Il guardiano del faro

Autore: Marco Marroni
Dati: 48 p.
Anno: 2007
Editore: Il Filo
Collana: Nuove voci

Nel componimento Il guardiano del faro, che dà il nome a questa silloge, Marco Marroni indica il luogo metaforico in cui il racconto si ambienta: in profondità, “sotto il faro”, scrive. La sua poesia difatti scava, cercando significati nascosti sotto la sabbia o nei pugni chiusi, percorrendo salite e discese repentine, fatte di ghiaccio, acqua, luce; egli cerca di scalfire l’esteriorità degli eventi, trattenendo solo il nucleo, l’essenza di quei fatti. Anzitutto colpisce il linguaggio, scevro da formalismi e retorica, in cui il tema portante è spesso l’attesa, il vuoto, la non-presenza, che si traducono poi in un’esperienza indimenticabile per l’Io lirico, in un viaggio avventuroso nelle viscere dei propri desideri, nel tempo ormai trascorso, come in quello che deve ancora venire. La presenza e l’assenza sono, in quest’opera, raffigurate simbolicamente dalla luce e dal buio, ossia da due condizioni distinte e indistinguibili allo stesso tempo, poiché il limite che le separa è fragile, temporaneo e manipolabile. La scelta di questi due simboli, dunque, lascia intendere che nulla è definitivo, e che talvolta basta un gesto per cambiare direzione, per illuminare i propri orizzonti.

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