Il guardiano del faro

Atto unico di Pino Gargiulo
Fonte: www.ilteatrodellanima.com

PERSONAGI
Totò, il guardiano del faro della Punta San Cristoforo
Giovanni, il figlio di Totò, in mare da molti anni

La scena rappresenta l’interno di un faro. Al centro, verso il fondo, la scala a chiocciola che porta alla sommità del faro e quindi ad una stretta terrazza sopraelevata da cui controllare il mare e su cui campeggia la grande lampada del faro.

Nel resto della stanza, piuttosto disordinata, un tavolo ingombro di fogli e documenti, due sedie, uno scaffale con cartine topografiche arrotolate, qualche libro e delle grandi radici scure, con le quali il guardiano del faro passa il tempo, intagliandole, scolpendole, dipingendole, a formare delle sculture, dei paesi di mare, degli agglomerati di case e porticcioli, dei piccoli presepi di mare o di montagna.

Di lato un fornello a gas con una pentola e una caffettiera. Una piccola dispensa con tazzine, bicchieri, piatti, posate, ecc.

Da una parte, appoggiata al muro, una vecchia chitarra.

Alle pareti una vecchia rete da pesca, un grande quadro raffigurante una marina, una cartina delle maree e dei venti.

Totò, il guardiano del faro, è un uomo di quasi cinquant’anni. Robusto, anzi, decisamente ingrassato negli ultimi anni… si intuisce, dalla corporatura appesantita ma forte e muscolosa, il passato atletico da marinaio e un fisico ancora prestante. Il volto è ancora giovanile, per quanto segnato dalle rughe e i capelli corti siano brizzolati.

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La scena è in penombra.

Il suono forte e intermittente della sirena di una nave da carico.
MUSICA

Entra correndo Totò. E’ in pigiama e a piedi nudi. Ha in mano un binocolo. Forte suono di sirena.

Totò: Arrivo! Arrivo! (corre verso la scala a chiocciola e sale velocemente) Un po’ di pazienza!

Appena giunto alla terrazza accende il faro e lo punta verso il mare (la platea), quindi si mette a scrutare l’orizzonte con il binocolo.

Totò: (grida come per farsi sentire dal comandante della nave in mare) Le hai guardate le carte nautiche? Sei troppo vicino agli scogli! Vai ad arenarti, pezzo di imbecille!

(Aziona, girando una specie di manovella, una sirena dal suono stridulo).

Allarga a babordo! A babordo! (prende il faro e lo punta alla sua sinistra – Guarda ancora con il binocolo) Vira a Babordo… segui la luce, maledizione! Ah! Finalmente l’hai capita… Alla via così, adesso! (tra sé) L’hai scampata bella! Sai quante navi si sono schiantate contro la punta di San Cristoforo? (pausa) Tante… e con marinai esperti… Gli scogli di San Cristoforo sono infidi e reclamano vite di marinai (scende dalla terrazza del faro, cammina come un automa) Tanti hanno lasciato le ossa in fondo a quello specchio di mare… tanti e… giovani… marinai…

Va al fornello e si prepara il caffè.

Totò: E’ quasi l’alba… (si scurisce in volto e resta assorto guardando avanti a sé).
Entra Giovanni, è un ragazzino di dodici anni… la sua figura è però un po’ sbiadita, come provenire dal passato.

Giovanni: Papà…

Totò: Giovannino… è presto, che ci fai già in piedi?

Giovanni: Quando potrò imbarcarmi anch’io?

Totò: Non preoccuparti… presto prenderai il mare anche tu. E’ normale. Siamo marinai. Il nonno era capitano di lungo corso, e il bisnonno nientemeno che ammiraglio della flotta reale.

Giovanni: (infastidito) Lo so… me l’hai già detto tante volte…

Totò: (duro) Non rispondermi in questo modo! Non fare l’impertinente e il saputello… Se vuoi andare in mare devi imparare a stare zitto! Ad ascoltare! Devi apprendere la disciplina!

Giovanni: (allegro e sbarazzino) Mi prepari il latte, papà? (esce velocemente).

Totò: Adesso lo faccio, sì. Intanto metti in tavola le… (si volta e non vede più il figlio)… scodelle… (guarda il luogo in cui era Giovanni, poi guarda il tavolo, quindi, lentamente, torna a preparare il suo caffè) Te la ricordi la nostra canzone, Giovannino? (prende la vecchia chitarra, un po’ scordata, e si mette a canticchiare)

Quando prende a soffiare il maestrale bisogna stare attenti/
quando la marea scende o sale/ Non ti devi avvicinare/
Non è possibile accostare/ Non è possibile attraccare/
E’ la nostra condanna: si deve stare in mare.

Un lungo silenzio durante il quale Totò resta immobile a guardare davanti a sé. Quindi si alza e siversa il caffè nella tazza, andando a sedersi al tavolo, con lo sguardo perso nel vuoto, a ricordare. Entra Giovanni, è più grande di qualche anno. Si avvicina al padre.

Giovanni: E a me un po’ di caffè?

Totò: Ti sei alzato, finalmente? Il sole è già sorto da tempo…

Giovanni: (prende una tazza e si versa il caffè) La tua mania dell’alzarsi presto al mattino! Devo andare a scuola tra tre ore!

Totò: I marinai si alzano presto! Non se ne stanno a letto a ciondolare tutta la mattina!

Giovanni: Ma se sono le cinque!

Totò: Ti ho detto di non rispondermi in questo modo! Sono stufo del tuo comportamento ribelle!

Giovanni: (risentito) Io sono stufo di te! Sei un dittatore! Credi di essere il comandante di una nave in mezzo al mare?

Totò: Smettila!

Giovanni: Non sei su una nave! Non sei capace di comandarne una!

Totò: (sempre più arrabbiato) Ti ho detto di smetterla! Non hai nulla da studiare prima di andare a scuola?

Giovanni: (gridando) Io studio! Studio tutti i giorni… e diventerò un capitano di lungo corso… come il nonno… non sei contento?

Totò: (grida più forte) No! Stai solo facendo il tuo dovere! Ciò che ti serve per prendere il mare! Se non vuoi essere un fallito, nella vita, devi studiare e ubbidire a tuo padre!

Giovanni: Mentre tu… non lo prendi più il mare… sei solo il guardiano di uno stupido faro!

Totò si avvicina al figlio e gli dà uno schiaffo (Giovanni esce velocemente). Totò guarda la sua mano e poi, davanti a sé, il figlio che, ormai, non c’è più.

Totò: (non più arrabbiato, quasi remissivo) Da quando tua madre ci ha lasciati… sono io che devo pensare alla tua educazione… per questo sono duro… Non te l’ho mai detto, ma quello schiaffo… mi fa male (tocca il palmo della mano destra)… ancora adesso.

MUSICA – Si sentono il rumore del mare e il grido dei gabbiani.
Totò prende una camicia bianca e la indossa lentamente, quindi si mette una cravatta nera e se l’annoda al collo. Quindi sale sulla terrazza del faro, dopo aver preso il binocolo, a scrutare il mare.

Entra Giovanni. E’ ormai un giovanotto di vent’anni, alto e forte. Anche lui è in giacca e cravatta blu, la divisa da capitano di lungo corso. Ha in mano una cravatta blu.

Giovanni: Papà! Sei pronto? E’ ora di andare!

Totò: (emozionato) Un momento! Un momento!

Giovanni: Dài, papà. Va tutto bene. E’ già giorno pieno.

Totò: (scendendo dalla terrazza del faro) Sai quante navi si sono incagliate e poi affondate su San Cristoforo… anche di giorno?
Giovanni: Lo so… lo so… Ma non sarà proprio oggi. No?

Totò: (guarda Giovanni con orgoglio. Lo prende per le spalle) Oggi è il grande giorno.

Giovanni: Papà… fammi il nodo della cravatta, per favore… non sono capace.

Totò: (mentre annoda la cravatta al collo al figlio) Dovrai imparare a fartelo da solo! Non è poi così difficile… (lo guarda con orgoglio) Sono fiero di te. Tra poche ore sarai capitano di lungo corso!

Giovanni: Se non ci sbrighiamo, sarò un capitano… in ritardo.

Totò: Ora andiamo… va bene… Ma lasciati guardare. Quanti sacrifici ho fatto per vederti così, oggi?

Giovanni (a disagio) Papà… non ricominciare…

Totò: Ma insomma, sei sempre ribelle? Non voglio arrabbiarmi, però… non oggi… Lasciati abbracciare capitano! (si abbracciano con affetto – Giovanni esce, lasciando il padre ancora stretto in un abbraccio con il passato. Totò si distoglie… e, come sognando, continua il suo ricordo ad alta voce, sempre rivolgendosi a Giovanni)… Questo è il giorno più bello della mia vita, figlio mio… è un giorno importante. Solo quando mi sono sposato con tua madre merita un ricordo lieto quanto questo… Lei era bella come te in questo momento. Vestita di bianco… Laggiù, nella chiesetta della punta San Cristoforo… a strapiombo su quello specchio di mare bastardo… La mamma ci andava spesso, a portare i fiori alla madonna, ti ricordi, eh? Ti ricordi? E quella maledetta statua della vergine del mare… in bilico sul promontorio… a trecento metri di altezza sulla scogliera. Glielo avevo detto decine di volte, di stare attenta, che lì era scivoloso e che i fiori avrebbe potuto portarli in chiesa… era più sicuro. Ma lei niente… era testarda. Tu hai senz’altro preso da tua madre. Si ostinava a mettere quei dannati fiori sul seno della protettrice dei naviganti… arrampicandosi sulle pietre che facevano da piedistallo alla grande statua. (MUSICA) Quel giorno, mentre tu dormivi ancora… avevi otto anni, scrutavo il mare, come al solito (come se fosse sulla terrazza del faro). Ad un certo punto il binocolo si spostò come incantato, sulla statua della Vergine… e vidi lei, Teresa… con i fiori in mano, arrampicarsi sui massi… “Stai attenta! E’ scivoloso!”… gridai più forte che potevo. Si era alzato un forte vento, proveniente dal mare… porta nubi e tempesta! “Teresa! Non salire! Non salire! E’ pericoloso! Puoi sci… No!” (Totò segue con lo sguardo la caduta della moglie in mare – la musica si interrompe – SILENZIO assoluto).
E’ sepolta, anche lei, a quindici o venti metri sotto il mare… trattenuta da chissà quali mani invisibili… in compagnia di decine di marinai incauti, inesperti o… sfortunati…
Si volta verso il luogo in cui ha abbracciato Giovanni, quindi si toglie la cravatta e la giacca e le butta per terra, quindi si siede e sorseggia il caffè. Entra Giovanni. Indossa un pesante maglione con il collo alto e un cappellino di lana.

Giovanni: Oggi tocca a me il turno di notte… Vai pure a dormire… (prende il binocolo e sale sulla terrazza del faro). Cosa c’è che non va? (guarda con il binocolo il mare)… (quasi rimproverandolo) Pensi sempre a mamma?

Totò: Pensa al tuo lavoro… non a me.

Giovanni: Devi smetterla di torturarti nel ricordo… non puoi farci niente.

Totò: Lasciami stare, ti ho detto! Sono fatti miei.

Giovanni: (accende la luce del faro e la punta verso il mare, scrutando) Sei sempre triste o arrabbiato… Si può sapere quando la finirai?

Totò: Adesso basta! Non crederai che il fatto di essere capitano ti dia la possibilità di insultarmi? Sono sempre tuo padre!
Giovanni: (scendendo dalla terrazza) In mare è tutto calmo… Perché non vai a dormire?

Totò: (gridando) Non ho sonno! Smettila di fare il cretino!

Giovanni: (irritato) Non sono io che faccio il cretino!

Totò: (si avvicina al figlio, minaccioso) E allora sono io il cretino, eh? Sono io?

Giovanni: (calmo e affettuoso) No, papà… Non sei tu il cretino… sono io che non ti capisco…

Totò: (più calmo) Tra qualche settimana… ti imbarcherai…?

Giovanni: Ne abbiamo già parlato…

Totò: E io voglio riparlarne! Ti dispiace?

Giovanni: E’ sempre stato il mio sogno… e anche il tuo! Adesso che si realizza vuoi impedirmelo?

Totò: Qui c’è molto lavoro… si vive dignitosamente anche lavorando al faro.

Giovanni: Ma io voglio andare in mare… l’ho sempre voluto… da quando mi portavi in barca a vela, te lo ricordi?

FLASH-BACK: Giovannino e il padre si trovano sulla barca a vela, accovacciati, e mimano tutte le manovre della navigazione: tirano funi, spostano il peso del corpo da una parte all’altra della barca, abbassano la testa per lo spostamento del boma…

Totò: (gridando) Forza Giovannino, issa la vela… tira la fune, con decisione!

Giovannino: Sì papà…

Totò: Attento… attento a non cadere in acqua! Tieniti forte… vai più a prua!

Giovannino: E’ bellissimo! E’ bellissimo!

Totò: Bilancia con il corpo la forza del vento… così…attento a non cadere… Guarda! Guarda la punta San Cristoforo!
Giovannino: Papà… Guarda che mare… guarda il mare!
Totò: Guarda di fronte a te… hai visto come andiamo veloci? Ti piace Giovannino? Sei contento? Sei contento… Giovannino…?

FINE DEL FLASH-BACK – I due si rialzano e prendono le medesime posizioni.

Giovanni: Avevo cinque o sei anni… Ero come ipnotizzato. Mi sembrava che il mare fosse una parte di me… anzi, no: io ero una parte di quell’immensa, profonda e misteriosa distesa d’acqua azzurra e verde. Ed anche dopo la morte della mamma, quando tu non hai più messo neanche un remo in acqua… io ci sono sempre andato… di nascosto… con gli amici e anche da solo… Io devo prendere il mare, papà. E’ il mio lavoro… e la mia vita.

Totò: (rassegnato) Il mare è pericoloso.

Giovanni: Mi imbarco su una nave grande, moderna, con tutti gli strumenti più sofisticati. Non si naviga più guardando le stelle, papà… e nemmeno guardando le luci dei fari. Ci sono i radar, i sonar, gli scandagli elettronici per verificare la profondità e la presenza di scogli o di secche, ci sono le radio e motori potenti… Non preoccuparti… E’ il mio primo viaggio da aiuto comandante, starò via solo tre mesi. (esce velocemente di scena)

Totò: (parlando ancora con Giovanni, amaro) Il mare è un padre grande… , ma spesso ingiusto e folle… un po’ come me. Lo so che mi credevi pazzo… o almeno, pazzo di sofferenza e di egoismo… e forse avevi ragione. Non mi piaceva arrabbiarmi con te, ma non riuscivo a trattenermi… Come il mare all’improvviso, senza alcun avvertimento, si ingrossa ed è capace di distruggere navi e di prendersi vite umane in pochi minuti… io mi infurio con te. Perché ti voglio bene. Perché sei l’unica mia ragione… di vita… insieme a questo mare bellissimo e bastardo.

MUSICA – La sirena intermittente di una grande nave. Vociare di gente che si saluta.

Totò si muove sul proscenio, come se avesse di fronte a sé una grande nave. Guarda verso l’alto, cercando il figlio.

Voce di Giovanni : Papà, papà… Sono qui! (Totò lo vede, si ferma , fa un cenno con la mano) Non preoccuparti, papà, baderò a me stesso. Piuttosto tu, sta’ attento.

Suono forte e prolungato di sirena.
Dai movimenti di Totò si deve comprendere che la nave sta salpando.

Voce di Giovanni: Ciao papà… coraggio! Ci vediamo presto!

Totò muove lentamente la mano per salutare il figlio e guarda la nave che sparisce lentamente all’orizzonte… il braccio è ormai teso, la mano allargata, dando la sensazione che Totò voglia fermare il figlio anziché salutarlo oppure avvertirlo di un terribile presagio.
All’improvviso Totò chiude la mano come per prendere una mosca.

Totò: (guardandosi la mano) Che razza di mosche appiccicose ci sono questa estate! (continua a muovere le mani e le braccia per scacciare le mosche) Roba da non credere! Sono affamate come zanzare. Probabilmente cambia il tempo. (si toglie la camicia, restando in canottiera) E che caldo afoso… (si asciuga il sudore e allontana le mosche) C’è un’aria pesante… terribile… (prende il binocolo e sale sulla terrazza del faro e scruta il cielo e il mare. Forte rumore di vento e di tuoni lontani). Si prospetta una tempesta (preoccupato) maledizione proprio oggi! Tra due ore attracca la nave di mio figlio… e il mare si ingrossa… (scruta il mare con il binocolo) Dovrei già scorgerla all’orizzonte… (Forti tuoni e forte rumore di vento). Questa volta è proprio tempesta… Nessuna nave potrà mai attraccare in queste condizioni. Troppo pericoloso. E la punta di San Cristoforo non perdona… (scende dalla terrazza del faro). Anche per oggi, niente… Giovanni… sei partito cinque anni fa… per il primo viaggio da ufficiale… una crociera di tre mesi… solo tre mesi… (si siede e prende alcune delle radici scolpite, raffiguranti paesi e città).

Voce di Giovanni: Ciao papà… coraggio! Ci vediamo presto!

Totò: Dove sarai adesso Giovannino? In mare o sulla terraferma, in chissà quale nazione del mondo… Era il mio sogno navigare… io non l’ho mai fatto… lo fai tu per me… Giovannino…

Voce di Giovanni: Ciao papà… coraggio! Ci vediamo presto! Ci vediamo presto! Ci vediamo presto!

Totò: Io ti ho voluto bene… Giovannino… Lo so, lo so… ho sbagliato tante volte… Ma quale padre non commette errori? … Non ti ho mai compreso… ma dopo la scomparsa di tua madre… ero io che dovevo pensare a tutto… anche alla tua educazione… E non è stato facile, sai? (scaccia le mosche muovendo freneticamente le mani) Come sono appiccicose questa estate! Tutta questa umidità e questo caldo non sono normali… forse dove sei adesso, Giovannino, fa freddo… o forse stai arrivando e domani attraccherai alla punta San Cristoforo! Sì, me lo sento, domani arriverai con la tua bella, grande e moderna nave… che non ha bisogno della luce del faro… non avrai bisogno… di tuo padre… Giovanni… per attraccare in quello specchio di mare bastardo… Domani tornerai… vero Giovannino? Te la ricordi la nostra canzone, Giovannino? (prende la chitarra, si siede e canta sommessamente, asciugandosi di tanto in tanto il sudore):

Quando prende a soffiare il maestrale/ bisogna stare attenti/
Quando la marea scende o sale/ Non ti devi avvicinare/
Non è possibile accostare/ Non è possibile attraccare/
E’ la nostra condanna: si deve stare in mare.
E’ la nostra condanna si deve stare in mare.

La luce cala lentamente, fino a lasciare la scena nel buio quasi completo.

Si accende la luce del faro che illumina l’orizzonte, mentre Totò continua a cantare sommessamente l’ultima riga dellacanzone.

Il faro acceso illumina dall’alto Totò seduto, con la chitarra in mano.

Il forte suono prolungato di una sirena di una nave da carico.

FINE

Nota SIAE
Questo testo è tutelato alla SIAE sez. DOR.

L’utilizzo di questo testo, per rappresentazioni teatrali, riduzioni o rielaborazioni, trasposizioni cinematografiche, ecc. è soggetto al permesso dell’autore alle regolari autorizzazioni SIAE,  come da normativa in vigore.

Pino Gargiulo
8 e 9 dicembre 2001
Cod. SIAE 68335

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