricato di servizio a due piani; la lanterna si trova a 40 metri sopra il livello del mare.

Ubicato in una profonda insenatura all’estremità sud-orientale del promontorio del Tigullio, Portofino si presenta come un piccolo borgo marinaro da tempo rinomato centro turistico. Alla fine dell’Ottocento, lo scrittore francese Guy de Maupassant, lo descriveva come «un piccolo villaggio che si allarga come un arco di luna attorno a questo calmo bacino…».

Di origini molto remote, legate alla sua ubicazione di approdo sicuro per le imbarcazioni, Portofino, secondo Plinio il Vecchio, fu fondato in epoca romana col nome di Portus Delphini, dovuto, forse, ai numerosi delfini che nuotavano nelle vicine acque del Golfo del Tigullio. Oggi Portofino fa parte del Parco Naturale Regionale di Portofino e ha sviluppato un’area marina protetta.

L’abitato, in particolare la parte adiacente al porto, è caratterizzato da una compatta schiera di antiche case di pescatori di alto pregio ambientale in quanto presentano ancora le originarie decorazioni policrome. Gli altri monumenti di notevole interesse architettonico sono la chiesa di San Martino, edificio in stile romanico lombardo costruito nel XII secolo, la chiesa di San Giorgio, più volte rimaneggiate e ricostruita nel 1950 ma risalente al XII secolo, e l’Oratorio di Nostra Signora dell’Assunta, dalle forme gotiche del Quattrocento con inserimenti cinquecenteschi.

A Portofino e nel Golfo del Tigullio sono state girate negli anni Novanta diverse pellicole cinematografiche italiane e straniere; nel 1995 i registi Michelangelo Antonioni e Wim Wenders scelsero il borgo rivierasco come sfondo del film Al di là delle nuvole.

Il faro di Capo Mele, Andora e Laigueglia

Sulla Riviera ligure di Ponente si erge il faro di Capo Mele, un imponente promontorio roccioso che si protende nel mare e che divide le località di Andora e di Laigueglia. Lungo la salita che porta al capo si possono ammirare un magnifico panorama marinaro e una vecchia cappella forse costruita dai pescatori di corallo in onore della Madonna delle Penne; sulla punta del capo si trova il faro.

La costruzione, edificata nel 1856, conserva pressappoco la sua architettura originale, salvo alcune lievi modifiche effettuate nel corso del Novecento. La torre, di un’altezza di 25 metri, ha una lanterna alta più di tre metri. Il fabbricato retrostante alla torre è alto tre piani; per raggiungere la cima della torre si devono percorrere 74 gradini. Il faro è completamente controllato e gestito dal Comando di Zona Fari della Marina Militare con sede alla Spezia.

Piccola località balneare di origine romana, Laigueglia è rimasta attraverso i secoli un borgo di pescatori dediti alla pesca del corallo; nel porticato dell’oratorio seicentesco della Concezione si possono vedere numerosi ex voto lasciati dai marinai locali. Di notevole interesse è la chiesa parrocchiale di San Matteo, tra le più significative costruzioni barocche del Ponente ligure, eretta tra il 1754 e il 1783 e fiancheggiata da due piccoli campanili gemelli sormontati da cupole di maiolica policroma.

Nelle vicinanze di Andora si ergono, sopra una collinetta, i resti del Castello omonimo, uno dei complessi storico-monumentali medievali più importanti del Ponente ligure. Dell’imponente complesso fortificato, di cui oggi rimangono soltanto ruderi, sono riconoscibili varie fasi di costruzioni, la più antica risalente al XII secolo. Adiacente al castello si trova la piccola chiesa protoromanica di San Nicolò; tutt’intorno sono visibili resti di case medievali. Sulla stessa altura si erge la chiesa romanico-gotica dei Santi Giacomo e Filippo, la cui torre funge da campanile; fu realizzata a imitazione e forse dalle stesse maestranze che costruirono la Cattedrale di Albenga.

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