Il Gargano saluta la sua Vedetta

Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it

Tra il mare e il cielo, la vita nei fari di Puglia
Dopo trentacinque anni di lavoro a Pugnochiuso va in pensione l’unica “farista” d’Italia

Vieste – Maria Rita Di Loreto è l’unica e forse l’ultima donna d’Europa guardiana di un faro.
Dal 2003 è in pensione, dopo anni di onorato servizio alle dipendenze del Ministero della Difesa e un’onorificenza da parte della Presidenza della Repubblica («sono cavaliere del lavoro»).

Ma solo ieri ha dato l’addio a Torre Preposti, faro di Pugnochiuso, con la “riconsegna” ufficiale alla Marina Militare, che le aveva concesso una proroga della guardiania per indisponibilità del nuovo alloggio.
Lì ha vissuto tra alloggio e foresteria (con un gallo, otto galline, sei gatti, e il cane Bobo) dove non esisteva nemmeno un corrimano che difendesse dalle vertigini della scogliera («ho riportato la terra coi secchi e le rose le ho piantate io»).

Fino a quindici anni fa faceva immersioni, e il 15 settembre ne compie 65.
Per tre, era stata assegnata a Manfredonia («Lì non erano pronti. Una donna sul faro? Ma che scherziamo? La maestra d’asilo è l’unico mestiere possibile.» Qui a Vieste invece mi chiamano “la marescialla”).

Insofferente alle banalità, mugugna se le si chiede il perché di una scelta del genere:
«Un signore disse che non è normale vivere in un faro. Me lo dica lui qual è la normalità: vivere in mezzo alla calca? Ma se si è soli pure in mezzo a un battaglione! Ma tutto cominciò… per caso. Mi diplomai ragioniera a Milano e ho lavorato come impiegata. Alle isole Tremiti, dove mi trasferii per aver conosciuto il mio ex-marito, un comandante della zona fari, sbarcato dalla nave cisterna mi riferì che sulla Gazzetta Ufficiale c’era il bando di concorso. Lo vinsi, nel 1976, e dopo quattro mesi di specializzazione a La Spezia, mi chiamarono a Monfalcone».

Gravi incidenti?
«Ogni tanto barche in avaria che sparavano razzi per cui avvisavo la Capitaneria. Poi sotto i miei occhi a Cala della Pergola gli sbarchi dei clandestini negli anni della guerra del Kosovo».

Tranquillità quasi bucolica?
«Eccetto l’incendio del 4 agosto dell’ 88, avvisai il vicino Hotel del Faro che fu subito evacuato, ma con il libeccio le fiamme in un attimo arrivarono a lambire il faro. Eravamo ingabbiati nel fuoco. Ci salvò il mozzo del peschereccio Galilea.
Ci buttammo in acqua ma la garbinata era così forte che non si riusciva a nuotare. Feci la carognata di prendere il salvagente più grosso per mia figlia…»

E incontri inattesi?
«Un uomo in costume tra i rami di un pino che urlava. E io: “E lei che ci fa lì?”. Ma lui imprecava contro Bobo, pastore maremmano di sessanta chili che qualche ramo più sotto non aspettava altro che quel naufrago tornasse giù.
Era un surfista disperso che voleva salvarsi salendo le scalette di cemento che dal mare portano quassù».

E con animali?
«All’albeggiare scendono dalla foresta cinghiali e mufloni. Sul sentiero lasciavo sempre ciotole con acqua. Sono tanti e mangiano continuamente fichi d’india, ma basta battere le mani e vanno via. Oppure fare il verso del lupo».

È un mestiere che consiglierebbe?
«Potrebbe essere un modo per rimanere legati alla famiglia, anche se non è il mio caso. Ma ci vuole carattere».

Ovvero?
«Intelligenza. Bontà d’animo e onestà, perché bisogna farsi rispettare e con gli uomini stare allo scherzo solo nei limiti della decenza. Oggi la donna sul lavoro è osteggiata e rampognata senza ritegno. Ma abbiamo bagnato il naso ai maschietti,non vedo perché se si hanno capacità non si debbano sfruttare».

Un’alternativa, se tornasse indietro?
«Farei l’archeologa. L’Egitto mi ha sempre affascinato. Ho divorato tutta la serie di Ramses. È un mondo che consente di avere molta fantasia. E nella vita a un certo punto se non si ha immaginazione, cosa rimane oltre ai ricordi?»
…la malinconia?
«Certi momenti mi coglievano i rimpianti, ma poi il pensiero della bellezza che c’è intorno: il cielo o il mare in burrasca. Da qui la luna piena fa venir voglia di camminare sull’acqua come San Cristoforo. Ho lo zio prete e la sorella suora e non sono bigotta, ma Qualcuno ci dev’essere a sorreggere questo universo.
È che ogni tanto sonnecchia..».

Quando?
«Quando appiccano gli incendi e fanno violenza alla natura. Io applicherei la legge del taglione. È ovvio che poi si ribella. Guarda cosa ha combinato l’uragano Katrina…»

Molta tv?
«Preferisco leggere. Da ragazza preferivo il Borghese, ora mi accontento di Focus. E Guareschi: Che meraviglia Don Camillo. Ma leggo anche Topolino: Paperino è il mio idolo. E vado matta per Hermann Hesse, Siddharta è un capolavoro».
…Spirito nomade.

E ora dove andrà?
«Torno in Abbruzzo, dove sono nata. Poi dove stenderò i piedi non so. Se il Padre eterno mi accompagna pure in Egitto. Chi lo sa. Oppure torno qui. Su nella foresta di Santa Tecla ho dato indicazioni per il posto della fossa e qualcuno già sa quale sarà il mio albero».

0
Connessione
Attendere...
Messaggio

Il guardiano non è online al momento: lascia un messaggio.

* Nome
* Messaggio
Login now

Need more help? Save time by starting your support request online.

Your name
Describe your issue
Chat online
Feedback

Help us help you better! Feel free to leave us any additional feedback.

How do you rate our support?