Fari e segnali marittimi

Brano tratto dal testo della conferenza che il Vice Ammiraglio Pasquale Leonardi Cattolica tenne nel febbraio 1915 al Circolo “Imperium” di Napoli (Biblioteca dell’Università Parthenope di Napoli)

Il sole è appena tramontato e già tutti i fari sono in funzione per risplendere senza interruzione fino all’alba, e questo si ripete ogni notte immancabilmente, con qualunque tempo. La nave corre senza conoscere esattamente la sua posizione, giacché da alcuni giorni non si è vista nessuna terra, né è stato possibile osservare gli astri, a causa delle condizioni atmosferiche. Si ha però la certezza che la costa non deve esser lontana, e che nella notte si avvisterà il faro di atterraggio. Sul ponte di comando, il Comandante, l’ufficiale di rotta e l’ufficiale di guardia, da qualche ora, scrutano le tenebre col binocolo, nella direzione in cui presumono debba scoprirsi il faro, e col desiderio ne affrettano l’apparizione. Ad un tratto la vedetta che è a riva grida “fanale di prora”, e dopo qualche minuto la luce è visibile anche dal ponte di comando e dalla coperta. Dalle sue apparenze luminose, il faro è subito identificato; l’ufficiale di rotta lo rileva alla bussola ad intervalli, e, tenendo conto del camino percorso dalla nave fra le osservazioni, segna sulla carta il punto. Ma la nave è ancor lontana dalla sua meta; altri fari sorgeranno al suo mutevole orizzonte per poi scomparire, fino a che non si avvisterà il faro del porto di destinazione, e poscia i fanali interni del porto stesso, che guideranno la nave al suo posto di ormeggio.
La luce del faro non parla però solo alla mente del marinaio, prevedendolo dei pericoli ai quali va incontro, e fornendogli un punto di riferimento per determinare la posizione della nave; essa talvolta parla anche al cuore. Allorché un bastimento parte per una lunga campagna, e l’ultimo faro del litorale sta perdendosi di vista, il marinaio non riesce ad allontanare lo sguardo da quel punto luminoso, ed al momento in cui questo sparisce, egli prova un stretta al cuore, come se si fosse spezzato il filo che sino a quell’istante lo univa alla patria ed ai suoi cari. E quanto, dopo una lunga assenza, il marinaio rimpatria, la luce del primo faro del proprio litorale gli porge il saluto affettuoso della famiglia e degli amici e gli fa dimenticare le ansie, le privazioni ed i pericoli del viaggio.

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