Fari di Puglia

Fonte: www.pugliadoc.net

ITINERARI – Anche i fari sono simili ai templi del Mediterraneo, e non si può lasciarli solo ai servizi costieri o a quelli della navigazione. Devono aver (finalmente) letto questo passo di Matvejevic’ nel suo “Breviario Mediterraneo” anche al nostro Ministero per aver deciso di salvare in qualche modo questo enorme patrimonio. Un patrimonio importante che la Puglia possiede e che sarà, finalmente, valorizzato. È uno dei modi per salvare luoghi da sogno, attraverso il quale si è giunti a risultati ottimi in alcuni celebri casi. Per compiere un itinerario alla scoperta dei fari del Salento l’ideale è partire da Capo d’Otranto o dall’Isola di Sant’Andrea a Gallipoli. In quest’ultimo caso la battaglia per la salvaguardia, affinché l’isola che illuminava lo Ionio, sulla quale nidifica il gabbiano corso non divenisse una villa privata è stata annosa. Si tratta di uno dei monumenti più belli, con la torre ottocentesca, l’alloggio per la famiglia del farista ed il piccolo orticello con annesso un piccolo stazzo per gli animali. Una vita dura e fiera quella del farista, immerso nell’oscurità per distribuire luce intorno. Oggi, finalmente, la lanterna di Gallipoli risplende nuovamente ed è stato diramato “l’avviso ai naviganti” per questo. È uno dei posti più romantici, con quel fascio che si specchi tra l’isola ed i bastioni gallipolini quello che “dista due salve di cannone” negli antichi portolani. Da qui si può scendere per giungere al faro destinato ad ospitare turisti, quello dell’antica Auxentum. La torre del faro è cinquecentesca, fu eretta al tempo del Vicerè Don Pedro Afan de Ribeira, ma di fronte ad essa ci sono i resti del porto e delle case d’epoca romana. Un vero e proprio tuffo nella storia. Il Faro di Leuca è attivo, per questo motivo è in ottimo stato. Sorge affianco al Santuario di santa Maria de Finibus Terrae e ne sottolinea l’aspetto di estrema frontiera dell’Italia. Infine, all’estrema punta del Salento, si può ammirare il maestoso Faro di Leuca. Sorge a Punta Méliso, l’antico Promontorium Japigium, e si erge bianco e maestoso. È classificato come “faro di atterraggio di I classe (aeromarittimo)”. Fu progettato dall’ing. Achille Rossi ed attivato a petrolio a livello costante, nel 1866, dal Genio Civile. Oggi, dai suoi 102 metri dal livello del mare proietta 3 fasci di luce bianca visibili fino a 25,2 miglia dalla costa. Anche quello di Capo San Vito a Taranto è in buono stato, anzi, qui si è rivissuta una delle bellissime epopee di questi luoghi. Occorre sapere, infatti, che ogni faro aveva una “voce”. Al suo interno un “marconista” della Marina era in contatto radio con le imbarcazioni. Roba di un altro secolo, totalmente superata dai nuovi sistemi, però, proprio a Taranto, l’Associazione Italiana Radioamatori ha fatto rinascere la “voce di Taranto”. L’iniziativa si è svolta per la prima volta nei giorni 25, 26 e 27 giugno 1999 (nominativo speciale IQ7T) ed è stata in forse fino all’ultimo momento a causa della guerra dei Balani che imponeva anche un silenzio radio in alcuni momenti. Tuttavia, il faro ha ripreso a “parlare” grazie ai radio-amatori ed al Comando di Marifari di Taranto ed all’APT della Provincia di Taranto. Il faro in disuso dell’Isola di San Pietro ospita oggi uffici della Marina, fu abbandonato all’epoca della costruzione delle fortificazioni, nel Novecento. Ma basta andare a Brindisi per scoprire il faro che svetta sul Castello Aragonese, in perfetto stato di conservazione, che sarebbe una delle mete più ambite di Puglia se inserito in un discorso di fruizione. Sempre a Brindisi, nell’isolotto Traversa, si può ammirare la torre bianca di Le Pedagne con il faro che sorge al di sopra della casa cilindrica disabitata. Più a Nord si giunge al faro di Bari, sulla Punta S. Cataldo. Per giungere sulla cima della sua torre bisogna salire 380 scalini poiché s’innalza a 66 metri d’altezza. Fu edificato nel 1869, come unità indipendente ed autosufficiente,poiché lontana dalla città. Vi si edificarono gli alloggi, le cisterne per l’acqua ed il forno per il pane. A Molfetta risplende il faro in pietra chiara che poggia su uno zoccolo cilindrico abbellito da un terrazzo con ringhiera che avvolge la lanterna. Fu acceso per la prima volta il 12 gennaio 1857. Risalendo per la lunghissima costa pugliese, che ospita tantissime di queste romantiche lanterne, non si può non fare cenno al faro di Vieste che costruito nella seconda metà dell’800, svetta sullo scoglio di S. Croce. Da qui è facile navigare alla volta dei fari delle Isole Tremiti. Quello dell’isola di S. Domino svetta su Punta del Diavolo. La splendida torre ottagonale che un tempo reggeva la lanterna è dei primi del ‘900. Il faro dell’isola di Capraia è sull’esile penisola di Punta Secca e fu eretto nel 1868. Proprio il faro, invece, permette ai naviganti d’individuare a vista la piccola e bassa isola di Pianosa (la cui altezza massima è di soli 30 metri). Fu edificato nel ’48 e possiede un antico e prezioso pozzo, riserva d’acqua per i pescatori della zona. Navigare sulle tracce di queste sentinelle luminose permette di scoprire nuove visioni di luoghi fantastici, ma anche di posti molto spesso vicini alle grandi città.

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